27 gennaio 2010

Di Matteo, quanto made in Italy alla corte di Sua Maestà

print-icon
spo

Di Matteo e la espresso-machine: "È la prima cosa che ho chiesto alla società quando sono arrivato qui". Come negare ad un italiano la possibilità di avere un buon caffè? (foto L. Longhi)

Una giornata con l'ex giocatore di Lazio e Chelsea. In Inghilterra dal '96, ora allena il West Bromwich Albion (in Championship). Con Ancelotti, Mancini, Capello, Zola e l'irlandese Trap è il sesto tecnico nostrano in Gran Bretagna. LE FOTO ESCLUSIVE

Testo e foto di Lorenzo Longhi
da Walsall

LE INTERVISTE ESCLUSIVE DI SKY.it. GUARDA L'ALBUM

Emilia, Demi e Julia sono a scuola, come tutti i giovedì. Ma sono anche lì, accanto al papà: in una foto, ovviamente, perché non hanno il dono dell’ubiquità. Non ce l'aveva nemmeno il papà, Roberto Di Matteo, per quanto ai suoi tifosi sembrasse essere ovunque, in campo, prima che ci pensasse un bruttissimo infortunio a toglierlo di mezzo. La foto è sulla scrivania, ritratto sentimentale in bianco e nero e, nonostante la scelta cromatica puramente artistica, l’immagine rende bene l’idea della famiglia, mette allegria. Sul divano, con i bambini, c'è mamma Zoe. "Mia moglie. Anzi, veramente no: la chiamo così, del resto conviviamo da undici anni e stiamo insieme da dodici. Non siamo sposati, ma è come se lo fossimo". Sì, una coppia di fatto. In Inghilterra non c'è proprio nulla di strano né di problematico.

Walsall, West Midlands, una ventina di chilometri a nord di Birmingham: è qui che si trova il training ground del West Bromwich Albion, attualmente nei piani nobilissimi della Championship inglese, alla ricerca del ritorno in Premier League. “A casa di”, per una volta, si sposta in un ufficio, quello appunto di Roberto Di Matteo, 40 anni il prossimo 29 maggio, che dei Baggies è il manager. Con Capello, Zola, Ancelotti e Mancini è uno dei tecnici italiani che stanno colonizzando l’Inghilterra. Ma lui, Robbie come qui lo chiamano tutti, dal punto di vista professionale è il più inglese di tutti. "In effetti è vero, i coaching badges (l'equivalente inglese del patentino, ndc) li ho presi qui, con la FA inglese, e non in Italia. Perché? Mah, non c'è un vero e proprio motivo, se non che abitavo a Londra e dunque direi che l'ho fatto per comodità".

Già, Londra. Di Matteo si è trasferito in Inghilterra nel 1996, per giocare nel Chelsea pre-Abramovich, appena prima di Zola e poco dopo Vialli. È diventato una leggenda dei Blues, tre volte ha giocato finali di coppa a Wembley e tre volte ha segnato, in un’occasione prendendosi il record per il gol più rapido in una finale di FA Cup, nel 1997, contro il Middlesbrough, dopo appena 43 secondi. Zoe, la compagna, è inglese. Roberto guida la sua Audi con volante a destra rigorosamente sulla corsia di sinistra  ("Ci si fa l'abitudine ma, a dire la verità, agli inizi un paio di specchietti me li sono portati a casa…", ride), il suo inglese è pressoché perfetto. Anche troppo, come dimostra un vecchio spezzone televisivo. "Io comunque sono e mi sento molto italiano. La mentalità britannica e la cultura inglese le vivo, mia moglie mi ha sicuramente influenzato in questo. Ma è vero anche il contrario: lei ha imparato a diventare un po' più italiana, come filosofia, ed in casa mia è proprio quella italiana la cultura che domina". Anche a tavola: "Io so cucinare, ma Zoe ultimamente è diventata più brava di me. E alla pie inglese preferisco i cannelloni di mamma Liliana, non c’è competizione: a Natale è venuta a trovarci, ne ha cucinati in abbondanza, finalmente".

La sua, del resto, è la storia di un cittadino del mondo. C’è una doppia emigrazione, nella sua vita: quella della famiglia, che da Paglieta, in Abruzzo, si trasferì a Sciaffusa per lavoro, la sua attuale in Inghilterra. In mezzo, il ritorno in Italia con tanto di Nazionale. Di Matteo ha rappresentato l’orgoglio di tanti italiani emigrati: resistette alla chiamata nella Svizzera di Hodgson perché voleva vestirsi d’Azzurro. Ci riuscì, perse Usa '94 per infortunio ("Credo molto nel destino, fu un peccato, ma le disgrazie sono altre nella vita. Sono anzi stato fortunato a giocare quello francese, quattro anni dopo"), lasciò la Lazio prima che iniziasse l'era vincente e al Chelsea divenne un idolo. Anche se il primo impatto con i pollici fu piuttosto comico: "Quando arrivai e mi chiesero quanto ero alto risposi in metri e centimetri. Mi guardarono un po' così: ok, ma in inches? Inches? E che ne so!”. Non è un caso, del resto, che nel suo ufficio faccia bella mostra una macchina del caffè. Espresso, per non sbagliare: "È la prima cosa che ho chiesto quando sono arrivato qui, se era possibile avere una espresso-machine. È l'abitudine…". Non è l’unico: Ancelotti, nel suo ufficio al training ground del Chelsea, ne ha una molto simile. Così come il televisore dell'ufficio, sintonizzato su Sky Sports inglese, per ogni novità di mercato. Ma Ancelotti, sulla sua scrivania, forse un gagliardetto della federcalcio danese non ce l’ha. Roberto sì. Ma non indaghiamo, stavolta.

L'allenatore, anzi il manager, un mestiere che non era nei suoi pensieri: "Non immaginavo proprio questo tipo di carriera. Mi sono ritirato in un brutto modo, a causa di un infortunio e, anche se ero rimasto coinvolto nel calcio, non avevo questo in mente. Dopo il ritiro, non ti rendi bene conto che è difficile dimenticare il passato così in fretta. Poi, all’inizio del 2008, mi è tornata la fame di calcio, l’ambizione di rimettermi in gioco. E oggi sono qui". Al training ground Roberto passa dalle otto alle dodici ore della sua giornata: "Con Gianfranco Zola e Poyet andavo a giocare a golf, hobby molto inglese, ma ora ho meno tempo. E quello che ho a disposizione preferisco passarlo con i bambini”. A Leamington, tranquilla cittadina a sud di Birmignham, dove si è trasferito dopo aver vissuto a Londra sino alla scorsa estate. Obiettivo? Il sogno è riportare in alto il WBA e raggiungere Ancelotti, Zola e Mancini in Premier League: "Con Gianfranco mi sento spesso, a volte anche con Carletto. Mancini? L'ho chiamato giusto poche ore fa: volevo in prestito un suo giocatore…".

La scheda

Luogo e data di nascita: Sciaffusa (Svizzera), 29/5/1970
Status: convive con Zoe, ha 3 figli
Da calciatore: Sciaffusa (1988-91), Zurigo (1991-92), Aarau (1992-93), Lazio (1993-96), Chelsea (1996-2000)
In Nazionale: 34 presenze e 2 gol. Ha partecipato agli Europei del 1996 e ai Mondiali del 1998
Trofei vinti: 1 Campionato Svizzero (Aarau, 1993), 2 FA Cup (Chelsea, 1997 e 2000), 1 League Cup (Chelsea, 1998), 1 Community Shield (Chelsea, 2000), 1 Coppa delle Coppe (Chelsea, 1998), 1 Supercoppa Europea (1998, Chelsea)
Da allenatore: 2008-09 MK Dons (League One, 3° posto), 2009-2010 West Bromwich Albion (The Championship)
Piatto preferito: Cannelloni (quelli di mamma Liliana)
Hobby: Golf
Auto:
AudiQ5
Lingue conosciute: italiano, inglese, tedesco
Ultimo libro letto: "Il manager come allenatore", di David Bolchover e Chris Brady

Guarda anche:
A casa di Francesca Piccinini
A casa di Fausto Coppi
A casa di Alberto Paloschi

Premier League 2017-2018

Tutti i siti Sky