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08 marzo 2011

Kadyrov, la politica nel pallone. E stasera c'è il Brasile

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Il presidente ceceno Kadyrov è stato riconfermato per altri cinque anni alla guida del Paese

In una conferenza stampa notturna la nuova politica del controverso presidente ceceno, appena riconfermato all'unanimità per altri 5 anni su indicazione del Cremlino: il calcio delle stelle milionarie per far sognare il Paese con la squadra del cuore

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"Mi Odna' Komanda!" (noi siamo un'unica squadra) recita lo slogan sulla gigantografia di Ramzan Kadyrov, che fa da sfondo all'aula magna dell'università di Grozny, per un inedito confronto tra la stampa straniera e 500 studenti, la futura classe dirigente di questo Paese martoriato da due guerre ma ora in piena rinascita. E' lo slogan che, condito con un evidente culto della personalità, sembra riassumere la nuova politica del controverso presidente ceceno, appena riconfermato all'unanimità per altri cinque anni su indicazione del Cremlino: il calcio delle stelle milionarie per far sognare e unire il Paese con la squadra del cuore.

E cambiarne definitivamente l'immagine, scrollandogli di dosso il marchio della guerra e del terrorismo aprendolo agli investimenti internazionali. Una politica che presuppone, anche finanziariamente, la benedizione della leadership russa e che ha già incassato due successi sulla scena mondiale, consacrati dall'arrivo a Grozny di una cinquantina di inviati stranieri, una platea mediatica che Kadyrov non aveva da tempo.

Il primo è l'ingaggio di un campione del calcio, ma anche dei diritti umani, come Ruud Gullit sulla panchina del Terek, il club della capitale presieduto dallo stesso Kadyrov: i media parlano di 6 milioni di euro l'anno, una cifra astronomica per il Caucaso, segnato da povertà a disoccupazione record. "Ora ora tutto il mondo saprà che qui la situazione è tranquilla", ha spiegato il presidente ceceno in una blindatissima conferenza stampa notturna organizzata a sorpresa per motivi di sicurezza, dove è arrivato con un'ora di ritardo vestito con una lunga giacca nera stile militare ed esordendo provocatoriamente con "sono Ramzan Kadyrov, se qualcuno non mi conosce".

Per ora Gullit, accolto come un eroe in vista della prima di campionato domenica contro i campioni in carica dello Zenit di Luciano Spalletti, mantiene il silenzio stampa, anche sulle critiche per aver accettato di guidare la squadra di Kadyrov, accusato di violare i diritti umani, dopo aver dato il suo Pallone d'oro a Mandela. La leggenda olandese mantiene anche la distanza di sicurezza da Grozny, allenando la squadra a 300 km dalla capitale cecena.

Il secondo colpo è la blindatissima amichevole in programma stasera a Grozny tra un team ceceno-europeo capitanato dallo stesso Kadyrov e il Brasile, campione del mondo 2002. "I ceceni volevano vedere i brasiliani e io li ho accontentati", si è vantato il presidente, assicurando però che i campioni del mondo del 2002 giocheranno gratis "per manifestare, da fratelli e amici, la solidarietà e il rispetto verso il popolo ceceno". I dubbi restano ma l'ingresso è gratuito, in omaggio alla filosofia del 'panem et circenses', per dirla con il politologo russo Vladimir Pribilovski. Intanto Ramzan sta corteggiando il pensionando Ronaldo con 8 milioni di dollari, pensando al nuovo stadio da 35 mila posti che verrà inaugurato in maggio, con un retropensiero ai Mondiali 2018 in Russia.

La nuova politica del footoball sembra fare scuola anche nella vicina ma ora più turbolenta repubblica del Daghestan, dove l'Anzhi, il club dell'oligarga Suleiman Kerimov, ha pagato 9 milioni di dollari per Roberto Carlos e ne ha offerti altri 10 per il milanista Gattuso. Ma Kadyrov sta perfezionandola dopo aver ricostruito una città rasa al suolo dalle due guerre indipendentiste contro Mosca. Basta un rapido tour per scoprirlo: la moschea più grande d'Europa, il museo della seconda guerra mondiale con l'obelisco dorato, i grattacieli ancora incompiuti della 'city' (pronti a settembre), case e strade nuove, scuole, ospedali, cantieri aperti ovunque. E la lunga prospettiva Putin, la scintillante vetrina di Grozny non più "la terribile" - come suggerisce il nome - ma la "swinging", con ristoranti (anche giapponesi) e caffè, banche e gioiellerie, cinema, centri commerciali e boutique con griffe italiane. E tanti, troppi saloni di bellezza che accompagnano lo struscio di giovani ragazze non sempre, sorprendentemente, con il foulard in testa, ma obbligatoriamente con tacchi, vestiti attillati, trucco e spesso sguardi "assassini".

Una sensualità e una vitalità che sembrano stridere con una città pattugliata ad ogni angolo da Omon armati di mitra e controllata dall'occhio vigile di Ramzan, il cui volto tappezza vie, palazzi e negozi insieme a quello del padre Akhmad, ucciso in un attentato proprio nello stadio dove si gioca stasera. "Che colpa ne ho se sono giovane, bello e la gente mi ama?", replica alla stampa prima dell'ultimo colpo di scena: un bouquet di fiori a tutte le giornaliste, per l'8 marzo, che lui comunque festeggia allo stadio.

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