17 settembre 2009

La sofisticata arte dei tuffatori: come si "ruba" un rigore

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Gli attimi prima del tuffo di Eduardo in area durante Arsenal-Celtic: squalificato poi da Platini per 2 turni

Ai cascatori in area di rigore due studiosi inglesi dell'Università di Portsmouth, Paul Morris e David Lewis, hanno addirittura dedicato uno studio. I famosi casi di Eduardo, Adriano, Zalayeta, Zambrotta. Quando "volare" è un arte

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Fingere con arte ciò che non è. O meglio simulare, l'arte dei tuffatori. Parliamo di calcio e dei cascatori in area di rigore. Cui due studiosi inglesi dell'Università di Portsmouth, Paul Morris e David Lewis, hanno addirittura dedicato uno studio scientifico.

L'ultimo: Eduardo, preliminari di Champions, Arsenal-Celtic: il classico carpiato a evitare il portiere in uscita. Niente di nuovo e ci sono anche precedenti importanti. Tipo Adriano in un Inter-Roma che valeva uno scudetto, o Zalayeta, con l'attenuante della spinta del difensore, in un Napoli-Juve. Zambrotta in un Juventus-Bologna si portò a casa addirittura il superpremio. Paparesta gli regala un rigorino inesistente. A fine gara arriva l'ammissione. Perdonato e fortunato.

Non come Iliev, il primo squalificato con la prova tv per un ruzzolone in Messina-Ascoli. Roba da riderci su. O come Drogba ai mondiali tedeschi. Potenza e spinta. E in Scozia c'è il mito di Gilardino, tuffatore latino. Coefficiente di difficoltà altino, anzi altissimo, perchè buttarsi davanti a una schiera di Bravehearts non ha prezzo. Tutto il resto sono i vecchi miti. Chiarugi, il primo Inzaghi e Lulù Oliveira. Pionieri. Ora è un'altra epoca. C'è anche chi ha inventato la simulazione nei videogiochi. Combinazione di tasti e ci si inganna anche tra amici. Volare nel verde dipinto di verde è un arte.

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