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08 gennaio 2010

Coppa d'Africa, da mezzo secolo è anche la nostra Storia

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Jabulani, il pallone che verrà utilizzato per i Mondiali in Sudafrica nel mese di giugno

Ci siamo: dal 10 al 31 gennaio in Angola il via alla grande kermesse. Ricordando quanto siano decisivi gli africani, in Champions e nei campionati europei. GUARDA L'ALBUM DEI MONDIALI

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di Christian Giordano

La storia della Coppa d'Africa è, da mezzo secolo, quella del calcio africano. E, per certi versi, quella dell'Africa come la conosciamo noi. Noi intesi come europei occidentali: inglesi e francesi su tutti, ma anche portoghesi e italiani, belgi, olandesi e tedeschi. Che nel colonizzare il Continente (non solo) Nero si portavano dietro, e dentro, la passione per quel nuovo gioco chiamato come l'attrezzo necessario per giocarlo: football.

Per esempio, l'origine del calcio nello Zambia risale all'esploratore scozzese David Livingstone. si racconta che quando il missionario arrivò, portò con sé tre cose: la Bibbia, il suo kit medico e un pallone. Per noi italiani, nel calcio, Zambia significa lo storico 0-4 alle Olimpiadi di Seul '88: tripletta di Kalusha Bwalya, con Johnson Bwalya e Charles Musonda, uno dei tre nazionali a salvarsi dalla sciagura aerea del '93 perché, giocando all'estero, avrebbero dovuto raggiungere i compagni in Senegal con un altro volo.

Quel calcio del "futuro che non arriva mai" che stregò anche Arrigo Sacchi per noi è sempre stato un osso duro: dal discusso 1-1 col Camerun a Spagna 82 - primo gol di una africana ai Mondiali - alla scorsa Confederations Cup, all'1-0 dell'Egitto agli azzurri di Lippi nelle prove generali di Sudafrica 2010. La prima Coppa del mondo nel Continente. Un torneo di massimo livello anche per le africane: tranne Tunisia e Egitto al prossimo Mondiale ci saranno tutte le vincitrici delle 16 edizioni della Coppa d'Africa giocate negli ultimi 30 anni.

La Tunisia si è suicidata perdendo 1-0 a Maputo col Mozambico. E l'Egitto, bicampione uscente, ha perso lo spareggio di Karthoum, nel Sudan, contro l'Algeria. Una sconfitta sfociata nell'incidente diplomatico, con disordini nelle strade e rappresaglie economiche. Proprio l'Egitto è la nazionale che ha vinto più Coppe d'Africa, ben 6, contro le 4 di Ghana e Camerun, le altre grandi storiche del continente.

Nella kermesse del 2010, in programma in Angola dal 10 al 31 gennaio, saranno 7 le nazionali che poi, a giugno, andranno in Sudafrica: oltre al Sudafrica padrone di casa, il Ghana di Essien e Muntari, ma anche di Appiah e Asamoah, la Nigeria di Martins, la Costa d'Avorio di Drogba e Kalou, il Camerun di Eto'o. Tutte squadre con almeno una grande stella di livello internazionale che milita nei più importanti campionati d'Europa. Serie A, Premier League inglese e scozzese, Liga e Bundesliga, per non parlare della Ligue1, una sorta di seconda patria per generazioni di calciatori africani.

Ogni due anni, non c'è campionato di vertice, in Europa, condizionato - per un mese o quasi - dall'assenza dei convocati per la Coppa d'Africa. Assenze così importanti che nel 1996, su pressione dei grandi club europei, hanno convinto la CAf - la Uefa africana - ad anticipare da marzo a gennaio la fase finale della manifestazione. Questo, ovviamente, per non privare le società delle loro stelle in primavera, quando si decidono i campionati e la corsa alla Champions League.

E quanto siano decisivi gli africani, in Champions, lo dimostra la storia recente della finale. Nel 1984 Grobelaar, portiere folle dello Zimbabwe, anticipò di 20 anni la "Dudek Dance" ipnotizzando i romanisti Conti e Graziani, che ai rigori consegnarono al Liverpool il trofeo in un Olimpico in lacrime. Nel 1987, fu decisivo il "Tacco di Allah, l'algerino Madjer, che segnò così il pareggio col Bayern Monaco e poi, due minuti dopo, servì a Juary il pallone del definitivo 2-1. A Monaco 93, contro il Milan, fu Basile Boli, franco-ivoriano di Abidjan, a fare del Marsiglia il primo club di Francia a vincere quel trofeo inventato dai francesi. Il Milan però si rifarà l'anno dopo, schiantando 4-0 il Barcellona del presuntuoso Cruijff grazie anche a un altro francese naturalizzato, Marcel Desailly, ghanese di Accra. Eto'o, nel Barcellona, ha fatto addirittura meglio: segnando nelle vittorie del 2006 e del 2009.

Ecco perché, a gennaio, per sostituire Eto'o, Mourinho ha chiesto e ottenuto Pandev. Mentre può ringraziare Rajevacqui che non ha convocato Muntari, infortunato come il maliano Sissoko della Juventus. Come Mou, tanti suoi colleghi, in Coppa d'Africa, tifano "contro" le proprie stelle, per riaverle prima possibile. Vale per Ancelotti al Chelsea con Essien-Kalou e Drogba; per Wenger all'Arsenal con l'ivoriano Eboué e il camerunese Song . Per Mancini al Manchester City e Guardiola al Barcellona con i fratelli ivoriani Kolo e Yaya Touré. Per Veh al Wolfsburg col nigeriano Martins. Per Leonardo al Milan e De Biasi all'Udinese con i ghanesi Adiyiah e Asamoah, per Ballardini alla Lazio e Malesani al Siena con gli algerini Meghni e Ghezzal.

E si potrebbe continuare. Perché la storia della Coppa d'Africa coincide sempre più con quella nel calcio europeo. E forse, già da Sudafrica 2010, con quella del calcio mondiale.

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