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01 marzo 2012

Paraguay, c'è l'ok dei medici: Cabanas torna a giocare

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INTERVISTA ESCLUSIVA. A due anni dall'incidente, Salvador Cabanas conserva il proiettile in testa ma ha avuto il via libera per poter tornare all’attività agonistica. La prima di campionato è prevista per la metà di aprile. VIDEO

Cabanas sa di essere un miracolato. Nel gennaio 2010 rischiò la vita uscendo da una rissa in un bar di Città del Messico con un proiettile in testa. Sono passati venticinque mesi e oggi l'ex leader della nazionale paraguaiana si allena con il club 12 de Octubre, con l'obiettivo di riprendere la vita del giocatore.

di Emiliano Guanella
(da Itaugua, Paraguay)

Salvador è il primo ad arrivare agli allenamenti; il cielo su Itaugua è carico di nuvole, ed è davvero un un sollievo perché fa meno caldo del solito, nella torrida estata paraguaiana. Il club “12 de octubre” è l’orgoglio della cittadina di centomila abitanti, trenta chilometri da Asuncion; pochi anni fa ha collezionato scudetti e due partecipazioni alla Copa Libertadores, poi il lento declino, due retrocessioni fino, oggi è in terza divisione.

Cabaňas è l’idolo incontrastato, qui ha iniziato la sua carriera a suon di gol, una traiettoria che lo ha portato a trionfare nel calcio messicano e con la Albiroja, la nazionale del suo paese. Era l’attaccante destinato ad essere titolare per i mondiali in Sudafrica, l’alfiere scelto dal tecnico “Tata” Martino per la partita del debutto con la nazionale italiana di Marcello Lippi. Un posto conquistato a pieno titolo, dopo esser stato scelto per due anni miglior giocatore della Libertadores che aveva disputato con la maglia dell’America, squadra di Città del Messico.

Tutto, però, si è fermato la notte del 25 gennaio del 2010. Cabanas si sta divertendo nel locale “Bar Bar“ della capitale messicana, discoteca e passarella scelta da modelle e “cacciatrici” di giocatori. Nel bagno del locale inizia una discussione animata con un personaggio che poi si scoprirà essere vicino ai boss del narcotraffico che devastano da tempo il paese centroamericano. L’uomo tira fuori un revolver e minaccia di sparare, Salvador lo sfida, parte il colpo. Da lì, l’inferno; la corsa in ospedale, terapia intensiva, i medici che ammettono di non poter estrarre il proiettile perché è troppo pericoloso, la lotta per non morire.

Il Paraguay si ferma, in migliaia stanno in veglia per lui, l’idolo popolare crollato all’improvviso. Cuore e passione. Salvador riesce ad uscire dalla prognosi riservata, inizia la lunga degenza in un centro specializzato a Buenos Aires. I danni cerebrali sono molto forti, deve imparare di nuovo a camminare, a parlare, a pensare. Deve tornare a vivere. Nei suoi pensieri, confusi e contraddittori, compare una sola certezza; vuole tornare a giocare, non dimentica il calcio.

I compagni della nazionale vanno a visitarlo, dopo il mondiale lo ricevono in un allenamento. Lo stesso fa il club Libertad di Asuncion, che gli mette a disposizioni le sue strutture perché possa, lentamente, tornare a fare esercizi di riabilitazione. Non può tornare ad essere quello di prima, ma la speranza di poter di nuovo calciare un pallone lo mantiene attento, vivo, pieno di entusiasmo. Tre mesi fa arriva l’offerta di Luis Salinas, suo vecchio amico, che oggi è sindaco di Itaubua e presidente del “12 de octubre”. È il ritorno a casa, all’infanzia, agli anni in cui sognava di diventare quello che poi, in effetti, è diventato.

Siamo andati a trovarlo in una sessione di allenamento. Risponde alle nostre domande con gentilezza, ci confessa che è felicissimo, come un bambino. “Il calcio - dice - è la cosa che mi ha permesso di continuare a vivere. Senza il calcio non sarei qui. Quello che mi è successo non è comune, in pochi possono raccontare una storia come questa. Adesso devo lavorare duro, non voglio deludere nessuno”. La serie C inizia a metà aprile, per la partita inaugurale del torneo si prevede il tutto esaurito. Cabanas deve migliorare ancora molto, ha problemi alla vista, il lato sinistro del suo corpo, gamba e braccio, non risponde al 100%, ma i piedi sono quelli di una volta.

In venti minuti di partitella inventa quattro passaggi millimetrici per gli attaccanti sulle fasce, oggi lui gioca da numero dieci, ma quando è chiamato in causa si libera velocemente del pallone, quasi impaurito dalla necessità di costruire un’azione. L’allenatore Rolando Chilavert, fratello del mitico portiere Jose Luis, non si lascia andare a pronostici azzardati, ma ammette che si sta facendo tutto il possibile per farlo sentire a suo agio. “I medici ci hanno dato il via libera, ora si tratta di seguirlo passo a passo. Siamo felici perché vediamo che ogni giorno migliora, ci vuole del tempo, ma sicuramente ci verrà utile nel corso della stagione”. Tutto il Paraguay aspetta il momento magico, il primo gol del bomber ritrovato. Potrà arrivare su punizione o da un calcio di rigore, poco importa. Quella rete la griderà tutto lo stadio, la celebreranno tutti i tifosi di un paese appassionato di calcio. “So che quel momento arriverà - confessa Cabanas con lo sguardo fisso –  quel gol lo dedicherò ai miei genitori, a mia moglie e a tutti quelli che mi sono stati vicini”. Ce lo auguriamo davvero tutti: bentornato Salvador.

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