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21 aprile 2011

E Mourinho fa 18: nel curriculum il trofeo della maturità

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Mourinho portato in trionfo dai suoi giocatori (Getty)

Per il tecnico portoghese la Coppa del Re conquistata con il Real è il diciottesimo titolo in otto anni alla guida di quattro squadre diverse. Ecco come lo Special One è riuscito sempre a ottenere il meglio dai suoi uomini, ovunque si trovasse. LE FOTO

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Infine arrivò anche il trofeo della maturità: con la Coppa del Re vinta sul neutro di Valencia contro il Barcellona dei marziani, José Mourinho mette in bacheca il diciottesimo titolo in meno di otto anni, con quattro squadre diverse. Dalla "Primeira Liga" portoghese 2002-2003 ad oggi lo Special One non ha mai mancato un colpo, conquistando ogni anno almeno un trofeo, costruendosi l'immagine del vincente a ogni costo. Mourinho è anche diventato il primo allenatore nella storia del Real Madrid ad aver vinto quattro coppe nazionali in quattro paesi diversi: Portogallo (con il Porto nel 2003), Inghilterra (Chelsea nel 2007), Italia (Inter nel 2010) e Spagna. José arriva e rivoluziona, fa piazza pulita, detta le sue leggi cui alla fine tutti si piegano, trae il meglio dall'ambiente che adatta alla propria idea di calcio e vince. Sempre.

Al Porto, che dopo la tripletta internazionale (Coppa dei Campioni, Supercoppa Europea e Intercontinentale) del 1987-88 non aveva più fatto registrare momenti esaltanti a livello europeo, decise saggiamente di puntare su una rosa di giocatori portoghesi, iniziando a lavorare sul fattore psicologico ed emotivo di uno spogliatoio unito e simbolo di una nazione intera, prima che sulla tecnica. Nella finale di Coppa Uefa vinta contro il Celtic a Siviglia nel 2003, dei 18 giocatori tra campo e panchina solamente tre erano nati fuori dal Portogallo. Nella finale di Champions dell'anno successivo, 9 titolari su 11 erano portoghesi.

Giunto al Chelsea si adatta subito al calcio inglese, modello che trasmetterà poi alle sue squadre future, specialmente in campo europeo, fatto di tanta intensità e difesa granitica. Non a caso vince subito la Premier League (riportando i Blues al successo 50 anni esatti dopo l'ultimo campionato vinto) chiudendo il torneo con la miglior difesa, solamente 15 reti subite, 11 meno del Manchester United terzo e addirittura 21 in meno dell'Arsenal secondo in classifica, e con Lampard capocannoniere della squadra con "soli" 13 centri. L'anno successivo la musica non cambia: il suo Chelsea è una macchina perfetta, subisce solamente 22 reti e Didier Drogba, in teoria il maggior terminale offensivo, si rivela il miglior assistman del campionato, frutto di una posizione meno accentrata in campo e più votata al ripiegamento e al sacrificio per il bene della squadra.

Convinzioni che solo un allenatore come Mourinho può inculcare nella mente di campionissimi quali l'attaccante ivoriano o Samuel Eto'o, che nella seconda stagione di Mou all'Inter ha spesso ricoperto il ruolo di terzino, pur portando in dote qualcosa come 130 reti in meno di 200 presenze in tutte le competizioni disputate fino ad allora. Intensità, squadra corta, raddoppi che tolgono perfino a dei computer come Xavi e Messi il tempo per la giocata risolutiva: ecco la ricetta del "triplete" nerazzurro di un anno fa. Figlio dei sacrifici che Mou chiede ai suoi e che chiunque sia dalla sua parte è pronto a eseguire. Ultimo, il più divo dei divi, Cristiano Ronaldo.

Lo schiaffo a palmo aperto del Barcellona ha scottato Josè l'Invincibile, che mai aveva incassato, parole sue, una sconfitta più netta. All'Inter, dopo il 2-0 al Camp Nou nel girone di Champions League, dove i nerazzurri erano stati dominati in lungo e in largo, si diede in diretta tv sei mesi di tempo per trovare la chiave giusta per scardinare l'Invincibile Armata. Ci riuscì, e l'Inter eliminò la squadra più forte del mondo in semifinale cinque mesi e quattro giorni dopo. A seguito della sconfitta nella Liga ha chinato il capo, e mentre gli altri lo schernivano mostrandogli la manita lui già cercava la nuova soluzione al problema. In quattro giorni ha inchiodato il Barça al Bernabeu, pareggiando una partita in inferiorità numerica e ha vinto, alla sua maniera, il primo titolo alla guida delle merengues. Un gol, un titolo, in una gara secca contro l'avversario più forte. La coppa della maturità dell'ineffabile Mou.

La bacheca di Mourinho:
2 Champions League
1 Coppa Uefa
2 campionati portoghesi
1 Coppa di Portogallo
1 Supercoppa di Portogallo
2 campionati inglesi
1 Coppa d'Inghilterra (FA Cup)
2 Coppe di Lega inglese (Carling Cup)
1 Community Shield
2 campionati italiani
1 Supercoppa Italiana
1 Coppa Italia
1 Coppa di Spagna (Coppa del Re)

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