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19 aprile 2010

Joe Gaetjens, la fine dell'uomo che compì il "miracolo"

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Joe Gaetjens portato in trionfo al termine della partita vinta per 1-0 dagli Stati Uniti contro l'Inghilterra a Belo Horizonte

LA STORIA/8. Brasile 1950, tra Usa e Inghilterra finisce 1-0 in quello che a oggi rimane l’unico confronto tra le due nazionali in un Mondiale: è il "miracolo di Belo Horizonte". Joe, eroe del match, verrà poi arrestato e giustiziato a Fort Dimanche

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di Lorenzo Longhi

La macabra consuetudine di Fort Dimanche, la prigione della morte di Haiti, era sempre la stessa: ogni giorno, a mezzanotte, un prigioniero veniva condotto fuori dalla cella per essere fucilato. Esecuzione sommaria. Il 10 luglio 1964, così morì Joseph Eduard Gaetjens, colui che fu artefice principale di quello che è rimasto nella storia dei Mondiali come una dei risultato più straordinari di sempre: 29 giugno 1950, Stati Uniti-Inghilterra 1-0, la partita che entrerà nella leggenda come "il miracolo di Belo Horizonte".

Il Campionato del Mondo 1950, organizzato dal Brasile, fu il primo successivo alla Seconda guerra mondiale, ma anche il primo Mondiale a vedere la partecipazione dell’Inghilterra; i maestri inglesi, che sino ad allora avevano sempre snobbato l’evento, erano ovviamente i grandi favoriti. Gli inventori del calcio, i professionisti per eccellenza. Gli Stati Uniti, al contrario, ai Mondiali avevano già partecipato, e senza sfigurare: ma negli Usa il calcio non ha tradizione, è praticato da amatori e quasi sempre da immigrati. Immigrato è anche Joseph Eduard Gaetjens, detto Joe: nato a Port-au-Prince nel 1924, madre haitiana e padre tedesco, si è trasferito a New York nella seconda metà degli anni ’40 per studiare alla Columbia University. Viene da una famiglia alto borghese, Joe, ma decide di pagarsi gli studi lavorando come lavapiatti. Lo fa in un locale di New York in cui si serve cibo spagnolo, sulla 111esima strada: il proprietario del locale, però, è anche proprietario di una squadra iscritta alla Soccer league, il Brookhattan. Joe, che con i piedi ci sa fare eccome, ne diventa l’attaccante e, ben presto, cannoniere infallibile.

1950, anno dei Mondiali. Haiti non si qualificherà sino al 1974, ma a quello brasiliano Joe Gaetjens riesce ugualmente a partecipare. Tra oriundi e naturalizzati, è un periodo abbastanza singolare per le questioni di cittadinanza sportiva: Joe, che non è americano e nemmeno oriundo, vive a New York e così gli basta dichiarare l’intenzione di prendere la cittadinanza statunitense per ottenere un posto nella selezione Usa. Ecco perché Joe può volare in Brasile, dove gli Stati Uniti debuttano perdendo contro la Spagna, e perdono la terza gara, quella conclusiva, contro il Cile. In mezzo, però, c’è la sfida di Belo Horizonte, contro gli inglesi. Il mondo capovolto.



Le immagini d’epoca lasciano solo intuire il gol, un colpo di testa in tuffo su lancio dalla trequarti, in una sfida in realtà dominata dai britannici, guidati da fuoriclasse come Tom Finney, Stan Mortensen e quell’Alf Ramsey che sedici anni dopo vincerà il Mondiale da ct. Ma il risultato è ciò che entra nella leggenda, la prima sfida di sempre tra Usa e Inghilterra finisce 1-0 in quello che a oggi rimane l’unico confronto tra le due nazionali in un Mondiale. Gaetjens pensò così di modificare la sua parabola sportiva: abbandonò la Columbia University e si trasferì in Francia per tentare la strada del professionismo. Giocò nel Racing Club di Parigi, poi nelle serie minori con il Troyes e quindi con l’Alès, in Provenza, con alterne fortune. Rimase tre anni, prima di rientrare ad Haiti nel 1953, tornando a giocare da dilettante e inventandosi prima rappresentante di due multinazionali e, in seguito, proprietario di un’attività di pulitura a secco. La cittadinanza statunitense? Quella non la prese mai Joe, che anzi nel dicembre 1953 giocò anche una gara, la sua unica, con la nazionale di Haiti. Rimanendo, tuttavia, un mito per gli americani i quali, nel 2005, a Joe e ai suoi compagni di squadra dedicarono un film, "The game of their lives".



L’avventura umana di Joe Gaetjens, però, ha un finale tragico e strettamente connesso con le vicende storiche del suo Paese. Per quanto Joe fosse digiuno di politica, la stessa cosa non si poteva dire della sua famiglia, molto influente e imparentata con Louis Déjoie, l’uomo che nel 1957 sfidò alle elezioni presidenziali François "Papa Doc" Duvalier. Quest’ultimo, supportato dai militari, vinse le elezioni e, quando ebbe consolidato il suo regime populista e sciamanico sino alla dittatura, il 7 luglio 1964 si proclamò presidente a vita di Haiti e cominciò i rastrellamenti nei confronti di chi aveva supportato Déjoie. La potente famiglia di Gaetjens, che sino ad allora aveva goduto di una sorta di immunità, quel giorno fu immediatamente costretta a nascondersi per preparare la fuga. Joe, invece, andò come sempre a condurre il suo negozio: si riteneva un uomo di sport, lontano da quella politica che non lo aveva mai interessato, e pensava perciò di essere al sicuro.

Ma due dei fratelli di Joe, Fred e Jean-Pierre che già erano fuggiti nella Repubblica Dominicana, erano stati accusati di aver partecipato ad un tentativo di golpe organizzato da alcuni haitiani in esilio, e Duvalier decise la rappresaglia. Così la mattina dell’8 luglio 1964 i Tonton Macoutes, le sanguinarie milizie di Duvalier, arrestarono Joe e lo trasferirono a Fort Dimanche. Da allora, nessuno ebbe più sue notizie e, sebbene le ricostruzioni riportino che la sua fucilazione fosse giunta due giorni dopo l’arresto, non ci sono certezze sulla data della sua morte, né è mai stato ritrovato il suo corpo. Joe Gaetjens fu una delle 30mila vittime del regime di Duvalier. Fu la drammatica fine dell’uomo cui era riuscito il miracolo.


LA SCHEDA DEL MONDIALE
Brasile 1950
Squadre partecipanti: 13
Vincitore: Uruguay
Match decisivo per il titolo (pool finale a 4 squadre): Brasile-Uruguay 1-2 (2’ st Friaca, 21’ st Schiaffino, 34’ st Ghiggia)
Match decisivo per il 3° e 4° posto (pool finale a 4 squadre): Svezia-Spagna 3-1 (15’ pt Sundqvist, 34’ pt Mellberg, 35’ st Palmer, 37’ st Zarra)
Capocannoniere: Ademir (Brasile), 9 gol

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