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22 maggio 2012

Roman I il Precursore: spendi, spandi e (forse) vinci

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Roman Abramovich sfila per le vie di Londra dopo la conquista della Champions (Getty)

Dopo nove anni alla guida del Chelsea, Abramovich ha sollevato la sua prima Champions. Ma gli altri nuovi padroni del calcio europeo? Lo sceicco Mansour esulta per il suo City, ma che delusioni il Psg e la flotta americana

di Claudio Barbieri

Li hanno definiti, a ragione, i nuovi padroni del calcio europeo. Russi, arabi, americani sono entrati prepotentemente nella sfera continentale, investendo vagonate di euro, monopolizzando il mercato e ricoprendo d’oro giocatori e allenatori. Non sempre però le vittorie sono proporzionali ai soldi spesi. E chi ancora non è riuscito a sollevare un trofeo nonostante folli spese, è meglio che si affretti, prima che entri in vigore il fair-play finanziario voluto da Platini, che nel 2014 obbligherà magnati, sceicchi e finanzieri a sperperare con parsimonia il proprio infinito patrimonio.

I soldi fanno la felicità – Quando nove anni fa Roman Abramovich sbarcò in Premier, si scatenò un putiferio mediatico sul suo passato, ricco di ombre esattamente come quello di molti dei nuovi miliardari russi usciti dalla caduta dell’Unione Sovietica. Dal 2003 ad oggi il 68.o uomo più ricco della terra ha investito la bellezza di un miliardo di euro nel Chelsea. Quest’anno, con un monte stipendi di 170 milioni di euro ha portato a casa la sua prima Champions e la FA Cup, a dimostrazione che i soldi non sono tutto nella vita, ma nel calcio contano ancora qualcosa...
Se Abramovich è stato il capostipite, cercano di emularlo in Patria anche altri miliardari provenienti da Mosca e dintorni.
Sulejman Kerimov, l’uomo che ha strappato Samuel Eto’o all’Inter concedendo al camerunense lo stipendio choc di 20 milioni netti a stagione, non è riuscito a portare il suo Anzhi Machackala oltre l’ottavo posto nel campionato russo.
Sorte difficile anche per il Terek Groznyj dell’eccentrico Ramzan Kadyrov, solo undicesimo, mentre è andata meglio allo Zenit del potentissimo Alexander Valeryevich Dyukov (azionista e dirigente di Gazprom), vincitore in campionato ma fuori agli ottavi di Champions.

Sceicchi tra gioie e dolori – Sorride lo sceicco degli Emirati Arabi Mansour bin Zayed al-Nahyan, che dopo aver investito oltre un miliardo di euro nel giro di quattro stagioni, ha riportato a Manchester, sponda City, il titolo di Premier inglese dopo 44 anni di assenza.
Non può ritenersi invece pienamente soddisfatto Tamim Bin Hamad Al Thani, erede al trono del Qatar e proprietario del Paris Saint Germain, il quale nonostante un budget da 150 milioni di euro, si è arreso in campionato al sorprendente Montpellier.
A Malaga il qatariota Abdullah Bin Nassar Al Than, dopo aver salvato il club dal fallimento, lo ha portato alla prima qualificazione in Champions della sua storia, mentre il Getafe dell'emiro Sheikh Butti bin Suhail Al-Maktoum ha chiuso all’undicesimo posto una Liga in cui è riuscito anche a battere gli ex marziani del Barcellona.

Anche gli americani piangono – Gli unici rimasti a secco in questo 2012 sono gli americani. Partendo dalla Roma di Thomas DiBenedetto, che ha visto tramontare miseramente il progetto Luis Enrique, passando per il Manchester United dei contestati fratelli Glazer, con gli uomini di Alex Ferguson beffati dai cugini del City in Premier ed eliminati al primo turno in Champions. Meglio non è andata al Liverpool di Tom Werner (vittoria in Coppa di Lega, ma ottava piazza in campionato), mentre l’Arsenal del magnate Stan Kroenke ha strappato sì la qualificazione in Champions ma non è mai stato protagonista. Come si dice fallimento in americano?

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