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04 febbraio 2010

Lo strano caso di Sergio G., ct della Nazionale vietnamita

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L'ha convocato il presidente della federazione di calcio a 5, così il toscano Sergio Gargelli ha lasciato tutto per raggiungere Ho Chi Minh city e allenare un'agguerrita squadra di... operai. IL REPORTAGE ESCLUSIVO DI MARCO CATTANEO

di Marco Cattaneo
Sky Sport

Appena atterri all’aeroporto di Ho Chi Minh City (l’ex Saigon, nel sud del Vietnam) ti colpiscono due cose: i clacson dei motorini e l’aria inquinatissima, che al confronto Milano in questi giorni di targhe alterne sembra la Foresta Amazzonica. Poche cose valgono l’emozione di perdersi in un paese nuovo e così diverso dal nostro. Un’ora di volo da Milano a Roma, 14 da Roma a Hong Kong, quasi tre da Hong Kong a Ho Chi Minh City. Tutto per andare a conoscere l’italiano Sergio Gargelli, toscano, 35 anni, allenatore di calcio a 5. Per capire cosa significhi mettersi in gioco e ripartire, ancora una volta da zero: Sergio allenerà la nazionale del Vietnam, che mai nella sua storia è arrivata alla fase finale di un torneo, come fosse Malta in Europa.

Tra pochi giorni si giocherà tutto nella qualificazione alla coppa d’Asia. Se centrerà l’obbiettivo, rimarrà a giocarsela. Ad Ho Chi Minh City ho visto un sacco di cose: il capannone dove si allena la squadra e che il presidente della federazione usa come magazzino della sua azienda; giocatori “che da noi farebbero una bassa serie B”; scooter e bancarelle per strada. E poi lui, chiaramente: Sergio Gargelli con i suoi assistenti, come il preparatore atletico spagnolo Antonio Gallardo e l’improbabile traduttore N’Go Le Bang. Li ho seguiti per due giorni con una piccola telecamera, ho visto Ferrari e motorini, grandi alberghi e piccole baracche. E ho visto soprattutto, come spesso mi accade quando viaggio (e come sempre mi è accaduto in Asia) un popolo fantastico. Un popolo felice.

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