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19 febbraio 2010

Golpe in Niger, c'è anche Pelè. Ma è solo un militare

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C'è anche un "Pelè" tra i militari golpisti in Niger

E' il soprannome di Djibrilla Hima Hamidou, comandante della zona militare a Niamey e presidente della Federcalcio del paese africano, uno degli ufficiali che hanno guidato il colpo di Stato. Una crisi politica durata diversi mesi

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C'è anche “Pelè" tra gli ufficiali che in Niger hanno guidato il golpe. Il colonnello Djibrilla Hima Hamidou, detto “Pelè", insieme ad Abdoulaye Adamou e Goukoye Abdoulkarim, è uno dei protagonisti di quanto avvenuto nelle ultime ore nel Paese africano e insieme alle armi e alla politica ha la  passione per il pallone. Il colonnello, comandante della zona militare n. 1 a Niamey e di tutte le caserme della città, è anche presidente  della Federazione di calcio del Niger. Da questo incarico, il suo  soprannome “Pelè".

Ieri un gruppo di 12 ufficiali aveva attaccato il palazzo presidenziale dove Mamadou Tandja e alcuni ministri erano riuniti per una sessione straordinaria. Secondo le testimonianze, vi sarebbe stato un intenso scontro a fuoco che ha causato la morte di alcuni soldati. Nel tardo pomeriggio è trapelata la notizia dell'arresto di Tandja, che sarebbe stato condotto nel presidio di Zinder, seconda città del Niger, a 700 chilometri da Niamey.

Dal pomeriggio di ieri, la radio e la  televisione di Stato hanno iniziato a diffondere inni militari e in serata il portavoce del Consiglio supremo per la restaurazione della democrazia, l'organo golpista, ha annunciato la dissoluzione del  governo e il passaggio dei poteri nelle mani del comandante Salou Djibo. Al fianco del portavoce, il colonnello Goukoye Abdoulkarim, c'era lui, l'uomo forte del colpo di stato, “Pelè”.

Da diversi mesi si stava assistendo in Niger a una crisi politica, scatenata dalle ambizioni del presidente in carica di restare al potere per un terzo mandato, anche se la legge fondamentale nigerina non lo prevede. Per questo il 4 agosto 2009 è stato indetto un controverso referendum costituzionale, condannato sia dall'opposizione interna che da tutta la comunità internazionale, che ha permesso a Tandja di mantenere le sue funzioni fino al 2012.

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