23 novembre 2010

Mourinho: ''Grazie a Dio non sono modesto''

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José Mourinho ha vinto in tutti i campionati. Ma in Inghilterra, confessa, si sente come a casa

L'allenatore del Real Madrid si confessa in una lunga intervista a France Football, ripercorrendo le tappe della sua carriera, dal Porto al Chelsea, dall'Inter fino in Spagna. E infine svela: ''Voglio chiudere la mia carriera in Inghilterra''

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José Mourinho a tutto campo in una lunga intervista che appare oggi sul periodico France Football con il titolo ''Ringrazio Dio di non essere modesto". L'allenatore del Real Madrid ripercorre scendendo nei particolari le tappe della sua carriera, dal Porto al Chelsea, dall'Inter al Real, affermando fra l'altro che il suo "habitat naturale è il calcio inglese" ed è in Inghilterra che "vuole concludere" la sua carriera. Ora però, non potrebbe essere "più contento" di com'è al Real, "tenuto conto della dimensione di questo club, dell'amore che suscita e dell'importanza della sfida" che lo attende.

Quanto alle imprese di Milano, Mou afferma che al suo arrivo in Italia pensò "di costruire con l'Inter una squadra a due volti. Una per vincere lo scudetto e un'altra per provare a vincere la Champions League". Nel primo caso, "sapevo - spiega - che eravamo la squadra migliore del campionato. E quando hai la squadra migliore devi dire: vinco. Non ci sono altre possibilità. Invece, in Champions, l'Inter 2009-2010 non era la squadra migliore se paragonata al Real, al Barcellona, al Bayern, al Manchester, al Chelsea, tutte squadre che potevano vincere il titolo. In partenza potevamo solo dire: 'proviamo a vincerla'. Poco a poco, abbiamo trasformato il nostro discorso in 'la vinceremo'. E l'abbiamo vinta''.

Mentre la Champions vinta con il Porto fu una sorpresa perché la sua era una squadra di giovani, "con l'Inter - dice Mourinho - fu tutto il contrario, era la squadra dei veterani. C'erano dei giocatori che se non avessero vinto quella coppa lì non l'avrebbero vinta più! Cioè, insomma, diciamolo fra virgolette, perché possono ancora vincere quest'anno o l'anno prossimo! Ma se prendi Zanetti, 37 anni, Materazzi, 37, Cordoba, 34, Toldo, 38, Samuel, era probabilmente la loro ultima occasione. Sono fiero che abbiano realizzato questo sogno".

Al giornalista di France Football che gli chiede se, da un punto di vista "estetico", la semifinale di ritorno contro il Barcellona sia stata una "buona pubblicità'', Mourinho risponde: "sì, è stato uno spettacolo fantastico". Poi aggiunge: "non fu colpa nostra. Io avevo deciso di vincere. Capisce? Avevo deciso di vincere! Lo spettacolo l'avevamo dato a Milano, all'andata vincemmo 3-1, ne avremmo potuti fare quattro, e siamo andati a Barcellona con quel vantaggio. Là abbiamo cominciato ed eravamo disposti a giocare ma, dopo un quarto d'ora, ci siamo ritrovati in 10. E a quel punto, o fai il buffone e ne prendi quattro o cinque, o reagisci da campione e di qualifichi. Sapendo che se fossimo arrivati in finale, l'avremmo vinta. Fu un grande spettacolo di tattica!".

Infine, amato dai suoi giocatori, ne ricorda uno in particolare con il quale non fu facile all'inizio, Nicolas Burdisso: "all'Inter, quando arrivai, gli dissi che era meglio che andasse via, non ci sarebbe stato spazio per lui. Volevo venderlo per investire su altri giocatori. Avevo programmato la sua cessione e, alla fine, si è rivelato fra i giocatori più coinvolti dal mio progetto mai incontrati nella mia carriera. Burdisso mi rispose: 'ti dimostrerò che posso giocare'. Gli ho detto: 'ok, vediamo, vediamo insieme. Non ti voglio oggi, ma forse domani sarà un altro giorno'. E oggi, sa quanto lo apprezzo. Sa anche che sarei felicissimo di lavorare di nuovo con lui, perché è un uomo e un giocatore fantastico".

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