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03 dicembre 2010

2018 e 2022, Mondiali a tutto gas & petrolio. Ecco perché

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Dopo l'assegnazione e le polemiche (Obama si è detto scandalizzato per la scelta), una cosa è certa: ha deciso il potere dei soldi, I nuovi mercati battono le vecchie scuole del calcio, come l'Inghilterra, eliminata subito. GUARDA IL VIDEO E LE FOTO

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Assegnati i Mondiali di calcio 2018 e 2022

Tutte le foto: Qatar, ecco gli stadi del futuro

di Veronica Baldaccini

Gas e petrolio si aggiudicano i Mondiali. La Russia organizzerà quelli del 2018, il Qatar quelli del 2022. Il più esteso tra i candidati, e il più piccolo: 11mila km quadrati, tanto per intenderci, è come se l'Abruzzo organizzasse la Coppa del mondo, ma con ben altro reddito pro capite.

Alla fine, ad aver vinto non sono solo loro, e le persone che nella Piazza Rossa o sulla spiaggia di Doha si sono ritrovate a festeggiare, ma anche i bookmaker che li davano per favoriti. Un sito russo ha addirittura anticipato di due ore l'esito, tanto per autorizzare qualche nuovo dubbio sulla trasparenza dopo che due settimane fa la Fifa aveva sospeso due membri del comitato esecutivo, ovvero i delegati delle confederazioni di Africa e Oceania, per aver offerto il loro voto in cambio di denaro.

I soldi c'entrano eccome, non quelli passati sottobanco, ma quelli che una nazione può spendere alla luce del sole. Russia e Qatar hanno promesso di costruire tanti, magnifici impianti. A Doha, nel 2022, non ci sarà un'altra Pasadena '94. I 13 stadi ancora da costruire saranno come avveneristici palazzetti, chiusi e refrigerati per combattere i 50° all'ombra. Mosca e San Pietroburgo, quattro anni prima, non saranno da meno, visto che da oggi realizzeranno 15 dei 16 stadi necessari.

I nuovi mercati battono le vecchie scuole del calcio, come l'Inghilterra, eliminata alla prima votazione. Là dove c'è da spremere, la Fifa va. E pazienza se dopo rischia di lasciare il deserto come nel caso del Sudafrica: il calcio non è uno sport che attecchisce ovunque. L'indispensabile è vendere i diritti televisivi. In questo caso arabia e cremlino sono perfetti: un meridiano di differenza, fuso adatto a far vedere il calcio là dove lo possono comprare, al contrario dell'Australia.

L'assenteismo di Putin, che ha disertato la cerimonia ma è andato Zurigo per ringraziare Blatter, batte il video-presenzialismo di Obama, ancora sconfitto dopo le Olimpiadi mancate nella sua Chicago. Ci ha messo la faccia, e ha perso. La Russia invece ha fatto l'en plein: Olimpiade invernale a Sochi, nel 2014, mondiale quattro anni dopo. Anche questa è una nuova tendenza, come dimostra l'accoppiata brasiliana Mondiale-Olimpiade di Rio de Janeiro, quando a sorridere fu Lula. E l'Italia, in tutto questo sta a guardare. L'unico obiettivo ora è qualificarsi, perché non basta essere "amici" di tutti per essere invitati.

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