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26 ottobre 2010

"Chi perde torna sottoterra". Minatori cileni battuti 3-2...

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Per cancellare la paura di 69 giorni vissuti sepolti, hanno giocato una partita contro i loro soccorritori. Purtroppo è andata male. "Al massimo vi salveremo di nuovo", ha scherzato il presidente cileno. GUARDA I VIDEO E LE FOTO

I minatori sfideranno i loro salvatori

Le foto: il salvataggio dei minatori

Il sogno di tanti, forse di tutti, è quello di diventare qualcuno dando calci ad un pallone. Loro, invece, i calci a quel pallone li hanno dati solo per scherzarci su, per cancellare la paura di 69 giorni vissuti in gabbia. E così una partita di calcio tra minatori e soccorritori riesce anche a diventare una scommessa.

"Chi perde torna sottoterra". "Al massimo vi salveremo di nuovo", ha scherzato il presidente cileno Pinera. E meno male che era solo una battuta. Perché i minatori hanno perso 3-2, ma di tornare in quell'inferno non avevano nessuna intenzione. Più di 1650 ore trascorse sottoterra e al buio sono un'infinità. Per non impazzire però sognare è stato obbligatorio. Lo hanno fatto laggiù anche grazie al calcio, il filo conduttore che ha unito le speranze e le paure dei minatori e delle loro famiglie.

E così anche una partita persa (come Ucraina-Cile), vista e commentata da laggiù ha restituito persino un tocco di normalità.  Così come le parole e i messaggi che sono arrivati da ogni parte del mondo. Prima David Pizarro, poi Villa, figlio anche lui di un minatore. Che non ha voluto far mancare la vicinanza, nemmeno a 700 metri di profondità. Dove sono arrivate le sue maglie autografate, con un messaggio chiaro: "Animo Mineros". Un gesto che ha commosso tutti, così come quello dei giocatori della Roma, che per salutare il ritorno in superficie dei minatori - hanno indossato - nel pre partita della gara contro il Genoa - una maglia con su scritto "bentornati 33".

A volte lo spettacolo può essere anche questo. O quello di qualche palleggio azzardato da Franklin Lobos, ex giocatore della sua nazionale, ex star del calcio cileno. Fino a poco fa inseguito e corteggiato dai tifosi e dai flash dei fotografi, ora semplicemente un minatore. Al momento della sua liberazione, però, la prima cosa che ha fatto - dopo aver abbracciato la sua famiglia - è stata dare un calcio a quel pallone. Dare un calcio alla sfortuna. Ogni tanto ci vuole.

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