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08 marzo 2010

Fine di un'era, Medio Oriente fuori da Sudafrica 2010

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La nazionale dell'Arabia Saudita ha partecipato per quattro edizioni ai mondiali dal '78 in poi (Foto AP)

Da Argentina '78 almeno una nazionale mediorientale era riuscita a qualificarsi per i Mondiali: quattro volte l'Arabia Saudita, due l'Iran, una a testa Kuwait, Iraq ed Emirati Arabi Uniti. E ora si prepara il rientro per Brasile 2014. LA FOTOGALLERY

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di Lorenzo Longhi

Una sorta di contrappasso. Da una parte l'idealtipo dello sceicco infinitamente ricco e desideroso di sperperare una fortuna nel calcio: basti pensare al Manchester City da quando è sotto l'egida di Mansour e del suo braccio destro Al Mubarak. Dall'altra, la scomparsa totale del Medio Oriente dalla geografia dei prossimi Mondiali: a Sudafrica 2010, per la prima volta in 36 anni nessuna nazionale mediorientale prenderà parte alla rassegna iridata.

Eppure, da Argentina 1978 a Germania 2006, il Medio Oriente era sempre riuscito a qualificare almeno una nazionale fase finale del torneo, anche quando i posti disponibili per la zona asiatica erano meno di quelli attuali: quattro volte aveva partecipato l'Arabia Saudita (arrivando nel 1994 agli ottavi di finale), due volte l'Iran, una a testa Kuwait, Iraq ed Emirati Arabi Uniti. Questa volta no. Nelle eliminatorie per Sudafrica 2010 le nazionali del Far East hanno fatto bottino pieno, occupando i quattro posti che consentivano la qualificazione diretta: Australia e Giappone nel girone A, Corea del Sud e Corea del Nord (per differenza reti sull'Arabia Saudita) nel girone B. A quel punto restava solo la possibilità del play off intercontinentale tra la migliore esclusa della confederazione asiatica - il Bahrain che ha vinto lo spareggio delle terze con l'Arabia Saudita - e la Nuova Zelanda, vincitrice delle eliminatorie della confederazione oceanica. 0-0 all’andata, 1-0 per gli All Whites al ritorno e Medio Oriente fuori.

A fronte dei progressivi miglioramenti dei movimenti calcistici del Far East, che dopo anni di lavoro di base (anche grazie all'arrivo di calciatori europei e sudamericani: ricordate Leonardo, che a metà anni '90 si trasferì per un biennio in Giappone per giocare nei Kashima Antlers?) hanno trovato una competitività interna e già da qualche tempo esportano anche in Europa i loro migliori talenti vedendoli tornare in nazionale più completi, il calcio mediorientale si è per anni chiuso, perdendo il vantaggio iniziale. Fabio Firmani, centrocampista della Lazio, ha giocato nell'Al Wasl di Dubai, una delle squadre più vincenti degli Emirati Arabi, per quattro mesi da gennaio a maggio 2009: "Pensavo che i giocatori, anche nella mia squadra, fossero tutti professionisti - ha raccontato della sua esperienza araba - poi ho scoperto che non era così. Si lavora molto sulla parte fisica, ma c'è una mentalità calcistica arretrata, era strano vedere il loro stupore quando io mi arrabbiavo per un passaggio sbagliato. E' proprio la mentalità che gli sceicchi vogliono migliorare, per questo motivo la loro intenzione è quella di portare giocatori e allenatori europei". Il processo è appena cominciato: dal prossimo luglio Walter Zenga verrà ricoperto di petrodollari per allenare l'Al Nasr, club dell’Arabia Saudita. Un primo passo verso l'operazione rientro, fissata per Brasile 2014.

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