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13 febbraio 2012

Tevez, le verità su Mancini: "Abbiamo quasi fatto a pugni"

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Le verità di Carlos Tevez sul rapporto con Roberto Mancini in un'intervista a Fox News (Foto Getty)

L'attaccante, separato in casa con il City, racconta al programma argentino "Ultima Palabra" il difficile rapporto con il suo allenatore e precisa: "Siamo due vincenti". Torna in Inghilterra per riprendersi un posto in squadra e farsi perdonare dai tifosi

NEWS: Il caso Tevez-Mancini

di Emiliano Guanella
da Buenos Aires

Dopo quattro mesi di silenzio assoluto, Carlitos Tevez ha dato il via all’operazione ritorno. Niente Milano né Parigi, nessun salto nostalgico al Boca Juniors, el Apache è pronto a salire sull'aereo per tornare a Manchester e prima di partire ha concesso una lunga intervista al popolare programma televisivo "Ultima Palabra" (su Fox Sports) del giornalista argentino Fernando Miembro. Una confessione fiume dove il jugador del pueblo spiega le sue ragioni nel conflitto ancora non pienamente risolto con il tecnico del City Roberto Mancini.

"Tutto è nato da un fraintendimento. Io non mi sono rifiutato di entrare in campo, avevo capito che l'allenatore mi mandasse ancora a fare riscaldamento dopo che lo avevo fatto per dieci minuti alla fine del primo tempo. Mancini era alterato perché aveva appena discusso con Dzeco, non ci siamo capiti, poi si è scatenato il putiferio". Tevez non ci sta ad assumere tutte le colpe.

"Se ho sbagliato, anche se non credo che sia così, chiedo comunque perdono. Ma anche Mancini ha sbagliato, perché certe cose si risolvono dentro lo spogliatoio. Il calcio è così, non è una cosa buona andare a parlare con la stampa invece che con i tuoi giocatori".

Rapporto difficile fra i due, Carlitos non lo nega. "Una volta quasi ci prendevamo a botte, è stato dopo una partita con il Newcastle, abbiamo gridato, ma poi la cosa è stata risolta. Non so perché questa volta si è creato il caos. Io do tutto me stesso per la squadra in cui gioco, ho sofferto moltissimo quando ho visto che bruciavano la mia maglietta. Mi stava bene la squalifica, mi stava bene perdere i soldi dello stipendio mensile, ma non l'odio, che mi insultassero quando uscivo di casa. Per questo me ne sono andato". Siamo di fronte alla sua versione, il contradditorio forse non ci sarà mai, ma Tevez si controlla, l'obbiettivo è quello di tornare con i Citizens.

"Torno da loro, in due settimane prometto di essere pronto a giocare. Da Mancini adesso mi aspetto dei fatti, le parole non bastano. Esigo da lui sincerità, io ce la metterò tutta per portare il mio contributo, voglio vedere il City campione della Premier". Tevez è stato al centro della telenovela del calciomercato, vicinissimo al Milan, contento e sorridente nella cena a Rio de Janeiro con Galliani, quando tutto sembrava cucinato e il suo futuro sembrava costruito a tinte rossonere. 

Nella prima intervista dopo quattro mesi di mutismo assoluto, fra una partita di golf e tanta vacanza con amici e parenti, uno si aspetta tante rivelazioni sulla sponda milanese e invece si sente poco o nulla. "Il Milan mi voleva, è vero, mi volevano anche l’Inter e il PSG, ma il City non voleva perdere soldi, questa è l'unica verità". Verità che sicuramente non gli è piaciuta, mentre ha fatto la felicità di Maxi Lopez che grazie al mancato affare Tevez ha pescato la maglia rossonera. A Carlitos, oggi, tutto questo no importa, preferisce guardare avanti; il City, la nazionale argentina, la voglia di vincere.

"Non è vero che non ho fatto niente per quattro mesi. Mi sono allenato da solo, adesso mi ci vuole un po' di tempo per tornare in condizioni per un posto in prima squadra. Ma è una sfida che mi sento di affrontare, non mi sono mai tirato indietro, chi mi conosce da che do sempre il massimo”. Molto dipenderà, manco a dirlo, dal tecnico di Jesi. Davanti a lui ci sono Balottelli e Aguero, due che proprio scarsi non sono. La convivenza può anche darsi, ma bisogna che ci sia buona volontà da tutte le parti.

"Mancini è un ganador, un vincente nato. Non gli piace perdere, nemmeno a me e forse per questo che ci scontriamo. Ma adesso io sono pronto e sono consapevole del fatto che se mi danno un"altra opportunità non posso lasciarmela scappare.  Se entro in campo devo fare benissimo, per meritarmi la fiducia".

Sui tifosi Carlitos è estremamente sincero, non importa se le sue parole non saranno prese bene fra i Citizens. "Non so se potrò tornare ad amare i tifosi dopo quello che mi hanno fatto. Ma ce la metterò tutta". La storia infinita continua, adesso sarà il campo a decidere. Cariltos ostenta sicurezza, ha uno zen interno, forse forgiato sul campi da calcio. Nessun rimpianto per la mancata avventura italiana, il suo futuro è tutto nella Premier League .

"Il calcio inglese è il più bello al mondo. Si gioca forte, decisi, ma senza cattiveria, a me piace così. In questi quattro mesi sono stato circondato dall'affetto dei miei cari, riparto pieno di energia. Ad ottobre avrei anche potuto smettere di giocare al calcio, adesso ho più voglia di prima". Il programma potrebbe anche chiudersi con "Give peace a chanche" dei Beatles, ma forse non è il caso. Carlitos con l'inglese non si è mai trovato a suo agio; il suo forte, adesso lo dovrà dimostrare di nuovo. Solo la pelota, il calcio vero, sapranno adesso dare la sentenza.

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