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28 ottobre 2010

Di Marzio: così scoprii Maradona, il migliore di sempre

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Diego Armando Maradona con Gianni Di Marzio. Fu proprio l'allora tecnico del Napoli a scoprire El Pibe de Oro durante un viaggio in Argentina

50 ANNI. L'ex allenatore del Napoli è stato il primo a scovare il talento del Pibe durante un viaggio in Argentina per il Mondiale 1978: "Non volevo neppure andarlo a vedere. L'avevo preso per 300 milioni, ma Ferlaino non ne volle sapere". FOTO E VIDEO

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di LUIGI VACCARIELLO

Di talenti se ne intende. Gianni Di Marzio ne ha scovati parecchi nella sua lunga carriera. Messi, Bale, Cristiano Ronaldo, solo per fare qualche nome. Ma solo uno riesce a farlo emozionare davvero, Diego Armando Maradona. E’ in aeroporto, sul bus che lo sta portando su un aereo diretto a Roma. Appena sente la parola Maradona, la sua voce s’illumina: “Va bene, cominciamo subito”. Quasi a voler dire: per Diego si può anche far ritardare un aereo. Più di mezzo secolo di vita passato tra campi, panchine e stadi di mezzo mondo come giocatore prima, allenatore poi e osservatore ancora. Gianni Di Marzio è stato l’uomo che ha scoperto Maradona: “Ero in Argentina per i Mondiali del 1978, pensare che non volevo neppure andarlo a vedere”. Se lo assicurò per 220 mila dollari, 300 milioni delle vecchie lire, ma il presidente Ferlaino non ne volle sapere di puntare su quel giovanotto riccio dal sinistro fatato, arrabbiato a morte con Menotti per la mancata convocazione a quel Mondiale e che ora ha 50 anni. Ed è da lì che partiamo, Argentina 1978. 

Di Marzio lei è stato l’uomo che ha scoperto Maradona. Ci racconta come e dove scoprì Diego?

(Mi interrompe subito “Permette, parlo io”, ndr). “Ero stato da poco nominato allenatore del Napoli e andai a Buenos Aires per i Mondiali del 1978. C’erano anche Radice e Trapattoni. Arrivo in hotel, il Don Carlos, e dopo un paio di giorni ricevo la telefonata di Settimio Aloisio. Un ingegnere di origini calabresi che viveva in Argentina da vent’anni. Era uno dei responsabili della sezione calcio della polisportiva Argentinos Juniors. Era una brava persona, tifoso del Catanzaro, dove avevo fatto benissimo come allenatore. Mi dice: 'Ti devo fare vedere un ragazzo fenomenale che abbiamo, non ha ancora 18 anni ed è stato anche tra i 40 pre-convocati per i Mondiali, solo che Menotti alla fine ha preferito gente di maggiore esperienza. Lo devi assolutamente vedere'. Sinceramente ho rimandato al mittente i suoi inviti più di una volta. Ero appena diventato allenatore del Napoli, ero nel momento migliore della mia carriera, ed ero lì per vedere e magari prendere calciatori che quel Mondiale lo giocavano”.

E come si lasciò convincere?
“Venne in hotel, bevemmo una cosa assieme e mi lasciai convincere. Con me vennero Pesciaroli e Giubilo del Corriere delle Sport. Arrivammo su questo campo in terra battuta, le due squadre erano pronte, ma Diego non c’era. Dovemmo andare a casa sua, a Villa Fiorito. Ci mettemmo un po’ di tempo per farlo venire con noi. Era arrabbiato a morte con Menotti per la mancata convocazione. In un quarto d’ora fece tre gol. Chiesi ad Aloisio di farlo uscire e corsi negli spogliatoi. Gli feci firmare subito un contratto in bianco. Temevo che Pesciaroli, tifoso della Lazio, potesse farmelo soffiare. Era nostro per 220.000 dollari, 300 milioni di lire dell’epoca”.

E poi cosa successe? Stiamo parlando dell’estate del 1978. Maradona arrivò al Napoli solo 6 anni dopo per 13 miliardi passando per Boca Juniors e Barcellona.
“Successe che l’Argentina vinse il Mondiale. Maradona venne in Europa a giocare due amichevoli dopo un paio di mesi, di cui una in Italia. Non fece benissimo soprattutto nella prima, a Ginevra, a Roma lo marcò Tardelli. Lo andai a trovare in hotel, ormai avevamo un ottimo rapporto. Per farlo sentire più vicino a noi, gli avevo mandato anche una maglietta di Savoldi. Feci di tutto, ma l’allora presidente Ferlaino non ne volle sapere. Non era uno che puntava sui giovani, a differenza mia. Lui preferiva i giocatori esperti e già conosciuti perché gli facevano vendere gli abbonamenti. Poi 6 anni dopo Antonio Juliano, probabilmente si ricordò delle mie parole e lo presero dal Barcellona per 13 miliardi. Ricordo ancora quell’intervista di Diego sull’aereo che lo stava portando a Napoli in cui mi ringraziava. Io e lui abbiamo sempre avuto un rapporto stupendo”.

Possibile che non l’abbia proposto più a nessuno?

“Assolutamente. Pensi che un noto assicuratore napoletano voleva comprarlo di tasca sua privatamente. Ma dissi di no, queste cose non mi sono mai piaciute”.

E che ricordo ha di Maradona uomo e calciatore?

“Era eccezionale in tutto. Un ragazzo fantastico, purtroppo è stato poco protetto e mal consigliato. Ma soprattutto sfruttato. Dal punto vista calcistico, che dire: il migliore di sempre”.

Quindi Maradona è megli'e è Pelé?
“Certo. Che domande. Pelé ha fatto 1000 gol, ma ha giocato solo in Brasile, Maradona è venuto in Europa. Se avesse giocato in Brasile Diego avrebbe fatto non dico 2.000, ma 1.500 gol sicuro”.

E di Messi che lei propose 18enne alla Juve nel 2005, che mi dice? Può essere l’erede del Pibe de Oro?
“Non scherziamo. Messi è un calciatore formidabile, ma Maradona è unico”.

Diego compie 50 anni, cosa vuole augurargli?
“Gli auguri lasciano sempre il tempo che trovano. A 50 anni si trova ‘nel mezzo del cammin di nostra vita’. Adesso sa che cosa vuole. Quindi il mio augurio è questo: Diego, fai ciò che vuoi”.




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