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30 aprile 2010

Di Biagio, black-out Mondiale: "La traversa, poi il nulla"

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Gigi Di Biagio ha appena calciato. La palla si stampa sulla traversa

L'INTERVISTA. A distanza di 12 anni riviviamo con l'ex-centrocampista della Nazionale gli attimi di quel maledetto rigore che al Mondiale del 1998 costò all'Italia l'eliminazione contro la Francia. E ci svela un aneddoto: "Baggio disse: tiro io per primo"

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di Vanni Spinella

A volte la sottile linea di confine tra la gloria e il rimpianto è la traversa.
Una traversa divide a metà la storia calcistica di Gigi Di Biagio, colonna del centrocampo della Nazionale al Mondiale del 1998, passato alla storia, suo malgrado, per un rigore decisivo sbagliato contro la Francia.
Certo, tornare a parlare di quella maledetta traversa ha un po’ il sapore del dito nella piaga, ma lui non fa una piega. Questione di vocali, questione di centimetri. Quelli che fanno la differenza tra il gol e il cielo, tra la gloria e il rimpianto.

Mondiali di Francia 1998, l’Italia di Cesare Maldini affronta i padroni di casa nei quarti di finale. Dopo i supplementari siamo ancora 0-0, e così si va ai rigori. Con il ricordo di una finale persa quattro anni prima, proprio dal dischetto.

Gigi, quando fu deciso l’ordine dei rigoristi?
"Un minuto prima di andare a centrocampo e consegnare la lista all’arbitro. Sono scelte che si fanno tenendo in considerazione molti fattori che non puoi prevedere: crampi, sostituzioni… e poi c’è chi se la sente di tirare e chi no"

Come funziona in questi casi?
"La sequenza la decide il Mister, poi ogni giocatore può chiedere di calciare per primo, secondo, ultimo... a seconda di come si sente.
Baggio, ad esempio, veniva dall’errore nella finale del ’94, e chiese di essere il primo a tirare"

Tu invece?
"Io dissi subito di sì, quando Maldini mi chiese se volevo tirare. E’ nel mio dna, da giocatore non ho mai detto di no a un allenatore"

Il tuo rigore fu l’ultimo della sequenza.

"Ricordo un particolare: inizialmente io dovevo essere il terzo, poi all’ultimo momento il Mister mi disse “tiri per ultimo”. La cosa non mi ha scosso, terzo o quinto per me era uguale"

Con che stato d’animo ti sei presentato sul dischetto?
"Sereno, avevo sensazioni positive. Per me era stato un Mondiale da incorniciare fino a quel momento"

Vi eravate allenati a calciare i rigori nei giorni precedenti?
"Prima di una partita così importante pensi alla possibilità di arrivare ai rigori, ma in modo molto soft. Si spera sempre di poterla vincere prima"

Quando hai deciso il modo in cui avresti tirato il tuo rigore?
"Prima ancora di arrivare sul dischetto: decisi che avrei tirato forte, centrale e sotto la traversa. E invece l’ho presa, la traversa…"

I rigoristi affermano che spesso si sbaglia quando si cambia idea all’ultimo momento.
"All’ultimo ho deciso solo una cosa: che se Barthez fosse rimasto fermo fino alla fine, avrei dovuto metterla proprio un pelo sotto la traversa. Così, anche se si fosse abbassato di poco, avrei segnato comunque. Per il resto volevo tirare forte, in modo da non fargliela vedere proprio"

Dove pensi di aver sbagliato?
"Ho rischiato troppo. Rivedendo l’intera sequenza dei rigori ho notato che in altre occasioni Barthez si buttò. Forse sarebbe bastato metterla a mezza altezza. Ma sono riflessioni che fai dopo, a mente fredda"

Dovendo ritirare quel maledetto rigore, cambieresti modalità? Magari scegliendo un angolino…
"No, sono cose che non puoi prevedere. Ci sono rigori tirati bene, forti e all’angolino, ma se hai la sfortuna che il portiere intuisce e si butta un po’ prima, lo sbagli comunque"

Il rigore perfetto dunque non esiste?
"Io dico che un rigore è tirato bene quando fai gol"

Cosa ricordi dei momenti immediatamente successivi al tuo tiro?
"Ho un vuoto. Non ricordo niente. Solo il botto della traversa e poi un tremendo boato. Ci credo, erano tutti francesi.
E’ paradossale, ma i momenti dopo li ho ricostruiti rivedendo le immagini in tv. È una sensazione strana: i miei ricordi sono più legati alle immagini televisive che a quello che ho visto realmente con i miei occhi"

I primi a consolarti?
"Toldo, Bergomi, Moriero… ma anche quella scena, sono sincero, l’ho rivista in tv"

Quando ti sei rivisto per la prima volta?
"Il giorno dopo, era inevitabile. Quelle immagini erano ad ogni telegiornale, continuavano a girare.
In modo davvero consapevole, però, solo 6 mesi dopo. Ho potuto rivedere tutti i dettagli.
Da quel giorno ad oggi, comunque, avrò rivisto il mio rigore migliaia di volte"

Siamo nello spogliatoio, al termine della partita. Cosa senti?
"Solo un grande silenzio, era svanito un sogno.
La sensazione al nostro interno, durante quel Mondiale, era che lo si potesse vincere davvero.
Eravamo quasi certi che, se avessimo superato la Francia, saremmo potuti andare in finale.
A posteriori, vedendo che in semifinale avremmo incontrato la Croazia e vedendo come il Brasile giocò la finale, dopo il malore di Ronaldo, il rammarico aumentò. Abbiamo perso un’occasione"

Quando sei tornato sul dischetto, dopo l’errore al Mondiale?
"Due mesi dopo. Empoli-Roma, seconda giornata di campionato. Finì 0-0"

Come 0-0?
"Essì, sbagliai anche quel rigore. Me lo parò Sereni. Non mi era mai capitato di sbagliarne due di fila. In carriera credo di averne sbagliati 3 su 20…"

Il terzo con la maglia dell’Inter. Inter-Udinese, terminata 2-1.
"Ricordo quella partita, erano i tempi in cui l’Inter veniva contestata. Una partita stranissima, la Curva deserta, i fischi del pubblico. Il gol di Ferrante al 90’ ci salvò. Dopo il gol di Sosa, il pareggio l’aveva segnato Blanc"

Avversari al Mondiale, compagni di squadra in nerazzurro: avete mai riparlato di quel Francia-Italia?
"Certo, tante volte"

E dei suoi baci portafortuna sulla pelata di Barthez?
"Quelli sono dettagli più giornalistici. Noi ne parlavamo dal punto di vista tecnico"

Il tuo riscatto con la maglia azzurra arrivò due anni dopo, all’Europeo, contro l’Olanda. In semifinale finisce 0-0 e si va nuovamente ai calci di rigore, con Van der Sar in porta.
"A differenza di Parigi, quella volta avevo paura. Durante la partita speravo di non andare ai rigori perché non volevo batterlo. Poi in quella gara uscirono Del Piero e Albertini e c’era bisogno di qualcuno che tirasse. Il Mister me lo chiese, e anche quella volta non seppi dire di no"

Sarà stata dura decidere come calciarlo.
"Non sapevo proprio dove tirare, alla fine decisi di incrociare e andò bene. Per me fu una grandissima liberazione, mi tolsi davvero un peso. C’è solo una piccola cosa che mi dà fastidio, ma lo dico senza alcuna vena polemica…"

Dicci.
"Il fatto che Di Biagio sarà sempre ricordato per l’errore del ‘98, e pochi invece ricordano il rigore di due anni dopo. Ma è normale che sia così, lo capisco. D’altra parte anche Baggio, per tanti, è solo quello del rigore sbagliato contro il Brasile…"

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