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07 settembre 2010

Romario, un gol per il Brasile: adesso si dà alla politica

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Romario, al centro, col presidente brasiliano Lula e con Sepp Blatter, n° 1 Fifa

E' stato più di un calciatore, è stato un simbolo per il suo Paese. Da sempre dalla parte dei più deboli: dopo una partita si presentò con la figlia down in braccio per chiedere al governo una politica a sostegno dei disabili. Ora si candida. VIDEO E FOTO

Il suo slogan in fondo non poteva essere che questo, a costo di sembrare banale: facciamo un gol per il Brasile. Perché lui di gol nella sua vita ne ha fatti tanti, quasi troppi: più di mille, come Pelè. Ovunque. Su ogni superficie. In ogni modo, ma sempre con uno stile unico: quello di Romario de Souza Faria.

E' stato più di un calciatore, è stato un simbolo per il Brasile. Esaltante come le sue reti, esagerato come la sua carriera. Vincente, straripante, perfino eccessivo nei suoi comportamenti. Con un carattere così impetuoso da non poter essere tenuto a freno.
Playboy, capace di amare fino a tre donne in un solo giorno, e di farlo anche nel ritiro della nazionale. Sfrontato, nel suo bar fece appendere caricature di Edmundo e Dunga, Zagallo e Zico, definito un perdente.

Difficilmente avrà il loro voto. E magari non avrà quello dei suoi creditori, che - si dice- non siano pochi. Ma quello di tanti altri sì. Quello di chi si disperava ogni volta che annunciava il suo ritiro, tornando poi ogni volta sui suoi passi. Quello di chi per oltre vent'anni ha sognato grazie alle sue magie. Da sempre dalla parte dei più deboli: dopo una partita si presentò con la figlia down in braccio per chiedere al governo una politica a sostegno dei disabili.

Ora che ha qualche capello bianco in più e che con il calcio ha chiuso per davvero, i più deboli li vuole aiutare direttamente lui: quelli di Cidade de Deus, e di tutte le altre favelas brasiliane. Perché Romario in una favela c'è nato e cresciuto, e non lo dimentica. Perché Romario non vuole essere solo trionfi e gol: ma molto, molto altro.

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