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14 gennaio 2010

Adebayor: dopo l'attentato prego e non mangio più

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Adebayor scioccato poco dopo l'attentato al pullman del Togo

L'attaccante del Togo non è tornato in Inghilterra dopo il ritiro dalla Coppa d'Africa: "Nella mente rivedo i momenti terribili che ho passato. E' un miracolo che sia vivo, non so quando avrò la forza di tornare in campo. Spero che la gente mi capisca"

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"Prego Dio tutti i giorni, e non riesco a mangiare bene. Nella mia mente rivedo continuamente i momenti terribili che ho passato e sento che ho avuto fortuna a rimanere vivo. Non so quando tornerò in Inghilterra e neppure quando avrò la forza di tornare in campo". E' un Emanuel Adebayor ancora prostrato quello che si è concesso, dal Togo, ad un'intervista con l'edizione online del quotidiano britannico 'The Independent'. L'attaccante del City non riesce a dimenticare quanto gli è successo con la sua nazionale, ovvero l'attacco terroristico al pullman dei togolesi a due giorni dalla Coppa d'Africa, in cui hanno perso la vita tre persone: l'autista del mezzo, l'addetto stampa della nazionale Stan Ocloo e il vice-allenatore Abalo Amelete. "La mia testa in questo momento non può pensare al calcio e quanti gol farò - aggiunge Adebayor -. Penso invece alle famiglie che hanno perso i loro cari. L'addetto stampa della nostra nazionale era anche il mio portavoce personale, ed è morto fra le mie braccia. Spero che quindi tutti capiscano quanto è difficile per me andare avanti. Comunque ringrazio il Manchester City per aver capito la mia situazione, ed il tecnico (Roberto Mancini n.d.r.) per aver detto che posso tornare senza fretta, solo quando me la sentirò"

Adebayor ha anche spiegato perchè, in una precedente intervista (con Sky Sports) da Lomè si era presentato davanti alle telecamere indossando una polo dell'Arsenal, suo ex club che ha lasciato l'estate scorsa dopo una serie di polemiche. "Non avevo vestiti, tutto ciò che avevo con me l'avevo messo nel bagaglio che ho lasciato a bordo del pullman del Togo - ha spiegato -. Quando sono arrivato qui a Lomè ho dovuto chiedere a mio fratello di prestarmi dei vestiti e lui mi ha passato quella polo dell'Arsenal. In quel momento avevo la testa confusa, chiedo scusa a qualcuno se si è offeso, ma credo che tutti capiscano". Ma tra gli offesi in realtà c'è proprio Adebayor, che non riesce ancora a capire come la Coppa d'Africa sia cominciata nonostante tutto ciò che era successo. "Non voglio neppure guardare le partite o conoscere i risultati - ha raccontato -. Sono morte delle persone, ma per certi dirigenti è come se non fosse successo niente. La Confederazione calcistica africana ed il Governo angolano hanno tentato di minimizzare l'accaduto e di far credere che in fondo tutto andava bene: per me questo è stato un tradimento. Tutto ciò che volevano era far vedere che erano capaci di sostenere la sfida di organizzare la Coppa d'Africa anche a Cabinda, senza preoccuparsi delle nostre vite".

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