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13 febbraio 2011

Il rovescio della medaglia: quelli che segnano volando

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La strepitosa rovesciata di Wayne Rooney contro il Manchester City (Getty Images)

Dopo il capolavoro di Rooney contro il City, viaggio immaginifico nel mondo di chi sceglie la via del colpo dei sogni. Da Van Basten a Djorkaeff, da Parola a Vialli passando per l'immenso Pelé. Poi Dinho, Rivaldo e... Mauro Bressan. FOTO E VIDEO

di LORENZO LONGHI

È il colpo dei sogni per eccellenza. Chiedetelo a qualsiasi bambino che passi gran parte del suo tempo libero con un pallone, la risposta non potrà che essere la stessa. La rovesciata, ça va sans dire: rivoluzionaria, immaginifica, sfrontata e strepitosamente godibile. Anche perché il gesto tecnico più stiloso non lo insegna ormai più nessuno, dai campetti di periferia ai centri sportivi dei grandi club. Tuttavia accade, perché c’è sempre qualche sovversivo che non sa resistere all’impeto anarchico di questa giocata pur in un calcio schiavo della ragion tattica e dell’utilitarismo taylorista dei calciatori ogm.

Wayne Rooney, sabato, il sogno se l’è regalato librandosi in aria per impattare col destro, dopo un perfetto movimento a forbice, un morbido cross di Nani: pallone alle spalle di Hart e gol decisivo nel derby di Manchester, tanto per non farsi mancare nulla. Compresa la benedizione di Alex Ferguson: “Il più bel gol che abbia mai visto all’Old Trafford”. Niente male, detto da uno che in quello stadio ha assistito, da manager, a tutte le reti ivi segnate dal 1986 ad oggi.

C’è da credergli, del resto, altrimenti non si spiegherebbe perché la rovesciata da sempre è l’icona del calcio. Da quella di Pelé-Luiz Fernandez, che John Huston ha regalato al cinema in Fuga per la Vittoria, al caso delle bustine di figurine che da sempre recano come logo la stilizzazione di una storica rovesciata dello juventino Carlo Parola: accadde in uno Juventus-Fiorentina del gennaio 1950, il fotografo Corrado Bianchi immortalò un’immagine mitica, di lì in avanti riprodotta in oltre 200 milioni di copie. Essì che Parola si servì di quel gesto immortale per intercettare un lancio del viola Magli, a metà campo, non per provare una rete da far crollare lo stadio come Rooney. O come spesso hanno fatto altri talenti sopraffini della rovesciata, in tutti i campionati del mondo. Silvio Piola, "Giggirriva" e Gianluca Vialli, giusto per fare il nome di alcuni specialisti italiani. Poi l’elegantissimo Van Basten, i giocolieri Ronaldinho e Rivaldo, il funambolico Djorkaeff o lo sgraziato Peter Crouch, uno che in carriera di reti in rovesciata ne ha segnate una mezza dozzina almeno, sfruttando più le sue lunghissime leve che lo stile, invero tutt’altro che attraente. Tuttavia assai efficace.

Ma, sinonimo di istinto e libertà, e proprio per questo segnale di un calcio in fondo democratico, a volte il colpo dei sogni si concede anche a chi non è esattamente dotato di piede intelligente. Perché serve coraggio, per provare la rovesciata: se va bene, diventa figurina, in caso contrario si trasforma in figuraccia. Lo sanno bene Marco Materazzi, Daniele Dessena e soprattutto Mauro Bressan, che il colpo dei sogni sono riusciti a realizzarlo in carriera anche in sfide di un certo livello. Bressan, soprattutto. Una vita da mediano, sino al 2 novembre 1999: Champions League, Fiorentina contro Barcellona, la palla che spiove fuori area dopo un rinvio, ai 25 metri. Il coraggio, se uno non ce l’ha, mica se lo può dare. Bressan guardò in alto, ebbe coraggio. Standing ovation.



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