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22 marzo 2010

Janich, l'Armadio che si sgretolò davanti a Cile e Corea

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Pak doo Ik non lascia scampo ad Albertosi in Inglilterra nel 1966, Franco Janich collezionò quel giorno la sua ultima presenza a un Mondiale (foto ap)

LA STORIA/4. Il difensore friulano partecipò alle sfortunate spedizioni Mondiali di Cile '62 e Inghilterra '66 collezionando solo 2 presenze coincise con il 2-0 contro i sudamericani e la clamorosa sconfitta con la Corea del Nord. I VIDEO E LA GALLERY

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di Lorenzo Longhi

“Accadde un pomeriggio al Dall’Ara: d’un tratto, nella stessa partita e nel giro di pochi minuti, mi riuscirono tre lanci di fila. A quel punto mi fermai, vidi che il pubblico applaudiva e dissi: beh, sono come Suarez”. Antefatto: nell’estate 1961, l’Inter acquistò Luisito Suarez dal Barcellona per 240 milioni di lire. Nel medesimo periodo, il Bologna prelevò dalla Lazio un ruvido difensore friulano, Franco Janich, cui si deve l’aneddoto di cui sopra; contestualmente, i biancocelesti lo sostituirono prelevando dal Bari il difensore Seghedoni, che i pugliesi a loro volta rimpiazzarono con Magnaghi del Legnano: tre operazioni di mercato a effetto domino che, sommate, raggiungevano all’incirca i 240 milioni sborsati dall’Inter per il campione spagnolo. Il parallelo di Janich, dunque, un senso economico ce l’ha. Che poi l’Armeri, “l’Armadio”, come lo chiamavano a Bologna dove vinse lo scudetto del 1964, non fosse Suarez, è altrettanto ovvio. Ma era uno dei difensori italiani più affidabili di quei tempi, Janich, e proprio per questo la sua carriera può vantare la partecipazione a due Mondiali. Meglio: due sole presenze (delle sei totali in azzurro) nell’arco dei due Campionati del Mondo diversi degli anni ‘60. Gli indizi ci sono già tutti: il problema è che sì, sono proprio “quelle” due partite, e Janich è l’unico ad averle giocate entrambe.

Sabato 2 giugno 1962, Santiago del Cile, Estadio Nacional: l’Italia incontra i padroni di casa nella seconda partita del girone, Franco Janich fa il suo esordio in Nazionale proprio quel giorno, sulla schiena il numero 19. È quella che sarà ricordata come la partita più violenta ed indecente della storia dei Mondiali, la “battaglia di Santiago”.



Clima arroventato, interventi killer, calci e pugni, persino l’ingresso in campo delle forze dell’ordine per allontanare un giocatore espulso. Finì 2-0 per il Cile, che segnò due volte nell’ultimo quarto d’ora contro un’Italia ridotta in 10 dopo pochi minuti e in 9 poco prima dell’intervallo. Il tutto mentre l’arbitro, l’inglese Ken Aston (che fu poi l’inventore dei cartellini), concedeva di tutto ai cileni. “Si giocò a bastonate - racconta Janich - perché Aston era la persona più in contrasto con tutto ciò che dovrebbe significare essere un arbitro di calcio. Venne immediatamente espulso Ferrini, subito dopo Maschio prese un pugno in piena faccia da Sanchez, che non venne nemmeno ammonito. Quindi venne cacciato anche David. Non sono mai stato espulso in tutta la carriera, ma a un certo punto mi avvicinai ad Aston per urlargli in faccia qualcosa tipo “bastard man”: non sapevo l’inglese, ma penso abbia capito.

“Tenemmo botta nonostante tutto quasi sino alla fine”. Perse, l’Italia, e di fatto venne eliminata, perché la successiva vittoria con la Svizzera fu inutile ai fini della qualificazione. Janich, tuttavia, contro gli elvetici non giocò. E, visto che i Mondiali si giocano solamente ogni quattro anni, diede l’appuntamento per la rivincita al 1966. Nel frattempo, riuscì a diventare campione d’Italia in rossoblù formando con Tumburus una coppia difensiva pressoché insuperabile. Era il Bologna di Fulvio Bernardini, quello che “così si gioca solo in paradiso”. Più avanti, molto più avanti, nella strepitosa fauna di personaggi che popolerà il “Bar sport” di Stefano Benni, Janich diventerà - nell’ “italiano modificato” del tecnico da bar - “il vecchio baluastro della difesa rossoblù”, ove “baluastro” altro non è che l’innesto di “baluardo” con “pilastro”.

Prima, però, ecco Inghilterra 1966. Il ct azzurro è Mondino Fabbri, e dei suoi convocati solo 5 uomini avevano preso parte ai Mondiali cileni: Albertosi, Bulgarelli, Pascutti, Salvadore e appunto Janich, l’unico ad essere sceso in campo nella battaglia di Santiago. L’Italia si prende la rivincita con il Cile vincendo 2-0 nella sua gara d’esordio, perde la seconda contro l’Unione Sovietica e si presenta all’ultima partita del girone con due risultati su tre a disposizione. Janich, le prime due gare, le ha viste dalla panchina, ma è pronto a giocare la terza. L’avversario, sulla carta, non è dei più temibili.


Invece la Corea del Nord (“Corrono e corrono, sembrano Ridolini”, nelle parole di Valcareggi, secondo di Fabbri) fa il miracolo. Il goleador è tale Pak Doo Ik, nella realtà ex tipografo poi insegnante di educazione fisica, nella leggenda diventa un dentista. “Pensi che i migliori contro la Corea fummo io e Spartaco Landini. È chiaro che, se in una partita in cui gioca gente come Mazzola, Rivera e Facchetti, i migliori sono Janich e Landini, va a finire che perdi”, è la scherzosa autodifesa di Janich, che con quella partita chiuse la sua avventura azzurra. Due presenze ai Mondiali, due partite molto particolari: “Beh, la ringrazio perché ha usato un eufemismo. Comunque, a dire il vero quella Corea tanto sprovveduta non era: passò il turno e segnò tre reti al Portogallo, che alla fine arrivò terzo ma quel giorno si salvò solo grazie ad un grandissimo Eusebio vincendo 5-3”. Janich, che oggi ha 73 anni, è sposato da 46 e vive nei pressi del lago di Nepi tra cani (tre dei quali chiamati Gullit, Cafù e Joao Paulo) e gatti, può dire di averle viste davvero tutte, lui che in una vita da professionista peraltro mai è andato a rete: “Peccato solo che, ai Mondiali del 2002, l’Italia abbia perso contro al Corea del Sud, in qualche modo eguagliando noi del ’66. Adesso, siamo inflazionati: c’è troppa gente a cui chiedere cosa si prova a perdere contro i coreani”.

LA SCHEDA DEL MONDIALE
Cile 1962
Squadre partecipanti: 16
Vincitore: Brasile
Finale: Brasile-Cecoslovacchia 3-1 (15’ pt Masopust, 17’ pt Amarildo, 23’ st Zito, 32’ st Vava)
Finale 3° e 4° posto: Cile-Jugoslavia 1-0 (45’ st Rojas)
Capocannonieri: Garrincha e Vava (Brasile), Ivanov (Urss), Sanchez (Cile), Albert (Ungheria), Jerkovic (Jugoslavia), 4 gol 

LA SCHEDA DEL MONDIALE

Inghilterra 1966
Squadre partecipanti: 16
Vincitore: Inghilterra
Finale: Inghilterra-Germania Ovest 4-2 (12’ pt Haller, 18’ pt Hurst, 33’ st Peters, 45’ st Weber, 11’ pts Hurst, 15’ sts Hurst)
Finale 3° e 4° posto: Portogallo-Urss 2-1 (12’ pt Eusebio, 43’ pt Malafeev, 43’ st Torres)
Capocannoniere: Eusebio (Portogallo), 9 gol

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