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31 maggio 2012

"Io Pietruzzo, quel picciotto del '68 campione d'Europa"

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Pietro Anastasi segnò la seconda rete nel 2-0 contro la Jugoslavia nella finale degli Europei del '68 a Roma

L'INTERVISTA. Pietro Anastasi fu uno degli eroi di quegli Europei, la sua rete, qualche minuto dopo quella di Riva, sigillò la vittoria italiana sulla Jugoslavia nella finale-bis. "A mio modo, da giovanissimo emigrante, fui un rivoluzionario anch'io"

di Alfredo Corallo

"Picciotto, guarda che oggi tocca a te". Se non ci premurassimo di riferire che lo disse Ferruccio Valcareggi qualche maliziosetto si sentirebbe autorizzato a volare troppo in là con la fantasia. Ma Zio Uccio si rivolse propriò così a Pietro Anastasi, nel suo singolare accento misto di triestino e fiorentino, avvertendolo, con aria paterna - però, come cambia un'espressione dalla cadenza - che un paio d'ore più tardi avrebbe esordito nella sua Nazionale. Già: Sandro Mazzola in  tribuna e maglia numero 9 a un ventenne, debuttante - nella finale di un Europeo poi - e per giunta in casa.

Lui, "Petruzzeddu" da Catania, che appena un anno prima giocava in B, strappato dalle radici al caldo mare del vulcano e trapiantato a Varese, nell'industria della nebbia. E dire che il terun li aveva subito conquistati, trascinandoli in serie A e diventando in breve tempo un salasso per Inter, Milan, Roma e Juventus. Che la tripletta nel fenomenale 5-0 ai bianconeri costerà agli Agnelli la mirabolante cifra di 650 milioni di lire (e una fornitura di motori per frigoriferi, il presidente dei varesini era il boss della Ignis Giovanni Borghi). L'Avvocato non si pentirà di averlo soffiato all'Inter di Ivanoe Fraizzoli, ripagato di gol (129 in sei anni) e 3 scudetti.

Anche Valcareggi non dovette lamentarsi più di tanto, vero Anastasi?
"Eppure l'esordio non andò benissimo. La squadrà giocò male, fummo fortunati a trovare quel pareggio ormai insperato con Domenghini, gli jugoslavi gettarono all'aria una grande occasione. Sì, poi nel replay non ci fu storia" (se una finale terminava in parità dopo i supplementari si ripeteva la partita, non c'erano ancora i rigori. Come non esistevano le sostituzioni, ndr)    

Diciamo che la fortuna girò spesso dalla vostra parte in quei giorni lì. Nella semifinale con la Russia la monetina sorrise a Facchetti... (se non era una finale, sempre nel caso di un pareggio nei 120 minuti, decideva la sorte, ndr)
"Premetto che io ero in tribuna... Da quello che capimmo però Giacinto fu più svelto a interpretare a nostro vantaggio l'equivoco linguistico che si era creato con l'arbitro nel testa o croce. C'erano un russo, un tedesco e un italiano..."  

Siamo al 10 giugno: gol lampo di Gigi Riva, semirovesciata fulminea di Anastasi e Italia in delirio.
"Se ci ripenso non so veramente come ho fatto, forse mi ha guidato l'incoscienza. E' stato un sogno, l'Olimpico era una palla di fuoco, illuminato di fiaccole, candele, accendini, la gente pazza di gioia. L'attimo di tregua in un periodo di alta tensione sociale" 

Persino Valcareggi si adeguò al rinnovamento in atto: cambiò mezza squadra tra una finale e l'altra. Lei e il '68, invece?
Mah... Nel mio piccolo penso di essere stato un rivoluzionario anch'io. Sono partito dalla Sicilia che ero un ragazzino, solo, al nord... Ma sono stato orgoglioso di regalare qualche domenica felice agli operai, ai meridionali emarginati, in me trovavano una sorta di consolazione, un piccolo riscatto. Se segnavo, e la Juve vinceva, non potevano sfotterli in fabbrica"

A proposito di Juventus, Conte e Bonucci indagati, Buffon al centro di un caso mediatico, insomma la Nazionale in partenza per la Polonia in piena bufera calcioscommesse. Inciderà sull'Europeo?
"Considero Conte una persona pulita e in ogni caso non confonderei lo scudetto di quest'anno con eventuali, precedenti situazioni. I Mondiali del 1982 e del 2006 hanno dimostrato che scandali e polemiche aiutano, paradossalmente, a compattare il gruppo. E se fosse così anche stavolta?"

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