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15 giugno 2012

Davide o Golia: ecco chi è il vero nemico dell'Italia

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La nazionale di Prandelli al lavoro sul campo di Poznan (Foto Getty)

La nazionale azzurra dà il meglio di sé con le grandi squadre e soffre con le piccole: è il tormentone riproposto ad ogni grande evento. Ma la storia, almeno quella del torneo continentale , dimostra il contrario

di Alfredo Alberico

L'Italia che dà il meglio di sé con le grandi, l'Italia che va in apnea con le piccole: non c'è stato Europeo o Mondiale, qualificazioni comprese, in cui non si è detto o letto da più parti che questo è l'altalenante e ineluttabile destino della nostra nazionale. Quasi si voglia sostenere a tutti i costi che l'azzurro è affetto da una specie di latente sindrome. Una sindrome da Italcalcio, appunto, che esplode quando dall'altra parte del campo c'è un avversario (sulla carta) meno quotato. Una diagnosi del tutto sbagliata, almeno per quel riguarda le precedenti tredici edizioni del torneo continentale. Sarà l'Irlanda del Trap, lunedì prossimo, a confermarla oppure a smentirla.

1964
- La storia della selezione azzurra agli Europei comincia male, tra le polemiche: nel '60 la Federazione rifiuta di partecipare (come Inghilterra, Scozia e Germania Ovest). La stampa non perdona una scelta per alcuni dettata dalla scarsa qualità dei giocatori. Vince l'URSS, che quattro anni dopo elimina l'Italia bi-campione del mondo agli ottavi (2-0/ 1-1). La prima euro-batosta, dunque, arriva per mano di un avversario tutt'altro che scarso, difeso tra i pali dal mitico Lev Jascin (URSS sconfitta in finale dalla Spagna).

1968 – Prima edizione organizzata nel nostro Paese e vinta proprio dagli azzurri di Valcareggi, ct al tempo considerato una specie di Messia per il pallone nostrano. La spuntiamo nella doppia finale (imposta dall'1-1 dei primi 90') contro la Jugoslavia (2-0). Pochi muscoli, ma la nazionale del tecnico Mitic nel corso del torneo sfoggia tecnica, brillantezza e lucidità sotto porta. Dzaijc, tra tutti, rivela un immenso talento. Pure la sorte fa la sua parte nel '68: agli azzurri sorride il sorteggio vinto dopo lo 0-0 in semifinale contro l'URSS.

1972
- Usciamo ai quarti dopo aver ottenuto la qualificazione in un girone (Gruppo 6) piuttosto rognoso (Austria, Svezie e l'innocua Irlanda). Chi ci manda fuori è lo scorbutico Belgio di Goethals. A fare la differenza sono Van Himst, autentico fuoriclasse, e la crisi atletica della squadra di Valcareggi.

1976
- Il vento dell'Est spira con forza: titolo alla Cecoslovacchia. In panchina l'Italia ha Bernardini (supervisore) e Bearzot (allenatore). Una rivoluzione che parte dallo 0-0 racimolato contro i dilettanti della Finlandia. Sarà determinante una volta sommato a quello contro la Polonia. La vittoria per 1-0 contro la già qualificata Olanda non servirà agli azzurri. E' il primo Europeo in cui il cammino dell'Italia viene frenato da una "piccola".

1980
- Trionfa la Germania (Ovest), l'Italia di Bearzot chiude al quarto posto nella seconda edizione organizzata in casa propria. Il regolamento prevede due gironi: chi ottiene il primo posto si gioca la finalissima. Dopo un pari con la Spagna all'esordio, proprio come ad Euro 2012, gli azzurri battono l'Inghilterra (1-1). Ma è un altro pareggio, lo 0-0 contro un buon Belgio, a lasciare l'Italia al secondo posto (8-9 ai rigori per la Cecoslovacchia).  

1984 - Il settimo Europeo della storia, quello che la Francia gioca e vince in patria, è un vero disastro per l'Italia campione del mondo in carica. Azzurri subito fuori nel Gruppo 5. Ci mettono in difficoltà tutti, anche la Romania e la Cecoslovacchia. Quest'ultima solo un lontano ricordo della squadra vincitrice otto anni prima. Il pareggio (1-1) con Cipro, poi, è lo specchio fedele di un'Italia traballante. Per la seconda volta non sono le grandi nazionali a ferire l'orgoglio italiano.

1988 - Nel Gruppo A facciamo cose egregie: pareggiamo la prima partita con la Germania (1-1), superiamo Spagna e Danimarca. Non male se si considera che il ct Vicini costruisce una squadra prendendo molto dai giovani dell'Under 21. In semifinale veniamo battuti dall'URSS (2-0) -mica una squadra materasso- seconda classificata alle spalle dell'Olanda.

1992 - Forse il peggior girone di qualificazione mai affrontato dagli azzurri. E non tanto per gli avversari: Ungheria, Urss, Norvegia e Cipro (alla vigilia temuta oltremodo). Con gli scandinavi sbagliamo tutto, il pari con l'URSS (poi divenuta CSI) ci taglia fuori e spiana la strada all'avvicendamento in panchina tra Vicini e Sacchi. Coppa alla Danimarca, chiamata in extremis dopo l'esclusione della Jugoslavia.

1996
- In Inghilterra, durante la fase finale, è la sconfitta (2-1) contro la Repubblica Ceca a determinare nel Gruppo C la battuta d'arresto della squadra di Sacchi. In teoria un avversario abbordabile, di fatto la Repubblica Ceca sarà la rivelazione di Euro '96. Solo la Germania riuscirà a frenare l'entusiamo di Nedved e compagni nell'ultimo atto a Wembley (2-1).

2000 - Quello giocato tra Belgio e Paesi Bassi è un Europeo in cui l'Italia vince, non senza difficoltà, un girone piuttosto agevole contro Belgio, Svezia e Turchia. Contro il pronostico di molti, la nazionale azzurra del ct Zoff arriva in finale contro la Francia: a condannarci è il golden gol di Trezeguet (103'). 

2004 - In Portogallo la sorpresona Grecia batte i padroni di casa e alza al cielo il trofeo per la prima volta. Deludono tutte le grandi, compresa l'Italia di Trapattoni. Con Danimarca e Svezia finisce in parità (0-0 / 1-1), mentre la vittoria con la Bulgaria (2-1) non basta a superare il turno nel Gruppo C. A tagliarci fuori è un altro pari, un presunto "biscotto" tra Svezia e Danimarca (2-2).

2008 - Europeo austro-svizzero da dimenticare per l'Italia. Si parte con un pesante ko (3-0) contro l'Olanda nel Gruppo C. Il pari con la Romania (1-1) e il successo con la Francia ci permettono di avanzare fino ai quarti, mentre i rigori sbagliati da De Rossi e Di Natale lanciano la Spagna verso il titolo.

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