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09 marzo 2011

Cecenia, amichevole-farsa col Brasile: il presidente in gol

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Il presidente ceceno Ramzan Kadyrov in campo nell'amichevole-farsa contro il Brasile (Ansa)

Ramzan Kadyrov ha portato a Grozny alcuni veterani del Brasile campione del mondo 2002, ha riempito lo stadio di oltre 10 mila persone ma è diventato la star di una amichevole grottesca. Assenti gli annunciati Ronaldinho, Kakà e Ronaldo. GUARDA LA GALLERY

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Ha portato alcuni veterani del Brasile campione del mondo 2002, ha riempito lo stadio di oltre 10 mila persone ma è diventato la star di una amichevole gratuita scaduta nel grottesco, dove tutto e tutti sembravano volerlo compiacere ad ogni costo: il presidente ceceno Ramzan Kadyrov non si è accontentato di fare il patron del Terek ma ha voluto scendere in campo ieri sera a Grozny in uno stadio blindatissimo con la fascia di capitano di una mal assortita rappresentativa cecena deludendo le attese dell'impegnativa maglia numero 10. Nonostante le ovazioni del pubblico e un risultato tennistico accettabile (6-4 per gli ospiti).

E' vero che ha retto due tempi e segnato due gol, di cui uno su rigore, ma ha anche sbagliato l'impossibile, compresi due tiri dal dischetto di cui uno inesistente. La ragnatela tesa da arbitri, compagni di gioco e a volte anche avversari per farlo segnare era evidente, al limite della decenza. Anche un irriconoscibile Gullit, appena ingaggiato per allenare il suo Terek, ha tentato vari assist a suo favore. Nelle file della sua squadra, in maglia rossa, giocava pure l'ex calciatore tedesco Lothar Mathaeus, vincitore della Coppa del mondo 1990 ed ora allenatore della Bulgaria.

Tra i giallo oro non si sono visti gli annunciati Ronaldinho, Kakà e Ronaldo (c'era solo il quasi omonimo Ronaldao). E nemmeno Roberto Carlos, che gioca nel vicino Daghestan. In compenso sono arrivati, tra gli altri, Romario, Bebeto, Rai, Cafu, Elber, Denilson, Andre Cruz, Ze Maria e Dunga, quest'ultimo nelle vesti di capitano. Quasi tutti però fuori forma, a parte qualche bella giocata da brasiliani. Alla fine quindi è sembrata più una partita tra scapoli e ammogliati, per un pubblico di soli uomini nella festa della donna. "Siamo qui per divertirci e far divertire", ha confessato Ze Maria, escludendo che si trattasse di fare vedere anche la qualità del gioco.

Ma il divertimento è diventato subito farsa da paese autoritario, dove anche Gullit, il campione che aveva regalato il suo Pallone d'oro a Nelson Mandela, non può parlare di diritti umani. E neppure della situazione sicurezza: "Io mi occupo solo di football, al resto pensa il club", cioè Ramzan.

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