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13 gennaio 2011

Chiude "l'inferno" di Istanbul: il Galatasaray cambia casa

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La tribuna infuocata dell'Ali Sami Yen (Getty Images)

La squadra turca saluta l'Ali Sami Yen, lo storico impianto famoso per essere uno degli stadi più caldi d'Europa. La leggenda della squadra turca è stata costruita tra le mura amiche. Ora il trasferimento nella moderna Turk Telekom Arena. GUARDA LE FOTO

di Luciano Cremona

"Benvenuti all'inferno. Queste saranno le vostre ultime ore". Fu accolto così nella stagione 1993/’94 il Manchester United ad Istanbul. L'inferno era l'Ali Sami Yen, lo stadio del Galatasaray. Dove lo scorso martedì si è giocata l'ultima partita dalla storia di un impianto leggendario. La squadra turca cambia casa: sabato l'amichevole con l’Ajax inaugurerà la nuova Turk Telekom Arena.

Ali Sami Yen, nato a Istanbul nel 1886, terminato il liceo fondò il Galatasaray: era il 1905 e divenne il primo presidente. Nel 1945 fu eretto l'impianto, piccolo e bisognoso di aggiustamenti. Che vennero terminati nel 1964: da quel giorno, nel quartiere Mecidiyekoy di Istanbul c'era un inferno di 22.800 posti pronto ad accogliere le partite degli eroi di casa intitolato al fondatore del club. Un solo settore coperto, la tribuna "Numarali" di fronte alla quale si sono piazzati per anni gli ultras più scatenati: la "Kapali", la loro casa. Uno stadio che in teoria avrebbe dovuto contenere al massimo 23mila persone, ma che molte volte era stipato ben oltre la propria capacità. Il record di presenze risale al 1987: dopo quattordici anni il Galatasaray tornava a vincere il titolo turco. All’Ali Sami Yen c’erano 35.845 spettatori.

Hagi, Hakan Sukur, Arif Erdem, Taffarel, Popescu. Gli eroi del 2000, quando il Galatasaray conquistò prima la Coppa Uefa e poi la Supercoppa Europea hanno costruito la propria leggenda tra le mura dell’Ali Sami Yen. Che è stato per anni l'arma in più, un blocco psicologico, ambientale e fisico per chi doveva giocarci. Basti pensare a come scese in campo il Chelsea di Leboeuf e compagni, con i poliziotti a fare da scudo per proteggere i giocatori che entravano in campo dal tunnel degli spogliatoi. E le partite storiche sono state tutte ispirate dal tifo bollente dei tifosi turchi.

La remuntada dell’88 con il Neuchatel, quando il Galatasaray ribaltò il 3-0 dell’andata con un 5-0. Oppure l’eliminazione del Manchester di Ferguson, la vittoria sul Barcellona nel ’94-’95. L’incredibile successo per 3-2 con il Milan nel '99/'00, la rimonta sul Real. Pezzi indelebili di una storia rovinata dalle tensioni. Come nel ’98, quando la Juve giocò ad Istanbul protetta da 20mila agenti delle forze dell’ordine: il caso Ocalan aveva scaldato non poco l’ambiente.

"Amo questo inferno", disse Pierluigi Collina. "Impossibile giocarci, ti tirano addosso di tutto", il commento di Sir Alex Ferguson. "Non giochi solo contro la squadra, giochi contro tutti i tifosi": ecco, Ryan Giggs spiegò meglio di tutti cosa significava giocare all'Ali Sami Yen. Ora il Galatasaray si trasferisce in uno stadio ultra moderno: quasi 53mila posti, suite di lusso e centro commerciale interno, con le curve intitolate agli sponsor finanziatori.

La Turk Telekom Arena, posta nel distretto finanziario di Maslak, sorge sulla Aslantepe, la collina dei leoni. Il simbolo della squadra giallorossa. Che ha salutato il suo caro inferno con una vittoria in rimonta, al termine di una vera e propria festa di luci, leggende e musica. Nonostante la stagione poco felice, l'ultima partita all'Ali Sami Yen ha avuto un profumo antico. Poco importa se l’avversario fosse una squadra di B. All'andata, il Galatasaray aveva perso 1-0 sul campo del Beypazari Sekerspor. Il ritorno è finito 3-1. L’ultimo ruggito dei leoni nella loro arena. Anzi, nel loro inferno.

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