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17 aprile 2012

Corradi: "All'estero ho giocato senza controlli"

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Bernardo Corradi con la maglia del Montreal Impact (getty)

L'ex attaccante della Lazio e del Manchester City, oggi tesserato nella Mls, denuncia: "Qui non sono stato sottoposto a nessun tipo di controllo e di visita, ho firmato un contratto e ho giocato. La stessa cosa mi è successa in Inghilterra"

"All'estero ho giocato senza essere sottoposto a controlli o visite mediche". E' la rivelazione agghiacciante di Bernardo Corradi, attaccante del Montreal Impact (squadra canadese che gioca nel massimo campionato americano, la Mls) ed ex compagno di squadra di Piermario Morosini all'Udinese, e che mette in evidenza l'eccellenza del Bel Paese sul campo dei controlli sanitari: "Io ho giocato in diversi campionati e posso dire che in Italia siamo all'avanguardia per quanto riguarda la prevenzione e il controllo medico. Le tragedie successe a Mario e a Bovolenta sono cose che lasciano di stucco. Quando inizi a far parte della prima squadra ti sottopongono a controlli continui durante tutto l'anno, quindi non riesci a capire come possa succedere. Se questo potesse dare il la a controlli sempre maggiori ben vengano".

"Io - aggiunge Corradi ai microfoni di Rtl 102.5 - sono venuto qua e non sono stato sottoposto a nessun tipo di controllo e di visita, ho firmato un contratto e ho giocato, e la stessa cosa mi è successa in Inghilterra. In America ti fanno due controlli antidoping all'anno, in Italia vengono controllati due giocatori per squadra ogni partita".
Poi Corradi commenta quanto detto dal capitano dell'Udinese Antonio Di Natale circa il numero eccessivo di partite che si giocano in una stagione: "Credo che essendo stato Mario parte importante dell'Udinese tutti noi che lo abbiamo conosciuto siamo sotto shock quindi magari questo è il motivo delle sue parole. Sessanta partite non sono certamente poche, anche perché il calcio è cambiato nei ritmi, ma anche nella preparazione fisica. Sinceramente parlare di eccessi nella preparazione delle partite ha poco a che vedere con quello che è successo. Quello che mi auguro è che l'aiuto alla famiglia di Mario ci sia veramente, al di là delle belle parole spese da tutti, e che fra 10-15 giorni non ci si dimentichi di tutto. Spero che il nome di Mario possa vivere magari anche attraverso una fondazione che aiuti i familiari di questi atleti che hanno avuto delle problematiche di questo tipo, mi viene da pensare anche alla famiglia di Bovolenta".

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