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25 dicembre 2010

Sceicchi, satrapi, tycoon: i padroni del calcio d’Oriente

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Il leader birmano Than Shwe: secondo un cablo diffuso da Wikileaks, nel 2008 è stato sul punto di offrire un milione di dollari per il Manchester United (Getty Images)

Dal dittatore birmano che fu sul punto di comprare il Manchester United ai club del gas sulla Via della seta, passando per i ricchi emiri di Abu Dhabi: ecco i padroni del calcio alla provincia dell’impero. Tra affari, politica e propaganda. GUARDA LE FOTO

di LORENZO LONGHI

Aveva pensato di comprare il Manchester United. Poi si è reso conto che offrire un miliardo di dollari per rilevare una squadra di calcio sarebbe stato alquanto sconveniente per il capo di una giunta militare che governa su un popolo fra i più poveri del mondo. Così il generale Than Shwe, che in Birmania dal 1992 è Presidente del Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (cioè dittatore, ma con una definizione più educata), ha preferito fare un passo indietro. La notizia, alcune settimane fa, era stata rivelata da Wikileaks. Secondo documenti dell’ambasciata Usa a Rangoon il leader birmano, notoriamente tifoso del Manchester United, fu sollecitato dal nipote a presentare un’offerta di acquisto per i Red Devils. Il cablo, che risale a gennaio 2009, racconta però anche la retromarcia del generale, che si rese conto dell’insensatezza di una tale mossa propagandistica proprio mentre la Birmania - che pochi mesi prima era stata sconvolta dal passaggio del ciclone Nargis, catastrofe da 140 mila morti - era alle prese con una violenta crisi sociale ed economica. Allora l’investimento di regime virò sulla creazione di un nuovo campionato nazionale, pur in un Paese senza tradizione calcistica: 11 squadre, stadi nuovi con investimenti stranieri ed ecco la Myanmar National League.

Periferia dell'impero.
Del resto il calcio - straordinario veicolo di propaganda e potente motore di denaro - ben si presta a pelosi intrecci fra politica, affari e propaganda, e la crescente sperequazione nella distribuzione del reddito mondiale ha contribuito ad allargare le frontiere del calcio a luoghi e persone che sino a una decina di anni fa erano alla estrema provincia dell’impero. L’assegnazione del Mondiale 2022 al Qatar è solo l’ultima conferma: sceicchi, dittatori e satrapi d’Oriente sono diventati personaggi decisivi nel mondo del pallone, per ricchezze e contatti politici quasi da fare impallidire gente come Abramovich. Perché, da Than Shwe ai vari padroni del calcio fra Medio Oriente, Via della seta ed Estremo Oriente, ce n’è davvero per tutti i gusti.

Il “creatore” uzbeko. Luglio 2008: un oscuro club sulla Via della seta, il Kuruvchi di Tashkent, contatta Samuel Eto’o del Barcellona. L’offerta è sbalorditiva, 40 milioni a stagione. Eto’o vola in Uzbekistan, dice sì, ci ripensa. Il Kuruvchi è l’attuale Bunyodkor, il nome significa “creatore” in lingua uzbeka, e non si è scoraggiato: ha attiva da tempo una lucrosa partnership con il Barcellona, ha riempito d’oro allenatori come Zico e Scolari e campioni come Rivaldo, detta legge in campo. Ma sei anni fa nemmeno esisteva. Presidente è Isok Akbarov, ma proprietario è il colosso energetico Zeromax, sede legale in Svizzera e interessi in ogni dove. Gas naturale, soprattutto. Chi c’è dietro Zeromax? Nessuno lo dice, ma tutti lo sanno in Uzbekistan: Gulnara Karimova, classe 1972, poliedrica, fascinosa e ricchissima figlia di Islom Karimov, presidente uzbeko dal 1991. Lei, un incarico diplomatico in Russia e mille interessi, è additata come potenziale successore del padre. Nella campagna di creazione dell’immagine, il Bunyodkor è strategico.

Oro azero. Anche il Gabala FC, nel lontano Azerbaigian, non scherza. Ad allenarlo c’è un giovane manager proveniente dalla Premier League, Tony Adams. Sì, proprio l’ex leggenda di Arsenal e nazionale inglese, ex tecnico del Portsmouth. Obiettivo stupire: la città di Gabala conta 12mila abitanti, il club sta costruendo uno stadio da 25mila posti. Finanziatore del club è la potentissima Gilan Holding (costruzioni, edilizia, agricoltura, tessile, nuove tecnologie e parecchio altro), presidente Tale Heydarov, 26enne figlio di uno dei più influenti politici azeri, Kamaladdin Heydarov. Ora in campionato è quarto e attende l’esplosione, ma state sicuri che il Gabala farà parlare di sé. Già lo slogan, “orgoglio dell’Azerbaigian”, la dice lunga sulle prospettive a medio termine.

Premier d’Oriente. Che il club più ricco del mondo sia l’opulento Manchester City dello sceicco di Abu Dhabi Mansour bin Zayd Al Nahyan, vi sono pochi dubbi. Lo raccontano le cifre spese sul mercato negli ultimi anni. Ma, fra il 2007 e il 2008, il City è stato di proprietà di Thaksin Shinawatra, discusso e discutibile tycoon nonché primo ministro della Thailandia dal 2001 al 2006. Deposto da un colpo di Stato, Shinawatra è stato condannato per corruzione e una cospicua parte dei suoi beni sono stati confiscati dal governo del suo Paese. Ma non c’è solo il City, nella Premier... d’Oriente: il Portsmouth negli ultimi due anni è passato attraverso la ownership di emiri e tycoon e oggi - dopo essere stato portato a gloria e fallimento dal russo Sacha Gaydamak quindi dagli sceicchi Sulaiman al-Fahim e Ali Al Faraj - è di proprietà del businessman nepalese Balram Chainrai. Il quale giostra i suoi numerosi affari principalmente da Hong Kong, dove peraltro è nato Carson Yeung, il finanziere proprietario oggi del Birmingham City.

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