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10 gennaio 2010

Coppa d'Africa, il Togo rinuncia e fa rientro in patria

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Il Togo ha deciso di tornare a casa. Lo confermano il Premier e il capitano Adebayor (nella foto)

La Confederazione africana calcio ha confermato il ritiro della squadra dalla Coppa d'Africa dopo il sanguinoso attacco di due giorni fa. I calciatori avrebbero voluto giocare. Nuova minaccia dei ribelli killer. LA GALLERY FOTOGRAFICA

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La decisione -
La ragione di stato alla fine ha prevalso sullo sport. Dopo un braccio di ferro con il governo di Lomè, i calciatori della nazionale del Togo, che avevano annunciato ieri sera di voler partecipare alla Coppa d'Africa in Angola in memoria dei due componenti della loro delegazione uccisi nell'assalto armato di venerdì scorso contro il loro pullman, si sono arresi: non giocheranno il più importante torneo calcistico per nazioni del continente. In serata la nazionale del Togo è arrivata sotto pesante scorta all'aeroporto di Cabinda da dove ha fatto rientro in patria. "E' molto triste" ha detto Emmanuel Adebayor, il capitano della nazionale togolese.

Le parole del premier - I giocatori hanno dovuto cedere al diktat del primo ministro di Lomè, Gilbert Fossoun Houngbo, che ha anche inviato l'aereo per il rientro. Fino all'ultimo però le autorità angolane e della Confederazione africana di calcio (Caf) hanno cercato di convincere il governo togolese a non far partire la nazionale e a disputare regolarmente il torneo. Lomè è stata però perentoria dopo l'assalto al pullman. "La squadra deve tornare: la decisione del governo è inalterata rispetto alla decisione di venerdì', ha detto il premier, aggiungendo di "comprendere i calciatori che volevano giocare in memoria dei loro colleghi morti e feriti ma - ha aggiunto - sarebbe irresponsabile da parte nostra lasciarli proseguire".

Ritorno in patria - L'aereo con la squadra ed i feretri dell'allenatore in seconda e dell'addetto stampa morti nell'agguato è ripartito solo alle 21,40, mentre si stava per concludere la partita inaugurale giocata a Luanda, capitale dell'Angola. Superato lo shock dell'attacco, i calciatori del Togo avevano deciso di partecipare alla Coppa d'Africa, un torneo seguito dagli osservatori dei più importanti club calcistici europei e quindi importante vetrina per il destino di molti calciatori.

Le parole di Adebayor - Adebayor ha spiegato però così la situazione: "Avevamo fatto una riunione tra noi calciatori ieri e avevamo deciso che giocando avremmo fatto qualcosa di buono per il nostro Paese, in segno di rispetto per coloro che sono morti. Ma, sfortunatamente, il capo di stato e le autorità del nostro Paese hanno preso una decisione diversa, quindi facciamo le valigie e torniamo a casa". Uno dei giocatori del Togo, Alaixys Romao, ha provato a giustificare la decisione di voler giocare il torneo in una intervista al quotidiano sportivo francese 'L'Equipe'. "La decisione di giocare è stata presa all'unanimità. Tre persone sono morte e altre sono rimaste ferite: non possiamo dimenticarle ed abbandonare tutto come codardi", ha detto il centrocampista in forza al Grenoble.

La nuova minaccia - I separatisti dell'enclave angolana di Cabinda, autori dell'attacco alla nazionale di calcio del Togo, hanno intanto dichiarato che le armi continueranno a parlare a Cabinda. E il presidente del Ghana, John Atta-Mills, ha chiesto che venga rafforzata la sicurezza per tutte le altre squadre che da oggi si contendono la Coppa d'Africa, cominciata con il pareggio dell'Angola col Mali per 4-4.

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