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04 dicembre 2011

Il ricordo di Socrates. Fiorentina col lutto al braccio

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Da Giancarlo Antognoni a Dino Zoff, passando per De Sisti che lo definisce un "sessantottino fuori dagli schemi". Una perdita che ha colpito tutti. E Paolo Rossi, l'uomo del Mondiale '82, precisa: "Piede eccelso. Sembrava lento e invece non lo era". FOTO

FOTO: Socrates, storia di un campione fuori dagli schemi - Il calcio dei campioni anti-sistema come Socrates

Per commemorare Socrates Brasileiro Sampaio De Souza Vieira De Oliveira, che in maglia viola ha giocato nella stagione 1984-85, la Fiorentina oltre a giocare con il lutto al braccio ha chiesto e ottenuto di far osservare un minuto di raccoglimento prima della partita con la Roma in programma questo pomeriggio allo stadio Franchi. Nel frattempo sul proprio sito ufficiale il club viola ha voluto ricordare l'ex giocatore brasiliano che è scomparso stamani a San Paolo all'età di 57 anni a causa di un'emorragia intestinale. Questo il testo: "All'indimenticabile 'Dottore', che con la maglia viola giocò nella stagione 1984/85 disputando 25 partite e segnando 6 gol e che verrà sempre ricordato per la sua intelligenza calcistica, va l'affettuoso ricordo di società, squadra e tifosi della Fiorentina".

Ed è una leggenda viola come Giancarlo Antognoni a ricordare per primo il filosofo del calcio: "La scomparsa di Socrates è una perdita grave per il calcio. Era un bravo ragazzo sotto l'aspetto caratteriale, ma nello spogliatoio era molto rispettato. E' stato un solo anno in Italia, forse troppo poco per ambientarsi e far vedere il proprio valore".
"In quella stagione (1984-85, ndR) io ero purtroppo infortunato ed ho vissuto quella stagione un po' dall'esterno, ma con Socrates avevo instaurato un bel rapporto, e mi ha colpito molto la sua scomparsa", ha aggiunto Antognoni. "Socrates è arrivato in Italia a 29 anni, con tutte le difficoltà che potevano esserci in un campionato diverso, lui si è adeguato ma ha avuto dei problemi di ambientamento, ma il valore del calciatore non si discuteva. E' stato un buon capitano del Brasile - ha raccontato Antognoni - e l'ho incontrato anche nell'82 con la Nazionale ai Mondiali e ci fece anche gol. E' un personaggio importante in Brasile ma anche qui da noi ha lasciato qualcosa di positivo".

Il 'dottore' come veniva chiamato Socrates amava gli eccessi ma a volte le cose erano esagerate. "La mentalità brasiliana è particolare, ma molte cose erano un po' travisate ed esagerate nei suoi confronti. E' vero che amava bere birra e parlare di politica, era diverso dagli altri. I brasiliani hanno una mentalità diversa e per loro il calcio è divertimento. La sua scomparsa così improvvisa mi ha sorpreso, era stato male alcuni mesi fa ma sembrava che ne fosse uscito. Dispiace molto che se ne sia andato a soli 57 anni", ha concluso l'ex numero 10 viola.

Bergomi, quella maglia che mi regalò
- "A fine partita mi avvicinai e gli chiesi la maglia, che lui mi diede senza tergiversare". Così Giuseppe Bergomi, ex difensore della nazionale campione del mondo dell'82 in Spagna, ha ricordato Socrates. Il racconto di Bergomi, ai microfoni di Sky sport 24, si riferisce alla sfida Italia-Brasile del 5 luglio '82 a Barcellona, quando la nazionale azzurra, guidata da Enzo Bearzot, sconfisse per 3-2, contro ogni pronostico, la fortissima selezione verdeoro, capitanata proprio dal "Dottore". "Era un campione straordinario - ha aggiunto Bergomi, ai tempi della sfida appena 19enne - e conservo la sua maglia come una delle cose più importanti della mia carriera".

Il ricordo di Paolo Rossi - "Dispiace molto per Socrates, e un po' anche per noi: è un pezzo della nostra storia che si stacca e va via". E' l'omaggio che Paolo Rossi, autore della storica tripletta al Brasile nel mondiale '82, rende a Socrates, capitano di quella Seleçao. "Ricordo il gol che segnò a Zoff, era l'uno a uno - prosegue Rossi commentando la scomparsa dell'ex centrocampista brasiliano - non ci potevo credere che arrivasse su quel pallone, sembrava lento e invece non lo era". "Socrates, prosegue Paolo Rossi, era in effetti un falso lento. Era un giocatore di non grande dinamismo, ma dal piede eccelso e soprattutto di grandissima intelligenza di gioco. Con Zico e Falcao era il simbolo di quel Brasile, oltre ad esserne il capitano". Ma c'è anche un altro aspetto che a Pablito piace ricordare. Socrates sembrava un giocatore di altri tempi - ricorda - era uno fuori dagli schemi. In campo certo, ma soprattutto fuori. Tutti lo conoscevano per la laurea in medicina e anche se non esercitava aveva tantissimi interessi culturali e sociali. Insomma, sotto tutti i punti di vista un atipico".

Zoff: "Rimarrai nella storia" - "E' un grande dispiacere che Socrates sia morto e poi così giovane. Senza dubbio era un grande giocatore. Mi ha fatto gol ai Mondiali, e qualcuno ha anche messo in dubbio le mie qualità, ma quando un grande giocatore fa gol, dentro c'è dell'arte, non era facile metterla lì. Da capitano a capitano, a Socrates dico che rimarrà nella storia". Dino Zoff ricorda così l'avversario della sfida al Mondiale '82, scomparso nella notte. "Dispiace per l'uomo. Anche per la giovane età. E' stato un giocatore grandissimo, anche se in Italia aveva avuto delle difficoltà ad affermarsi. Ricordo quel gol dell'1-1 nell'82 - conclude Zoff, che in Nazionale era capitano come Socrates nel Brasile -. Quando si subisce una rete si pensa sempre di chi è la colpa ma gol così li fanno solo i campioni".

De Sisti: "Un sessantottino fuori dagli schemi"
-  "Socrates era un calciatore di grande cultura, fuori dagli schemi. Ha pagato un debito troppo alto per i suoi vizi, a 57 anni non si può morire cosi'". Giancarlo De Sisti, ex tecnico della Fiorentina, ricorda così il brasiliano Socrates. De Sisti allenò l'ex capitano della Seleçao nella stagione 1984-1985, nell'unico anno trascorso in Italia da Socrates. "Era una persona intelligente che voleva informarsi su tutto. Un buon 'politico', anche se qualcuno all'interno della squadra lo definiva un 'sessantottino' per le sue idee un po' datate. Ma era un uomo di notevole spessore e carisma", aggiunge 'Picchio' De Sisti. "I primi tempi, quando le cose non andavano bene e lui faceva fatica a integrarsi, gli dissi: 'Stai leggendo i giornali? Hai visto cosa dicono su di te?'. Lui mi rispose: 'Sì, leggo i giornali ma solo le pagine di politica, la parte sportiva non mi interessa...'". Difficile era anche la convivenza fra Socrates e Daniel Passarella: "Erano due giocatori agli antipodi, negli spogliatoi era Brasile-Argentina... Nei primi mesi dopo il suo arrivo c'era una situazione precaria, la potenziale costruzione di gruppi che io riuscii a evitare promettendo multe e altre sanzioni disciplinari", racconta De Sisti. A Firenze, Socrates non lasciò il segno: "Ma era un grandissimo campione e quando lo vidi giocare ai Mondiali del 1982 rimasi affascinato", ammette.

Ronaldo: riposa in pace, Dottore - "La giornata è iniziata in modo triste. Riposa in pace 'Doctor' Socrates"': questo il saluto via Twitter di Ronaldo all'ex capitano del Brasile morto oggi a San Paolo. Ronaldo ha concluso la sua carriera lo scorso gennaio nel Corinthians, società nella quale anche Socrates ha giocato tra il 1978 e il 1984 e di cui è stato simbolo.

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