09 gennaio 2010

Viaggio nello Sport sporcato da violenza & politica

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Una folla inferocita di egiziani assalta l'ambasciata algerina al Cairo: il bilancio finale sarà di almeno 35 feriti (foto ap)

Il 2010 è un anno olimpico, allora conviene ricordare la lunga catena di lutti e dolori legati ai Giochi del passato. Perché lo Sport non è un mondo che gode di franchigie pacifiste. Tensioni, vendette e interferenze da Berlino '36 ai fattacci del Togo

L'AGGUATO AL TOGO: LA FOTOGALLERY

di PAOLO PAGANI

Siamo entrati in un anno olimpico, e allora conviene ricordare. Lo Sport non è un mondo che gode di franchigie pacifiste. Contrariamente alle speranze di quell’idealista del barone De Coubertin, le Olimpiadi non hanno mai impedito le guerre, anzi: i Giochi furono interrotti a causa dello scoppio della Prima e poi della Seconda guerra mondiale.

Ma la politica interferì sullo svolgimento delle Olimpiadi anche in altre lugubri occasioni. Le Olimpiadi estive del 1936 a Berlino furono utilizzate come strumento di propaganda dal Partito nazista. Negli anni Settanta e Ottanta toccò invece ai boicottaggi segnare i Giochi. Prima furono i paesi africani a boicottare le Olimpiadi (del 1976) per protestare contro la tournée in Sudafrica, in pieno regime di apartheid, della nazionale neozelandese di rugby. Ai Giochi di Mosca nel 1980 furono allora gli Usa, assieme ad altri paesi del blocco occidentale, a rifiutare di partecipare. La causa: l'invasione sovietica dell'Afghanistan. Per reazione, i sovietici e i partner del blocco orientale boicottarono i successivi Giochi di Los Angeles nel 1984.

Uno dei capitoli più neri della storia olimpica venne però scritto, si sa, nel 1972, in occasione dei Giochi olimpici di Monaco, in quello che passerà alla storia come il massacro di Monaco. Un commando di terroristi palestinesi di Settembre Nero prese in ostaggio 11 membri della squadra olimpica israeliana. Il tentativo di liberazione da parte delle forze dell'ordine finì in un bagno di sangue: morirono tutti gli atleti, cinque terroristi e un poliziotto. I Giochi si fermano un giorno.

Siamo al 1996, Giochi di Atlanta. La bomba durante un concerto della rock band Heart Attack, attacco di cuore, nel Parco del Centenario: quando l' Olimpiade americana è arrivata a metà, esplode un ordigno che provoca due morti e 110 feriti. Un uomo sospettato di essere l' attentatore viene arrestato e poi rilasciato. Cambia lo scenario, non la storia. L’edizione più controversa della Coppa America di calcio è scattata in Colombia l' 11 luglio del 2001 (tre mesi tondi prima dell’attacco alle Torri Gemelle), preceduta da rapimenti e attentati, 4 mila agenti hanno protetto ogni città della Coppa, paura e alta tensione in tutto il Paese.

Agli ultimi Open d’Australia, gennaio dello scorso anno, ci sono state le botte in mondovisione tra i sostenitori del tennista serbo Novak Djokovic e quelli dell’americano di origini bosniache Amer Delic. Le stesse guerre nei Balcani furono annunciate dalle violenze in curva tra i sostenitori croati della Dinamo Zagabria e quelli serbi della Stella Rossa di Belgrado. Nelle curve furono reclutati i tagliagole peggiori della mattanza balcanica.

Il calcio ha smesso da tempo ogni travestimento ludico, per assumere definitivamente la sua piena identità moderna: tra Egitto e Algeria, per esempio, è un formidabile volano di tensioni, di orgogli, di offese e di vendette. Che l'Algeria abbia conquistato un posto ai Mondiali del Sudafrica battendo l'Egitto, è risultato acquisito e decisamente superato. Resta la guerra. Una folla inferocita di egiziani assalta l'ambasciata algerina al Cairo, con un bilancio di almeno 35 feriti e varia architettura devastata. Il governo richiama il proprio ambasciatore ad Algeri «per consultazioni». Lo stesso presidente Mubarak lancia parole di fuoco: «L'Egitto è stanco di sopportare. Non parlatemi di fratellanza araba». Fino alla Coppa d’Africa. Alle mitragliate contro il Togo. Altri morti e feriti. Cronaca di queste ore.

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