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13 aprile 2010

Il motto di Lippi: voglio fuoriclasse, non galli nel pollaio

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Il ct azzurro, Marcello Lippi

Il ct della Nazionale in cattedra al convegno degli sport di squadra: "La mia filosofia è sempre stata questa: prima c'è il gruppo. Se un giocatore non si mette a servizio della squadra resta fine a se stesso. Amauri? Nessuna promessa". VIDEO E FOTO

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"Un allenatore di club ha più difficoltà nel costruire un gruppo rispetto al ct di una Nazionale, ma io sono stato anche tecnico di società e si può costruire anche lì". Marcello Lippi è salito in cattedra come relatore nel convegno internazionale sugli sport di squadra al Coni con un intervento dal tema 'La gestione del gruppo negli sport di squadra'. "Prima un tecnico costruisce un suo gruppo di collaboratori e poi di giocatori - ha detto il tecnico viareggino che ieri ha compiuto 62 anni - ho preso la Nazionale nel 2004, subito dopo gli Europei in Portogallo: non era un periodo felicissimo, c'era da ricostruire e mi ci sono buttato anima e corpo, la Nazionale per me è sempre stato un sogno, come per tutti. Ho visitato tutti i ritiri, ho cercato di trasmettere quello che mi passava per il cuore e per il cervello e, giorno per giorno, ho costruito un mio gruppo di lavoro". Per Lippi "il grande segreto di un qualsiasi gruppo di lavoro è mettere a disposizione le proprie qualità per raggiungere un obiettivo con una guida forte, e non è importante che questa sia simpatica o sia un padre di famiglia". Lippi poi fa una sostanziale differenza tra il campione, "un gallo nel pollaio, un solista che vuole essere una primadonna senza mettere le sue qualità al servizio della squadra", e un fuoriclasse, "un talento che invece si realizza mettendosi a disposizione dell'obiettivo comune".

E spiega: "Questi sono i leader e sono sempre stato felicissimo di averne: a me di avere calciatori che giocano bene solo poche partite non me ne frega niente". "In Germania - continua - non sono ancora sicuro di aver portato i migliori in assoluto dal punto di vista tecnico, ma ho portato dei fuoriclasse. Faccio l'esempio di Cannavaro: non avrà una tecnica sopraffina ma è stato determinante, dentro e fuori dal campo, per la vittoria della sua squadra". Sulle candidature per la maglia azzurra, Lippi sottolinea come, a differenza dalla politica, "queste sono sempre puntuali e ognuno ha il suo partito. Un allenatore però non si fa condizionare da niente e nessuno, va avanti con le sue idee illustrandole con cuore e cervello". Infine, una battuta che potrebbe essere letta anche come un'apertura di credito ad Amauri, che ieri ha avuto la cittadinanza italiana: "Si può essere convocati in Nazionale anche se si gioca male nel proprio club. La propria squadra può girare male e in azzurro può esserci un'altra realtà".

"E' un'idea felice di Donadoni" che Marcello Lippi condivide in pieno. Così il ct della nazionale definisce l'italianizzazione del centravanti brasiliano Amauri, che ora seguirà per una eventuale convocazione al Mondiale senza però alcuna certezza precostituita. "Quando parlai con lui - ha spiegato Lippi a margine di un convegno al Coni - non gli feci nessuna promessa. Da oggi comincio a seguirlo per la nazionale, ma non c'è nessuna certezza che verrà convocato. La pratica fu avviata prima che io tornassi in nazionale, fu un'idea felice di Donadoni che quando tornai io condivisi in pieno perchè lui è giocatore importante". Lippi ha poi aggiunto di aver trovato "ingiuste le critiche di chi accusava Amauri di esitare troppo tra Italia e Brasile: lui ha detto dall'inizio che voleva essere italiano e questo anche gli altri giocatori lo sanno". Lippi ha poi parlato anche di Totti: "Parlo spesso con lui, ma queste sono questioni nostre".

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