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20 gennaio 2012

Dalla Libia al Sudan: ecco la Coppa della nuova Africa

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I tifosi della Libia sugli spalti per un'amichevole della nazionale (Getty)

Sabato a Bata prenderà il via l'edizione numero 28 del torneo continentale africano. Dopo la Primavera araba, la caduta di Gheddafi e la divisione del Sudan, la manifestazione presenta suggestioni che vanno ben oltre il mero aspetto sportivo

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di LORENZO LONGHI

La suggestione non è tecnica; è storica. Tutto diventerà chiaro già sabato, nella gara d'esordio della Coppa d'Africa quando, alle 19.30 a Bata, la Guinea Equatoriale - organizzatrice del torneo assieme al Gabon - affronterà la Libia. Colori e note, ecco la suggestione: in quel momento, appena le squadre scenderanno in campo, gli spettatori vedranno in campo la nazionale libica vestita di una maglia rossa, non più verde, e nello stadio risuoneranno le note di una marcetta che in Africa non si sentiva dal 1969, "Ya beladi", l'inno della rappresentativa ospite. E' la nuova Africa, quella uscita da un biennio di rivolte, riforme e sangue, quella che l'edizione numero 28 del torneo vedrà in campo.

La Libia, si diceva, ne è l'emblema. Sabato nello stadio di Bata risuonerà di nuovo l'inno abolito 43 anni fa dopo la Rivoluzione verde di Gheddafi e, di verde, non ci sarà nemmeno più il colore delle casacche dei nazionali libici. Il Consiglio nazionale transitorio ha scelto il rosso, ora che la guida della federcalcio di Tripoli non è più nelle mani del terzo figlio del dittatore, Saadi, e che pure in campo non ci saranno più alcuni dei suoi fedelissimi. Si è qualificata tra le migliori seconde, la Libia, e sulla carta è una delle nazionali più deboli in una manifestazione priva di alcune storiche forze come l'Egitto campione uscente (peccato, perché anche qui ci sarebbe molto da raccontare), il Camerun e la Nigeria.

Poco male. C'è la Tunisia, che nel 2004 ospitò il torneo sotto l'egida di Ben Alì. Il quale non fa più parte del presente della nazione nordafricana, spazzato via dai postumi della Primavera araba, il nuovo vento che ha soffiato sulle genti dell'Africa mediterranea fra tumulti di piazza e proteste. Suggestioni, si diceva: pensate all'incontro di lunedì 23, il primo del gruppo C, fra Tunisia e Marocco. Già, perché anche nel regno di Mohammad VI è stato un 2011 di cambiamenti. Riforme, in questo caso, come quella costituzionale che ha visto l'apice con le elezioni di novembre, ha sancito l'avvento al governo del partito moderato Pjd.

In campo sarà una lotta tra le favorite Costa d'Avorio e Ghana, soprattutto, ma chi ama le storie a cavallo tra sport e politica sarà affascinato dalla nazionale del Sudan. Che sulla carta non dovrebbe andare oltre i quarti, bene che vada, ma avrà per l'ultima volta nella sua storia l'apporto dei calciatori del Sudan del Sud, indipendente dal 9 luglio ma che ancora non ha una federazione calcistica affiliata alla Fifa. Ma è solo una questione di tempo. Perché, nella Coppa della nuova Africa, gli spunti non arrivano solo dal campo.

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