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16 febbraio 2011

Gigi Simoni racconta il suo Ronaldo: "Nessuno come lui"

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ron

1997: primo allenamento in nerazzurro per Ronaldo, agli ordini di Gigi Simoni (Foto Ansa)

L'INTERVISTA. Il tecnico dell'Inter nella stagione '97-'98, la migliore del brasiliano, ha un ricordo particolare dell'attaccante: "Buono, allegro e generoso con tutti. Gli dicevo di allenarsi un po' di più. Rispondeva: 25 gol bastano". LE FOTO E I VIDEO

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di Luciano Cremona

Quando Gigi Simoni alza la cornetta, sa già che si parlerà di Ronaldo. Ma non sbuffa, non si nega, anzi. In sottofondo si sentono voci dal campo di allenamento del Gubbio, squadra di Prima Divisione, di cui l'ex allenatore dell'Inter è direttore tecnico. "Si parla del Ronie, vero? Mi fa solo piacere". E per tutto il tempo la parola Ronie verrà pronunciata con un affetto degno di un genitore verso il proprio figlio.

Quando sente "Ronaldo", pensa a Iuliano che lo abbatte o al dribbling su Marchegiani a Parigi?
"Non posso racchiudere Ronie in un episodio. Penso a lui, al miglior giocatore che abbia mai visto".

E allenare il migliore di tutti era complicato?
"No, anzi. Ovviamente lo sapevano anche i compagni che Ronie era speciale. E perciò io fui chiaro fin dall'inizio con tutto il gruppo: siete tutti uguali tranne uno. Ma non era un modo per creare favoritismi. Simeone e Zanetti non avevano bisogno di essere trattati in maniera diversa. Ronie sì, ma perché era speciale".

Quindi anche gli allenamenti per lui erano differenti?

"Si è sempre allenato tantissimo. Certo, non gli si poteva chiedere di fare troppa parte atletica. Però quando c'era il pallone, non si stancava mai".

E il rapporto con i compagni?
"Fantastico. Ronie era davvero, e lo è anche adesso, un ragazzo splendido. Buono, allegro, di compagnia. Il suo segreto è che si divertiva, tanto. E noi ci divertivamo con lui. Faceva scherzi, rideva e giocava. Uno spettacolo per tutti".

Quella all'Inter è stata la miglior stagione di Ronaldo...
"Sì, ma non ho meriti particolari. Ho imparato più io da lui quell'anno che lui da me. E soprattutto, faceva tutto da sè. Era davvero strano entrare negli spogliatoi alla fine di una delle partite decise da Ronie e sentire tutta la squadra che cantava: il fenomeno ce l'abbiamo noi".

Non aveva nemmeno un difetto il Ronaldo nerazzurro?

"Uno sì. Ogni tanto gli dicevo: "Guarda che se fai solo un po' di più in allenamento, fai 40 gol quest'anno". Lui rideva e mi diceva: "Mister, vanno bene anche 25".

È il centravanti più forte della storia senza avere nel repertorio il colpo di testa. Mica male...
"Era un po' pigro, in effetti. Poi qualche gol l'ha fatto, di testa. E noi lo prendevamo in giro. Però Ronaldo è il migliore perché ha portato la vera rivoluzione nel mondo del calcio. La sua velocità ha cambiato il modo di giocare. Quando è apparso il Fenomeno, il calcio ha capito in che direzione doveva andare. E da lì sono arrivati i vari Messi e Cristiano Ronaldo, rapidi e completi. Ma il primo è stato il Ronie".

La giocata più bella che ricorda?
"Non una giocata, ma il suo modo di segnare. Era fantastico: prendeva vantaggio, guardava il portiere e segnava. Gli veniva così naturale".

Però Ronie ha sempre avuto qualche problema con la bilancia.
"Da noi era in forma splendida. Poi andava qualche giorno in Brasile, tornava e pesava 4 chili in più. Allora lo mettevamo sotto, e in pochi giorni ritornava al peso forma".

Ronaldo amato da tutti, ma anche traditore.
"Non accetto questa definizione. Se n'è andato per i motivi che ha avuto. Ma è sempre stato un ragazzo meraviglioso, amato anche dagli avversari. Faceva dei tunnel e delle giocate: ricordate qualche brutta entrata nei suoi confronti? Nessuna. Gli volevano bene tutti".

Ce l'ha una maglia di Ronaldo a casa?

"Gli avevo detto: 'Ronie, quando ci farai vincere una partita importante con una doppietta, voglio la maglia'. Siamo andati a Mosca, nella storica partita di Uefa con lo Spartak. Nel gelo, sul fango, fece due gol magici. Al rientro negli spogliatoi mi aspettava sulla porta con la maglia numero 10. Per me".

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