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07 ottobre 2011

Bosman che fece ricchi i calciatori vive con 740 € al mese

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Anche Diego Armando Maradona all'epoca prese a cuore la vicenda Bosman

LA STORIA. Il calciatore belga da cui prende il nome la norma sulla libera circolazione dei giocatori vive in Belgio abbandonato da tutti. "Pensano che ho rovinato il calcio? Non voglio riabilitare la mia immagine, adesso nulla si fa per nulla". LE FOTO

FOTO: Viaggio ad Awans, nella terra di Bosman

Che cos'è la Legge Bosman

di AUGUSTO DE BARTOLO
da Awans (Belgio)

Le nuvole nel cielo del Belgio minacciano pioggia, il vento del nord sferza il volto infreddolito dei passanti. Ad Awans, ottomila abitanti a dieci chilometri da Liegi, l'estate è finita da un pezzo, le foglie ormai cadute dagli alberi ricoprono il verde dei pascoli nelle fattorie circostanti. Il silenzio su Jean Marc Bosman è calato da circa 16 anni: il 15 dicembre 1995 la legge che porta il suo nome è stata lo spartiacque di due ere. I calciatori sanno poco o nulla di quel provvedimento che ha consentito loro di essere liberi e ricchi, tantomeno di questo calciatore belga che ha sacrificato la sua carriera e ottenuto una vittoria di Pirro che non gli rende giustizia.

Quando imperava nel centrocampo dello Standard era considerato più promettente di Vincenzo Scifo, con la maglia "sang et marine" dell'RFC Liegi, la seconda squadra della città, conobbe il trionfo e l’oblio, con una Coppa del Belgio vinta e una bomba che stava esplodendo: il rinnovo di contratto (4 anni con ingaggio dimezzato) propostogli, il rifiuto e la punizione. Fuori rosa, cancellato dal panorama calcistico, impossibilitato a trasferirsi a contratto scaduto a meno di un indennizzo da pagare al suo club.

Una nuova partita durata 5 anni nelle aule dei tribunali con un successo che ha consentito ai calciatori in scadenza di scegliere liberamente la propria destinazione. Una magra consolazione per il "piccolo Bos", come veniva chiamato ai tempi del calcio giocato, a cui non sono stati restituiti gli anni perduti né tantomeno riconosciuto, ex post, il merito.

Jean Marc non ha molta voglia di parlare al telefono. Questa storia gli ha fruttato solo dolori e rimpianti. E’ iscritto al CPAS d’Awans (letteralmente Centro Pubblico di Azione Sociale), un'organizzazione statale che ha come scopo quella di rendere dignitosa la vita di ciascun cittadino. Vive con 740 euro al mese dopo essere sopravvissuto a depressione e alcolismo. I suoi tre figli e la compagna Kharine lo hanno spronato ad andare avanti: "Ormai sono al di sopra di tutto quello che mi è accaduto e non ho voglia di riabilitare la mia immagine di fronte a quelli che pensano che io abbia rovinato il calcio - racconta - Ho una situazione finanziaria precaria e quello che mi interessa è solo il benessere dei miei bambini".

Nelle sue parole traspare il desiderio di uscire da questa situazione. Il mondo del calcio, nel chiuso della sua omertà, gli ha sbarrato le porte: un personaggio che si è battuto contro il sistema. Ha incontrato politici che gli hanno promesso un lavoro, si è inventato una linea di magliette da mettere in commercio: "Il risultato? Ne ho venduta solo una - ha spiegato a un giornale belga qualche tempo fa - Al figlio del mio avvocato Luc Misson". Jean Marc non cerca rivincite, non prova invidia nei confronti dei calciatori ricchi, ma condanna gli squali che si servono di loro e della legge Bosman per fare soldi. Una manna per i procuratori che rivendicano adeguamenti di contratto o minacciano trasferimenti: in entrambi i casi ci guadagnano. E sembra che tutti i principi di quella lotta siano stati rovesciati: i club anticipano le proposte di rinnovo e agiscono di conseguenza.

Non a caso, in Italia la battaglia sul contratto collettivo dei calciatori si era arenata su un articolo, quello dei fuori rosa. Il timore è che si sia tornati al punto di partenza. Il risultato finale è quello di una carriera spezzata e di una vita indirizzata verso la precarietà più assoluta. "Quando era ricco e famoso veniva in paese con la sua bella Porsche - dicono i vicini - Si fermava e parlava con tutti, era l’orgoglio di una comunità, oggi è triste vederlo in questa situazione".

Bosman è cortese ma non ha voglia di affondare il tackle senza vincere il contrasto e preferisce non incontrare nessuno. Nulla si fa per nulla, saluta, riattacca, clic. E' evidente che non è più a parametro zero.

* Ha collaborato Michael Celano

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