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31 gennaio 2011

Nel nome del figlio, papà Messi: "Leo non verrà in Italia"

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leo

Jorge Messi, procuratore e padre di Leo che sta vivendo l'ennesima stagione da grande protagonista con la maglia del Barcellona (Getty)

L'INTERVISTA ESCLUSIVA. Una chiacchierata con Jorge, padre della Pulce del Barcellona, a Cesena per curare gli interessi del nipote calciatore Emanuel Biancucchi. L'occasione giusta per parlare di Liga, Champions e del futuro del Pallone d'Oro

di AUGUSTO DE BARTOLO
da Celletta (Cesena)

Guardare Jorge Messi è come fare un salto nel futuro di una ventina d'anni e vedere Leo, svestiti i panni del calciatore, fare il procuratore sportivo. Una giornata fredda, a Cesena, in ossequioso rispetto con gli imminenti giorni della merla, non ha scoraggiato papà Messi ad assistere all'allenamento della squadra di Ficcadenti. Nel campo c'è un ragazzino promettente che sogna l'Italia ma che il suo destino, almeno per adesso, lo riporterà in Germania. Il cugino di Leo, Emanuel Biancucchi, è stato in prova in romagna ma non ha convinto, un domani chissà. Celletta non è certo Barcellona e Villa Silvia, con il suo centro sportivo immerso nella campagna, non assomiglia nemmeno lontanamente alla Ciutat Esportiva. Il miglior modo per cercare di scaldarsi è quello di scambiare qualche parola con Jorge che di Messi, oltre ad essere padre è anche agente. "Leo sta bene ha segnato una doppietta in Coppa con l'Almeria (ne segnerà altri due anche in campionato contro l'Hercules ndr) - dice - E' felice in questo momento". Il Barcellona in Spagna viaggia a vele spiegate, a +7 sul Real Madrid grazie soprattutto ai gol e alle giocate della Pulce che, dopo la vittoria nel Pallone d'Oro, sta legittimando un successo personale troppo frettolosamente bocciato come ingiusto. "E' vero c'è stata sorpresa per il premio vinto - conferma Messi senior - Ma credo che dire che sia stato immeritato è troppo".

Parla con l'orgoglio di chi sa che Leo è il migliore di tutti, ma con la stessa umiltà che rende il figlio un campione in campo e fuori: "Molto dipende dal significato che si vuole dare al Pallone d'Oro - spiega - Se è un premio che va consegnato a chi vince una manifestazione allora non doveva andare a Leo, ma se si vuole premiare il più forte è un altro discorso. Io credo che i premi individuali nel calcio andrebbero aboliti".

Sembra che la sfida tra Barcellona e Real Madrid debba riproporsi in ogni competizione in questa stagione: nella Liga, molto probabilmente in Coppa del Re e perché no, forse, anche in Champions League. "Tutto può succedere ma se in campionato e nella coppa nazionale le cose stanno più o meno così in Champions sarà più dura". Se non ci dovesse essere una finale tutta spagnola la colpa non sarà certo del Barcellona: "E' la squadra che gioca il miglior calcio - dice deciso papà Messi - E il Real non è imbattibile, lo abbiamo visto nelle ultime gare. E poi in Europa ci sono le italiane, il Milan e l'Inter anche se i nerazzurri non sono quelli dello scorso anno".

E nel Milan, che Messi senior teme particolarmente, gioca Ibrahimovic, il campione ripudiato da Guardiola: "Premesso che Zlatan è un grande attaccante, non era adatto al gioco del Barcellona - ribadisce - Troppi tocchi corti, lui ha bisogno di andare in verticale negli spazi. Come faceva nell'Inter e come ora sta facendo nel Milan".

Tutto l'opposto di quanto accade al Barça dove Messi è ispiratore e finalizzatore di una manovra che non ha uguali nel mondo. Per questo Jorge esclude un arrivo in Italia: "Sta troppo bene a Barcellona". E non soltanto per una questione di clima.

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