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05 marzo 2010

Rigori brasiliani? La "Paradinha" rischia di essere bandita

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Un evidente caso di paradinha durante un incontro tra Vasco da Gama e Fluminense

L'International Football Association Board ha in programma una riunione che deciderà il destino dei rigori brasiliani, noti per la caratteristica di ammettere finte. GUARDA IL VIDEO

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Il modo legittimo di calciare i rigori - e in particolare quali finte siano autorizzate e se sia lecito fermarsi durante la rincorsa - sarà tra i temi all'ordine del giorno della riunione, domani a Zurigo, dell'International Football Association Board (Ifab), l'unico organismo abilitato a modificare le regole del calcio.

Lo ricorda, in un ampio servizio, il Wall Street Journal Europa, chiedendosi, nel titolo, se la 'paradinha' ("fermatina" in portoghese, come viene chiamato in Brasile il penalty calciato con stop durante la rincorsa) debba essere bandita.



Nel calcio - premette l'autorevole quotidiano economico - "quando si tratta di innovazione e di creatività, prima c'è il Brasile, poi ci sono tutti gli altri". "Per fermare i brasiliani - prosegue - puoi cercare di sopraffarli (buona fortuna!) o di rubare le loro tecniche. Se questo non funziona, tutto quello che puoi fare è cambiare le regole". Ed è quello che potrebbe fare domani l'Ifab, anche se un eventuale cambiamento delle regole non riguarderebbe i Mondiali di giugno-luglio in Sudafrica. E' prassi, infatti, che, in deroga alla regola abituale secondo cui le modifiche decise entrano in vigore il primo luglio, nell'anno della Coppa del mondo si cambi solo dopo la fine della competizione, per non sottoporre gli arbitri ad uno stress supplementare.

Pertanto, com'è avvenuto fino adesso, la 'paradinha' - non proibita dalle attuali regole della Fifa - sarà giudicata dall'arbitro in piena autonomia e secondo il suo potere discrezionale. Il termine 'paradinha' fu coniato - scrive il Wsj - ai Mondiali del 1970 in Messico, quando la frenata in rincorsa fu praticata da Pelé, anche se in maniera meno plateale rispetto a quanto accade oggi. 'O rei', comunque, non rivendicò la paternità della mossa, dicendo di averla copiata da Didì.

Il giornale ricorda che il mese scorso Neymar, attaccante 18enne del Santos definito da taluni "il nuovo Pelé", fece una 'paradinha' assai accentuata: cominciò a trotterellare verso il dischetto, accelerò, si fermo all'improvviso e, dopo che il portiere del San Paolo Ceni si era buttato a destra, tirò a sinistra insaccando. Poi accennò qualche passo di samba, mentre lo speaker esultava: "Paradinha! Goooool!". "Deve approfittare finché è permesso in Brasile, perché quando andrà in Europa non potrà più farlo", ha lamentato il portiere beffato, alludendo al fatto che Neymar è corteggiato da diversi club europei. Più che una 'paradinha' - ha commentato - è stato un 'paradao' ('fermata lunga').

In effetti, "fuori dal Brasile, gli arbitri, non avvezzi a vedere la mossa, sono meno indulgenti", rileva il quotidiano, ricordando che due anni, in un match tra Argentinos Juniors e Paleiras, un arbitro colombiano punì il brasiliano Diego Souza, reo di 'paradinha', con il cartellino giallo. Domani la 'paradinha' va all'esame dell'Ifab, e sembra tirare aria di bocciatura. "Equivale a barare", disse nel settembre scorso il presidente della Fifa Joseph Blatter. "Questo stop (nella rincorsa) deve essere stoppato", ammonì.

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