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06 febbraio 2011

Quelli che se ne vanno da vincenti. Allenatori d'altri mondi

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Alejandro Sabella, tecnico dell’Estudiantes pigliatutto degli ultimi tempi

Non solo il Mourinho dell'Inter del triplete o il Lippi mondiale in Germania, ma anche Sabella dell'Estudiantes argentino e Bielsa ct del Cile. Due casi che in Sudamerica hanno stupito le folle. Ecco la loro storia, a pochi mesi dal via alla Copa America

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Esclusiva: la Copa America è solo su Sky

di Emiliano Guanella
(da Buenos Aires)

Squadra vincente non si cambia, è vero, ma a volte è l’allenatore che se ne va, lasciando tutti di stucco. Mister amati e pigliatutto che decidono di approdare ad altri lidi sportivi o di prendersi un periodo di riposo. Nella prima categoria c’è sicuramente José Mourinho, Special One in tutto e per tutto, anche nel decidere di chiudere dopo due brillanti stagioni la sua avventura interista per cercare nuove sfide in casa Real Madrid. Il portoghese, per ora, insegue con i merengues i gol di Messi, le somme vanno tirate solo a fine stagione.

Chi se ne va dopo aver raggiunto la vetta, sa di poter dormire per un po’ sogni tranquilli. Marcello Lippi lasciava l’Italia campione del mondo nelle mani di Donadoni, per poi riprenderla, con ben altri risultati per la corsa ai mondiali sudafricani. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

Negli ultimi giorni in Sudamerica ci sono state due rinunce eccellenti che hanno sorpreso, deluso e amareggiato molti tifosi. Il primo abbandono è stato quello di Alejandro Sabella, tecnico dell’Estudiantes pigliatutto degli ultimi tempi. Con la regia in campo  di Juan Sebastian Veron la squadra di la Plata ha conquistato in tre anni due scudetti e una Coppa Libertadores, e anche messo in difficoltà il Barcellona nella finale 2009 del Mondiale per club. Sabella è un personaggio sui generis nella fauna pallonara argentina. Di poche parole e molti fatti, quasi mai sopra le righe, appassionato agli schemi e ai turni di lavori intensi, sufficientemente flessibile per impostare squadra adatte ad ogni circostanza. Per molti anni collaboratore di Daniel Passerella, con lui sono cresciuti in casa biancorossa piccoli grandi talenti destinati a fare bene nei prossimi anni, come Enzo Perez, Marco Braña o il difensore neo acquisto del Napoli Federico Fernandez, che arriverà in Italia solo a giugno.

Un mister che ha sempre avuto la stima della vera eminenza grigia della squadra, l’inossidabile Brujita Veron, tornato dal calcio europeo con la missione chiara di far rinascere una squadra che non pesava ad alti livelli dai tempi di suo padre, la Bruja Veron, campione negli anni Sessanta. Qualcosa, evidentemente si è incrinato. Sabella ha abbandonato la squadra a meno di una settimana dall’inizio del torneo di Clausura perché non approvava la debole campagna acquisti portata avanti dai dirigenti in vista dei prossimi impegni di campionato e Coppa Libertadores. Dopo aver chiesto, senza venir accontentato, un centrocampista e un attaccante di peso, ha capito che la sua voce contava meno del due di picche e ha abbandonato il posto.

Gelido il commento dello stesso Veron. “In un grande club ci possono sempre essere dei problemi, ma questo non giustifica un comportamento del genere. Avrebbe dovuto lottare da dentro, dimostrare più attaccamento alla squadra che gli ha dato tanto e a cui anche lui ha dato tanto”.

Ancora più emotivo l’addio di Marcelo Bielsa dalla nazionale cilena. Il tecnico argentino è amatissimo nel paese sudamericano perchè è riuscito a far classificare la squadra ai mondiali sudafricani con il miglior punteggio della storia nel girone eliminatorio e poi l’ha portata fino agli ottavi di finale persi contro il Brasile. Ha trasformato in quattro anni la mentalità di una squadra abituata ad essere fanalino di coda in Sudamerica, lanciando grandi campioni come Humbero “Chupete” Suazo o Alexis Sanchez.

Ossessivo del lavoro, ha vissuto in un appartamento ricavato per lui dentro la sede della nazionale, nella periferia di Santiago. La sua popolarità è talmente alta che diverse volte in Cile si è pensato di concedergli la cittadinanza onoraria e addirittura di lanciarlo in politica. Una figura così carismatica da offuscare persino quella del presidente, il conservatore Sebastian Piñera, con il quale “el Loco” Bielsa, di simpatie politiche certamente più progressiste (suo fratello Rafael è stato ministro egli esteri in Argentina) non è mai andato particolarmente d’accordo.

Nella cerimonia di ringraziamento offerta dal Capo di Stato alla nazionale al palazzo della Moneda, Bielsa si rifiutò di stringergli la mano e il video fece il giro del mondo su Youtube. Amico dell’ex pesidente della federcalcio locale Mayne-Nichols, Bielsa non ha digerito la nomina del nuovo capo, Sergio Jadue, uomo di fiducia dello stesso Piñera. Si è preso un paio di mesi per decidere, ma alla fine ha annunciato le sue dimissioni.

“Non è una questione di soldi né di motivazioni sportive. Non sono garantite, a mio avviso, le condizioni di fiducia professionale minima per poter andare avanti. Ringrazio i miei giocatori, i collaboratori e tutti i cileni. Questo paese mi ha dato moltissimo, ma è giunto il momento di lasciare questo incarico. So che a perdere sono io, ma la mia dignità conta e non posso lavorare con questi personaggi”. Poco prima, con le lacrime agli occhi, aveva salutato uno a uno tutti i lavoratori del centro federale, suo vicini di casa, dai giardinieri, ai magazzinieri agli addetti della sicurezza. Bielsa lascia la panchina cilena a pochi mesi dalla Coppa America, che si giocherà nel prossimo mese di luglio in Argentina e che Sky Sport trasmetterà in esclusiva. Senza di lui la “Roja” se la dovrà vedere nel primo girone con l’Uruguay, il Perù e il Messico. Un luglio bollente con il miglior calcio sudamericano.

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