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12 gennaio 2011

Iniesta e Xavi, o la bocciatura dei registi di scuola-Barça

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La vittoria del Pallone d'Oro di uno tra Iniesta e Xavi sarebbe stata la consacrazione di una scuola, quella dei centrocampisti firmati Barça (Getty)

Un successo dell'uno o dell'altro al Pallone d'Oro avrebbe consacrato una lunga tradizione blaugrana: quella dei centrocampisti formatisi nella "Masia": da Milla a Guardiola, passando per De la Pena e Fabregas fino a Thiago Alcantara. GUARDA LE FOTO

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di AUGUSTO DE BARTOLO

Passano, verticalizzano, passano ancora. In fondo i centrocampisti del Barcellona sembra non facciano nulla di particolarmente difficile. Eppure sono riconoscibili tra mille. Le capacità della Masia, il settore giovanile blaugrana, di creare talenti sono ormai note e riconosciute, ma nello specifico, ciò che dà maggiore valore al lavoro degli uomini che fanno capo a Guillermo Amor, responsabile della cantera, è la specializzazione nel formare centrocampisti dalle doti tecnico-tattiche veramente elevate.

Negli ultimi 20 anni si contano almeno una quindicina di giocatori di questo tipo, di livello mondiale, che hanno avuto a che fare con l’ambiente Barça. Il Pallone d'Oro sfiorato da Andres Iniesta e da Xavi è soltanto la logica conseguenza di una lunga tradizione che avrebbe meritato di essere consacrata. Una sorta di evoluzione in stile Darwin del "centrocampismo" blaugrana che ha portato a formare i registi moderni tra cui i migliori in assoluto sono appunto i due campioni del mondo. Il loro allenatore non a caso è Pep Guardiola, altro "numero 4" per eccellenza: non l’inventore dello stile dei centrocampisti del club catalano, ma assolutamente il simbolo della tradizione.

Ogni bambino che passa per "La Masia" cerca di assomigliare al suo giocatore preferito. E' stato così che Luis Milla (al Camp Nou dal 1984 al 1990) ha fatto "nascere" Guardiola e da lui hanno imparato Arteta (ora all'Everton), Fabregas (all'Arsenal) e gli stessi Busquets, Iniesta e Xavi. Nel mezzo tanti altri che hanno consolidato l'uso: Albert Celades, Ivan De La Pena (con un passato sfortunato alla Lazio), Gerard, Luis Garcia, Gabri, Thiago Motta (idolo dei tifosi dell'Inter) fino a Thiago Alcantara, già esordiente nella Liga e in Champions, a cui spetta l'onore e l'onere di dare continuità ad una specie da proteggere e che, per fortuna, non è in via d'estinzione.

Il punto di forza dei centrocampisti del Barcellona è che da piccoli apprendono e accettano di giocare per gli altri. Una filosofia che non prevede duelli fisici anche perché gli avversari non vedono mai la palla. Forza e rapidità mentale prima che potenza e prestanza fisica. In 20 anni di centrocampisti sono soltanto tre quelli che superano il metro e settantasette d'altezza, Gerard, Guardiola e Busquets, guarda caso i più atipici. Gli altri sono tutti dei "piccoli mostri" che altrimenti non avrebbero potuto ripetere gli stessi movimenti, avere la stessa rapidità d'esecuzione ed effettuare cambi di direzione repentini.

In fin dei conti lo stile dei centrocampisti del Barça è facilmente riassumibile nella sostanza e nel risultato: tocchi di palla rapidi, scappare dalla marcatura, uno-due, ritmo, chiamare il compagno, io ti aiuto, io ti cerco, torno indietro, alzo la testa, apro gli spazi...vinco (quasi) il Pallone d'Oro.

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