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10 agosto 2010

Dallo 0 al 121, quando i calciatori danno i numeri

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Steve Cronin, portiere dei Los Angeles Galaxy, nel 2006 giocò con la maglia numero 0 (foto Ap)

Giuseppe Rossi, scegliendo in Nazionale il numero 12 (tradizionalmente appannaggio dei portieri di riserva), ha infranto un tabù. Ma, dal 44 di Gatti all'1+8 di Zamorano, si è visto di tutto. Anche un grande centrocampista con il numero 1. GUARDA LE FOTO

di LORENZO LONGHI

Il tabù l’ha infranto Giuseppe Rossi: 44 anni dopo l’unica volta (nell’infausto 1966), sarà un giocatore di movimento a vestire la maglia azzurra numero 12, quella che da sempre ha caratterizzato il portiere di riserva. Anzi: il “secondo portiere”, come sino a qualche anno fa era scritto sulle didascalie degli album di figurine. Il dodicesimo, appunto: ci sono portieri che, con quel numero, sono diventati icone, perché il 12 era un simbolo e una condanna. In azzurro lo indossava Bordon, eterno secondo di Zoff, poi Tacconi che lo fu di Zenga. Solo ai Mondiali del 1966, quando l’Italia assegnò i numeri in ordine alfabetico, il 12 finì sulle spalle di qualcuno che non fosse un portiere, ovvero il centrocampista Leoncini. Ma fu un torneo da dimenticare e, successivamente, l’evento non si è più verificato. Anzi: per l’1 e il 12 si è sempre derogato all’ordine alfabetico per privilegiare l’assegnazione a un portiere. E se altrove (in Olanda, Francia e Spagna), il 12 sulle spalle di un giocatore di movimento è qualcosa di normale, in Italia non lo è mai stato. Ora, in azzurro, Rossi è pronto a renderlo un numero come gli altri.

Per carità, non c’è da scandalizzarsi, ma in fondo è un altro pezzo di storia pallonara d’antan sacrificato sull’altare del calcio ogm. Del resto, ormai anche in Italia ci si è abituati a numeri che sembrano più adatti alle linee degli autobus che al campo di gioco. Dal 1996, quando la Lega Calcio ha aperto alla nuova frontiera del marketing, se ne sono viste di tutti i colori. C’è chi, come l’ex perugino Fabio Gatti, scelse il numero 44 giocando con il suo cognome sul ritornello una famosissima canzone dello Zecchino d’oro e chi, come l’interista Zamorano, cedendo il 9 a Ronaldo, vestì il 18, ma sulla maglia fece comparire un’addizione: 1+8, ovvero 9. Si è visto un portiere con un iconoclasta 10 (Lupatelli al Chievo), poi originalità di tutti i tipi: Marazzina a Bologna scelse il suo numero di scarpe (41), Hakan Sukur all’Inter il 54 che, in Turchia, era la targa automobilistica della sua città, Sakarya. Toni un anno segnò 30 gol a Palermo e, passando alla Fiorentina, si mise il 30 sulle spalle. Poi Cristiano Lucarelli, numero 99 in onore dei tifosi, perché fu l’anno di nascita delle Bal, le Brigate autonome livornesi. Il più geniale? Marco Fortin, portiere ex Siena e Cagliari che spesso ha scelto il numero 14. Il motivo? Provate a leggere il numero in inglese…

All’estero, poi, negli ultimi quindici anni si è fatto anche di peggio. Basti pensare a due centrocampisti argentini: prima Alonso e poi il grande Ardiles - anche lì per motivi di ordine alfabetico - indossarono (sacrilegio!) il numero 1 ai Mondiali del ’78 e dell’82. O agli estremi: negli anni Novanta, Hicham Zerouali (detto “Zero”) indossò la maglia numero 0 dell’Aberdeen, come ha fatto nel 2006 anche il portiere Steve Cronin dei Los Angeles Galaxy. Ma il record spetta all’Australia: nella gara delle ultime qualificazioni Mondiali contro l’Indonesia, il ct Pim Verbeek schierò il 18enne centrocampista Thomas Oar con il numero 121, perché la Confederazione asiatica pretese di mantenere un numero fisso per ogni giocatore impiegato.  Senza pudore.

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