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12 giugno 2012

Gay nello Sport? E' giunta l'ora di dire: chissenefrega

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Omosessualità, tabù mai infranto. E’ bastato che ne parlasse Cecchi Paone in un libro con prefazione di Prandelli , e s’è aperta la caccia al nome. Noi vorremmo solo sapere se un campione è bravo e onesto. Non dividere l'umanità secondo i gusti sessuali

La prouderie è tutta nel raccontarlo, ma è un prurito datato, culturalmente arretrato. Come il riso forzato di Cassano mentre pronunciava una parola che per lui ha il suono del proibito, o come i sorrisini di chi era ad ascoltarlo nella sala conferenze del ritiro azzurro a Cracovia.

Gli omosessuali e lo sport, uno dei tabù mai infranti, da sempre. E’ bastato che ne parlasse Cecchi Paone in un libro con prefazione di Prandelli, e da allora s’è aperta la caccia al nome: un nazionale, un calciatore di C, un ex campione.
Ma perché non anche un chissenefrega? Possibile che nell’anno 2012, si debba ancora dividere l’umanità secondo le preferenze sessuali?

Forse la vita privata ha condizionato la straordinaria carriera olimpica con i 4 ori di Greg Louganis? La Navratilova - 18 titoli conquistati nei tornei del Grande Slam - è stata grande, grandissima senza che la definizione necessiti di particolari assolutamente personali.

Sapere se un calciatore, un tennista, un nuotatore, un rugbista è bravo o no è l’unica verità che interessa. Sapere che sia onesto, pulito, incapace di segnare un autogol su commissione o di avvicinare un compagno per la proposta davvero indecente di una combine, ecco che cosa vorremmo sapere. Tutto il resto è gossip, anzi è noia.  

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