03 marzo 2010

L'inglese? Si impara sul campo da calcio del Chelsea

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Un ragazzo che ha partecipato alla vacanza studio STS mentre si allena con uno dei preparatori atletici del Chelsea

E' una vacanza studio alternativa, quella proposta dall'agenzia STS: perfezionare la lingua giocando a pallone con gli allenatori della famosa squadra inglese. Due settimane a luglio per i ragazzi dai 13 ai 20 anni. L'esperienza di uno di loro

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di Concetta Desando

L’inglese? Si apprende meglio sul campo, ma da gioco. Addio vecchi corsi di lingua a scuola, la passione per il calcio può diventare uno stimolo per studiare l’inglese. È la vacanza studio alternativa proposta da STS Students Travel School: imparare la lingua allenandosi con i preparatori atletici e gli allenatori del Chelsea, direttamente nella sede della squadra a Cobham, Londra.

Un corso intensivo di due settimane a luglio per i ragazzi dai 13 ai 20 anni, senza high school né college, ma tutto unicamente sul campo da gioco, calciando un pallone. Il programma prevede allenamenti dal lunedì al venerdì, sia al mattino che al pomeriggio. Con allenatori d'eccezione, quelli del Chelsea, per svelare ai giovani talenti in erba tutti i segreti del calcio inglese, aiutandoli a migliorare gli aspetti e le fasi del gioco: tecnica individuale e di gruppo, passaggi, difesa, schemi offensivi e difensivi, posizionamento e marcatura sulle diagonali, preparazione alle partite. Ma anche i consigli sull’alimentazione giusta per lo sport e gli accorgimenti per un ricovero dopo un infortunio. Il tutto in un contesto internazionale, con la presenza di studenti provenienti da tutta Europa.

L’ESPERIENZA DI OSCAR – Oscar Covato, 16 anni di Bologna, gioca nel San Lazzaro e ha un sogno: diventare il nuovo Del Piero del calcio italiano. L’anno scorso ha partecipato al corso proposto da STS, e ricorda quell’esperienza come “le partite di calcio più belle, passate in divertimento”.

Allenamento in Italia e allenamento in Inghilterra, quali sono le differenze?
Nel nostro Paese l’allenamento è molto più pesante, basato sulla corsa, sulla resistenza e sulla velocità. Inoltre noi usiamo spesso la palestra, quindi è uno sforzo continuo. In Inghilterra, invece, il calcio è considerato un divertimento e l’allenamento è soprattutto un lavoro con il pallone.

Che cosa ti hanno insegnato gli allenatori di una squadra così importante?
La cosa che ricorderò sempre è un consiglio: scendere in campo come un bambino senza paura di sbagliare, perché il calcio è più un hobby che un lavoro. E poi mi hanno insegnato la flessibilità, qualità fondamentale per un calciatore: ogni giocatore deve essere il jolly della squadra, alternando il suo ruolo senza rimanere chiuso in schemi fissi. All’occasione, l’attaccante deve avere la capacità di improvvisarsi difensore e viceversa. Il consiglio più bello, però, è quello sui gol: se non si esulta in modo egregio il gol non è un vero successo. Credo faccia parte della loro filosofia sul calcio-divertimento!

Che cosa pensano gli allenatori del Chelsea del calcio italiano?
Conoscono solo tre parole: Baggio, Del Piero e Totti. E non sanno chi sia il trequartista! Scherzi a parte: loro ritengono il nostro modo di giocare troppo statico e freddo. Il calcio inglese è più frizzante, veloce, fresco. È sicuramente più bello da vedere.

E secondo te, invece, quali sono le differenze?
Credo che le differenze più importanti non riguardino l’aspetto tecnico, ma il modo di vivere il calcio. In Italia le grandi squadre puntano a vincere e cercano soltanto talenti, “bruciando” i giocatori del Paese e andando a cercare gente all’estero, magari strapagandola. In Inghilterra, invece, è tutto diverso: si dà fiducia ai propri giocatori perché con una giusta proporzione tra talento e impegno si può diventare campioni, senza uscire dal proprio Paese.

Conta di più l’allenamento o il talento?
In Italia si dà molta importanza al talento, in Inghilterra la proporzione è 40% talento e il resto è tutto impegno quotidiano e allenamento.

Hai seguito il caso Terry, il capitano del Chelsea?
Sì, e non sono d’accordo con la decisione di togliergli la fascia. Lui ha sbagliato nella vita privata, ma in campo è un leader. E un leader resta sempre tale, con o senza fascia.

Ultima domanda: hai imparato l’inglese?
Diciamo che l’ho perfezionato, ma forse dovrei studiarlo ancora!

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