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18 ottobre 2010

Il mastino Burgnich: "Il mio Pelé, il migliore di tutti"

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Uno spettacolare contrasto aereo fra Tarcisio Burgnich e Pelé, nella finale Mondiale 1970 fra Brasile e Italia (Getty Images)

L'INTERVISTA. Sabato 23 compie 70 anni. Toccò all'ex difensore dell'Inter marcarlo nella finale Mondiale 1970: "Giocatori così nascono ogni trent'anni. Lui, Maradona, Di Stefano e Sivori i più grandi, ma Pelé è stato il più completo". IL VIDEO, LE FOTO

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di LORENZO LONGHI

“È fatto di carne ed ossa come tutti gli altri, mi dicevo prima di quella partita. Sbagliavo”: Tarcisio Burgnich, qualche anno fa, così ricordò, icasticamente, il giorno in cui marcò Pelé. 21 giugno 1970, Città del Messico, finale dei Mondiali: Brasile-Italia finì 4-1, la Seleçao portò a casa - aggiudicandosela in maniera definitiva - la sua terza Coppa Rimet. Vinsero tre Mondiali in tredici anni, il Brasile e Pelé, che in quel 1970 viveva probabilmente il periodo di massimo splendore. Segnò il primo gol, o Rei, e alla Roccia azzurra non restò che guardarlo esultare, da terra. Burgnich, oggi, di anni ne ha 71, vive in Toscana dalle parti di Altopascio, si tiene in allenamento con la bicicletta e ferma volentieri il pedale per parlare di Pelé: “Dalle immagini di quel gol, e dagli scatti fotografici, sembra che lui salga in cielo per colpire il pallone. In effetti mi sovrastò, ma mi prese in controtempo: avevo fatto un passo in avanti perché mi aspettavo che Rivelino crossasse basso, arrivò un pallone alto e Pelé era già in vantaggio. L’elevazione non fu straordinaria, ma il colpo di testa fu perfetto”.

E allora lei capì che Pelé non era di carne ed ossa…

“Lo confermo: un giocatore così nasce ogni venti o trent’anni. Una perla rara”.

Pelé e chi altro?
“In ordine cronologico Di Stefano, Sivori, Pelé e Maradona”.

È stato il brasiliano il migliore?
“Direi di sì. Maradona era forse un talento più individuale, ma il Pelé che ricordo io aveva tutto: destro, sinistro, colpo di testa, velocità, dribbling, tiro e visione di gioco. E poi aveva un’altra dote: era leale”.

Il fuoriclasse senza la faccia da schiaffi.
“Non amava irridere gli avversari. Penso alla differenza fra i tunnel di Sivori e quelli di Pelé: per quest'ultimo era una situazione di gioco, lo faceva quando necessario. Tutte le volte che ho giocato contro di lui, l’impressione veniva confermata”.

In quella finale lo marcaste in due.

“Sì, è vero, a dividerci i compiti di marcatura su Pelé fummo io e Bertini, a seconda dei movimenti che faceva il brasiliano in campo”.

Nelle pagelle del giorno seguente Brera diede 7,5 a Pelé ma scrisse: “Non sempre è riuscito a farsi luce perché avere addosso un mastino come Burgnich non è comodo per nessuno”. Di lei vergò che “di riffe e di raffe in un certo modo s'è salvato”, ma le rifilò un 5…

“Va detto che, proprio per quel tipo di marcatura, Pelé in quella partita non ha mai cercato di andarmi via in velocità o di affrontarmi a tu per tu. Ci fu qualche contrasto, ma nessuno scontro con lui: più che altro, organizzava il gioco da centrocampo. E, a giudicare da come finì, evidentemente per il Brasile era più che sufficiente”.

Lo ha affrontato altre volte?
“Sì, due o tre, in amichevole contro il Santos o i Cosmos. Ma non mi capitò più di marcarlo, e credo di non averci nemmeno mai parlato. Eppure una amichevole contro il Cosmos in America finì con una scazzottata”.

Litigò con Pelè?

“No, Pelé non c’entrava e non prese parte alla scazzottata che seguì la lite. Io sì”.




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