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17 dicembre 2009

Zola contro Ancelotti, la sfida inglese voluta dal destino

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Gianfranco Zola e Carlo Ancelotti: domenica saranno di fronte per la prima volta in Premier League

Domenica sera al Boleyn Ground c'è West Ham-Chelsea, la prima sfida tra tecnici italiani in Premier League. Un testacoda da "Sliding doors" che, se non fosse stato per un rifiuto di 13 anni fa, complice Fabio Capello, forse non si sarebbe mai giocato

di Lorenzo Longhi
da Londra 

Non fosse stato per quel rifiuto di tredici anni fa, domenica sera forse al Boleyn Ground non si giocherebbe la prima sfida tra tecnici italiani in Premier League. Invece, West Ham contro Chelsea significa Gianfranco Zola contro Carlo Ancelotti, e il rifiuto di cui sopra - il big bang da cui tutto inizia - lo si deve ad un altro grande italiano attualmente in Inghilterra: Fabio Capello.

Rewind. Tarda primavera 1996: Fabio Capello ha appena chiuso, con la vittoria del quindicesimo scudetto, il suo glorioso ciclo al Milan e ha già annunciato l’intenzione, dopo tanti anni, di cominciare un’altra avventura. Su di lui c’è il Parma di Calisto Tanzi, alla ricerca di un tecnico di prestigio dopo la fine dell’era Scala. L’offerta economica è imponente, per la stampa Capello è già virtualmente gialloblù. Tutto pronto, mancava solo il sì. Un sì che non arrivò mai, perché in realtà per l’ex tecnico rossonero si stava muovendo, a fari spenti, il Real Madrid di Lorenzo Sanz, un altro nome che in Emilia dovrebbero ricordare bene. Fra Madrid e Parma la distanza è siderale, calcisticamente parlando, e così, naturalmente, Capello declina le offerte del presidente Pedraneschi e diventa Don Fabio. E il Parma finisce per offrire la panchina a Carlo Ancelotti, che allora aveva appena portato in serie A la Reggiana. Era il suo primo incarico nella massima divisione.

Ancelotti, a quel tempo, era un fondamentalista del 4-4-2. Sacchiano, dogmatico: non avrai altro schema di gioco all’infuori di me, o qualcosa del genere. Il Parma, in quella stessa estate, aveva ingaggiato Enrico Chiesa e un promettente argentino, Hernan Crespo. Ma, in rosa, aveva soprattutto Gianfranco Zola. Uomo immagine a tal punto che sui biglietti della finale di Coppa Italia 1995, contro la Juventus, era impressa l’immagine di un solo giocatore: lui. «Crespo, Chiesa e Zola per me possono giocare assieme», disse Ancelotti il giorno della presentazione. Lo pensava, in effetti, ma la sua idea era quella di schierare Crespo e Chiesa in attacco e Zola sulla fascia sinistra di centrocampo. Un po’ come Sacchi con Signori a Usa ’94, dove non a caso Carletto era vice.

Dopo il rifiuto di Capello al Parma, ecco l'ostracismo tattico di Ancelotti. Per quel genio di Zola il periodo di gloria gialloblù finisce e si apre una fase di panchine o prestazioni fuori ruolo. A novembre, il punto di non ritorno. «Se Gianfranco vuole giocare, deve adattarsi al ruolo di centrocampista esterno», afferma Ancelotti, e Zola di rimando: «Il mio tempo a Parma è finito, è inutile restare a dispetto dei santi».

Zola in vendita. Colin Hutchinson, chief executive di un Chelsea ancora lontano dall’era Abramovich, volò in Italia e si portò Zola in Inghilterra per circa 10 miliardi di lire. Il resto è noto: Zola si innamorò di Londra e della Premier, il calcio inglese si innamorò di quello che divenne “Magic Box”, il sardo rimase in Blues regalando delizie calcistiche per sette anni, lui che in Inghilterra era arrivato a trenta. Lui non dimenticherà mai Londra, Londra non si dimenticherà mai di lui, ed ecco che nel 2008 arriva la panchina del West Ham. E Zola, londinese ad honorem o quasi, accetta con piacere.

Sliding doors: domenica sera, Zola e Ancelotti - alla guida del Chelsea di cui Gianfranco è stato una leggenda - si affronteranno per la prima volta, in un testacoda che, non fosse stato per quanto accadde 13 anni fa (poi recentemente rimpianto da Ancelotti), forse non si sarebbe mai giocato. E chissà che il terzo incomodo, Fabio Capello, l’uomo del big bang, non vi assista dalla tribuna.

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