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18 marzo 2011

Messi si confessa: "Mai come Diego e non andrò all'Inter"

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Leo Messi vuole chiudere la carriera con la maglia del Barcellona (Getty)

Intervistato per la trasmissione "I Signori del calcio", in onda su Sky Sport 1, il fantasista del Barcellona ha detto di voler chiudere la carriera in blaugrana: "Ringrazio Moratti perché parla bene di me ma resterò qui a vita". IL VIDEO

Il sogno di Messi: diventare il Del Piero del Barcellona

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"Non credo di essere paragonabile a Maradona perché lui è stato unico. Diego è Diego, non ce ne possono essere altri. Io penso solo a giocare per essere orgoglioso della mia carriera, lasciare il segno nel mondo del calcio, aiutare il Barcellona e la mia nazionale". Il due volte Pallone d'Oro Lionel Messi fa ancora una volta professione di modestia ed evita i paragoni con il suo ex ct, che ai tempi del Mondiale sudafricano l'aveva definito il suo vero erede. Di sicuro c'è che Maradona in carriera un Mondiale lo ha vinto, nel 1986 in Messico quando aveva nemmeno 26 anni. Più o meno la stessa età che avrà Messi nel 2014, ma è meglio non farlo notare ai brasiliani: il loro paese ospiterà la prossima rassegna iridata e vivono con terrore, o rifiutano a priori, l'ipotesi che il prossimo Mondiale possa vincerlo l'Argentina, tragedia nazionale che, in caso di sconfitta della Seleçao in finale, sarebbe superiore perfino a quella del 1950 con l'Uruguay vincente al Maracanà

"Non aver vinto in Sudafrica non rappresenta un peso, direi che è più una delusione - confessa Messi -. Speravamo di andare più avanti e di poter disputare la finale per vincerla. Non sento un peso ma sono molto triste, perché eravamo tutti convinti di farcela". Ora l'Argentina si aspetta molto da lui, capace di superare i problemi fisici che potevano mettere a rischio la sua carriera ("le cure mediche non mi hanno mai impedito di giocare a calcio, vivevo quella situazione tranquillamente, ero solo un ragazzino e non mi facevo troppe domande"), che ha trovato la consacrazione a Barcellona con l'arrivo di Guardiola ma che in nazionale non è mai stato capace di rendere come nel suo club.

"Il mio rapporto con Guardiola è sempre stato ottimo - sottolinea Messi -. Quando lui è diventato allenatore del Barça qualcuno diceva che non andassimo d'accordo, ma erano tutte bugie. Guardiola è entrato subito in sintonia con tutti, si è inserito benissimo ed è stato molto bravo a creare un gruppo unito". Il merito che il miglior giocatore del mondo riconosce al tecnico è di aver "sicuramente cambiato la mentalità dello spogliatoio: eravamo tristi perché non vincevamo niente da due anni, ma siamo rimasti colpiti dalla fiducia che ci ha dimostrato. Credeva così tanto in noi che non volevamo deluderlo".

A Barcellona il n.10 argentino si trova a meraviglia, e infatti "il mio obiettivo è restare per sempre qui. Vorrei finire la mia carriera nel Barcellona e poi, magari, esaudire il mio sogno di riuscire a giocare in Argentina. Mi piacerebbe che la mia carriera europea si svolgesse tutta in questo club. Io al Real? Non andrò mai a Madrid, né in altre squadre. Oggi dico che vorrei giocare qui per sempre ma so anche che non si può mai essere certi di quello che succede nella carriera di un calciatore. In ogni caso, la mia intenzione è di rimanere qui".

Quindi anche Massimo Moratti, che lo sogna all'Inter, dovrà rassegnarsi. "Ringrazio Moratti perché parla sempre molto bene di me - dice Messi - e sono contento che una persona così importante abbia tanta considerazione di me. Come ho detto, però, la mia carriera sarà tutta a Barcellona". Poi una considerazione sul successo nel Pallone d'oro 2010, arrivato a sorpresa. "Non mi aspettavo di vincere ancora - ammette Messi -. Tutti davano Xavi o Iniesta per favoriti e secondo me lo avrebbero meritato perché hanno disputato una stagione fantastica, vincendo anche il Mondiale che ovviamente per questo premio pesa molto. Ero tranquillo, non credevo che avrei vinto e per questo è stata una bella sorpresa, perché è senza dubbio un premio che fa molto piacere".

La conquista del Pallone d'Oro è stato anche un modo per ribadire la sua superiorità sull'altro grande fuoriclasse che milita in Spagna, Cristiano Ronaldo. "Con lui ho un rapporto normale - spiega -: ci conosciamo, quando lo incontro ci salutiamo e c'è rispetto fra di noi, ma nulla di più. Non abbiamo un legame speciale come quello che posso avere con i miei compagni, non abbiamo mai approfondito la nostra conoscenza". Invece con Ronaldinho, ai tempi del Barcellona, aveva "un rapporto fantastico, i suoi consigli sono stati importantissimi, così come quelli di Deco, Silvinho, Motta: tutti mi hanno aiutato tanto, ma loro in modo speciale. Mi tranquillizzavano, erano sempre disponibili e hanno reso molto più facile il mio inserimento fra i professionisti. Li ringrazierò per sempre, perché non era facile riuscire a farsi accettare in uno spogliatoio dove c'erano così tanti campioni. Se ci sono riuscito è soprattutto per merito loro".

E buono era anche il rapporto con Ibrahimovic, che però a Barcellona non è riuscito a imporsi. "Non penso che Ibra abbia fallito qui, con lui abbiamo pur sempre vinto la Liga - sottolinea Messi -. Tutti sanno come è andata fra lui e il club: non ha lasciato Barcellona per motivi tecnici, ma per altre situazioni delle quali non m'interessa parlare. Ci intendevamo bene in campo, lui ha segnato tanti gol come ha sempre fatto. Il problema non è sicuramente stato tecnico".

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