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26 maggio 2011

La vittoria di Mourinho: ora è il numero 1 anche a Madrid

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La presentazione di Mou al Real, il 31 maggio 2010: il portoghese già se la rideva sotto i baffi (Getty Images)

Il siluramento di Valdano come dg del Real segue perfettamente la logica dell'allenatore portoghese, che ha bisogno di entrare in tutti gli aspetti del club, per viverlo e comandarlo. Una rivoluzione che è riuscito ad esportare anche al Bernabeu

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di Luciano Cremona

"Nel palazzo madrileno, i presidenti - nonostante regolari elezioni - hanno un ruolo diverso rispetto a qualsiasi altro club. Scandiscono e siglano i cicli della squadra: si parlerà sempre del Real di Bernabéu, di Mendoza, di Calderon, di Sanz, di Florentino Perez; raramente del Real di Villalonga, di Carniglia, di Heynckes, di Capello o di Schuster. [...] Finora, a Madrid, 'galacticos' sono stati dunque solo i giocatori. Per la prima volta, con l'arrivo dell'alieno Mourinho, l'attributo deve essere esteso al tecnico. [...] Quello che ha fatto al Porto con Pinto da Costa, a Londra con Abramovich, persino a Milano con Moratti - cioè vampirizzare la società, inglobarla totalmente nella propria figura egemone e dirompente - qui è teoricamente vietato".

Perdonate la lunga introduzione, ma quello che ha scritto Sandro Modeo nel suo L'alieno Mourinho (Isnb edizioni, 2010) è lo specchio esatto di quello che è successo e sta succedendo a Madrid. Ci ha preso in pieno lo scrittore e giornalista del Corriere della Sera. Perché ha centrato esattamente il punto della questione, in anticipo rispetto a quanto poi successo tra José Mourinho e Jorge Valdano, allontanato dal presidente Florentino Perez per l'endemica incompatibilità con l'allenatore portoghese.

"Vampirizzare la società". Sembrava impossibile potesse accadere a Madrid, dove il presidente è il padrone e le facce dei giocatori contano più di ogni cosa. Eppure lo stesso Perez si è dovuto inchinare: "Mourinho non ha chiesto l'allontanamento di Valdano, ma solo una maggiore autonomia sul piano sportivo, come quella che c'è nei club inglesi. Penso che questa riorganizzazione andasse fatta, per il bene del club". Tutto il potere passa dunque nelle mani dello Special One, che si servirà di José Angel Sanchez ma soprattutto di Zinedine Zidane come direttore sportivo e uomo di campo a tutto tondo.

Come se non riuscisse ad essere se stesso se braccato, se costretto da vincoli, Mourinho ha dimostrato ancora una volta di voler entrare in tutti gli aspetti della società. Il suo non è un mestiere, ma è una missione. Il suo non è solo un lavoro sportivo, è un tentativo di rendere migliore un club. Per poi rivendicarne, anche nel futuro, i meriti. Quando arrivò all'Inter si lamentò: "Non ho un ufficio alla Pinetina". Non solo se lo fece costruire, ma diede il via ai lavori nel campo sportivo di Appiano Gentile, per avere campi perfetti e disposti a suo piacimento.

Ma ancora prima, sia al Porto che al Chelsea (quando gli andò di traverso l'arrivo del direttore sportivo danese Frank Arvesen, con cui poi, nell'estate 2009, litigò furiosamente), José ha dato prova di quanto può essere grande il suo desiderio di dominare, di comandare. Quando a Londra Roman Abramovich ha iniziato a imporgli giocatori, uno su tutti Shevchenko, il rapporto si è incrinato. Lo Special One non si è sentito più speciale, indispensabile, padrone. E ha mollato.

Lo scontro con Valdano è nato soprattutto per una concezione calcistica troppo distante tra i due. Come commentatore, l'argentino aveva più volte criticato il "risultatismo" di Mourinho, cioè la ricerca matta e disperata del risultato a scapito del bel gioco. Un delitto per chi, come Valdano, dopo aver vinto un Mondiale con l'Argentina ha scritto Il sogno di Futbolandia (Mondadori, 2004) , schierandosi apertamente per il bel calcio, senza speculazioni. Mourinho ha sempre replicato duramente a queste critiche e si è a lungo interrogato sul fatto di dover convivere e sottostare a chi non pensava il calcio come lui. Finché ha spinto verso una direzione precisa, costringendo Perez a dover scegliere. Ci ha messo un anno, ma Mourinho ha già vinto anche a Madrid.

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