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21 maggio 2011

Argentina, attacco al potere: la Federcalcio nella bufera

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Daniel Passarella, presidente del River Palte, ha attaccato il presidente dell'Afa Grondona: troppi errori arbitrali nell'ultimo Superclasico (Foto Getty)

Nel Paese sudamericano è esplosa la guerra "pallonara" del tutti contro tutti. Grondona, capo dell'Afa, insultato da Passarella, oggi presidente del River Plate, per gli errori arbitrali nell'ultimo Superclasico: "Comanda da 30 anni, ora vada via"

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di EMILIANO GUANELLA
da Buenos Aires

Guerra tutti contro tutti nel calcio argentino. Nell'occhio del ciclone, ma in fondo ci è abituato da sempre, c'è Julio Grondona il potente capo dell'Afa, la federcalcio locale insultato da Daniel Passarella, oggi presidente del River Plate, per gli errori arbitrali nell'ultimo Superclasico vinto la settimana scorsa dal Boca Juniors. L'arbitro Patricio Losteau ha negato un rigore abbastanza evidente al River nel primo tempo, poi ha usato a discrezione i cartellini, cacciando sul finale per protesta un infuriato Matias Almeyda, altra vecchia conoscenza del calcio italiano.

"Chiedo le dimissioni immediate di Grondona – ha tuonato l'ex Inter e Fiorentina -  non è possibile che faccia finta di niente con questi arbitraggi scandalosi. Questo signore comanda da 30 anni il calcio argentino e le cose non miglioreranno mai, se ne deve andare!". Il Kaiser ha pure convocato una protesta dei tifosi riverplatensi davanti alla sede dell'Afa, ma all’appello erano meno di cento.

"Questo ragazzo - ha tuonato sarcastico Grondona  - deve avere dei problemi, sono sicuro e mi auguro che troverà presto la cura. Prima di parlare bisogna pensare bene ed essere disposti ad assumersi le conseguenze". Don Julio è tranquillo, dal 1979 fa quello che vuole, i dirigenti di tutti gli altri club, Boca Juniors in testa, gli hanno manifestato il loro appoggio. Un’altra voce non tenera verso l'Afa, ma questa volta l’imputato è l'allenatore della selección Checho Batista, è quella di Carlos Tevez, che non verrà convocato per la Copa America a luglio (evento esclusivo di Sky).

Batista ha spiegato che l'Apache non entra nel suo schema di gioco, l'unico numero nove della squadra è Leonel Messi, gli altri attaccanti saranno Higuain e Aguero, a seguire Milito e Lavezzi. Alla base della decisione però non ci sarebbero motivi prettamente calcistici. Tevez è in ottima forma e lo ha dimostrato con la volata finale in campionata e FA Cup con il Manchester City, sta pagando il fatto di non aver partecipato alla partita amichevole della nazionale con il Brasile a Dubai lo scorso mese di ottobre, una delle prime della gestione di Bastista dopo l’allontanamento di Maradona. Tevez, amico e fedelissimo di Diego Armando, è stato uno dei pochi a difenderlo pubblicamente dopo l’eliminazione al mondiale, non si presentò per un infortunio ma quattro giorni dopo giocò 73 minuti nella sfida di premier league contro il Fulham. Un "tradimento" che gli è costato caro.

Tevez ha chiesto spiegazioni ma Batista non ha risposto al telefono. "Io non ho tradito nessuno – ribatte lui – non giocai con la nazionale perché stavo male, ma poi sono riuscito a recuperare a tempo record per poter tornare in campo. Se Batista mi lascia fuori per motivi tecnici lo accetto, ma perlomeno avrebbe potuto informarmi personalmente, non farlo via twitter”. Tevez non è un tipo da mezze misure, è in ottima forma, i tifosi del City lo adorano, molte squadre europee lo vogliono, ma giocare la Copa in Argentina gli duole molto.

"Non ho nessun problema ad essere il supplente di Messi, Leo è un amico ed è il miglior giocatore al mondo. Io sarò sempre disponibile, non cambio la mia forma di giocare né di pensare. Durante la Copa America approfitterò per prendermi delle vacanze, onestamente non so se avrò l’animo per vedere le partite in televisione".

A difendere Tevez e, incredibilmente anche Passerella, suo storico nemico, ci ha pensato Maradona, fresco allenatore del Al Wasl degli Emirati Arabi. "Bisogna essere alcolizzato o non capire niente di calcio per non chiamare Tevez. Carlitos è un leone, merita di stare nella seleccion, è incredibile che lo lascino a casa". Maradona, che non amò ricevere critiche per la mancata convocazione di Zanetti e Cambiasso per i mondiali sudafricani (quanto sarebbero serviti a difesa e centrocampo bianco-celeste!) oggi spara a zero su Batista ma anche su Grondona, il nemico numero uno.

"Passerella ha detto la verità e ha parlato con il cuore in mano. Io so come funzionano le cose nel calcio argentino, adesso il River dovrà patire le conseguenze in campo, quelli non perdonano, ti aspettano appena giri l'angolo per colpirti". Batista resta zitto e prepara i prossimi appuntamenti con le nazionali di riserva, un'amichevole in casa contro il Paraguay e un'inspiegabile mini-tournée di due partite in Nigeria a Polonia con giocatori che, salvo forse un paio di eccezioni, non saranno nella lista per la Copa America. Tradimenti, sospetti, grandi esclusi, partite inutili condizionate dagli sponsor, veleni e faide interne. La Selección avrà pure fra i suoi il migliore del mondo, ma non si può certo dire che l'ambiente in Argentina sia il migliore alla vigilia dell'appuntamento calcistico più importante dell’anno.  

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