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20 giugno 2012

Samaras, Merkel e il rigore tedesco che ai greci non va giù

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La Grecia e il rigore: un rapporto difficile. L'Europeo di Karagounis e compagni è iniziato con un penalty fallito, contro la Polonia: l'unico assegnato finora in tutto il torneo

Secondo i pronostici, la Germania si appresta a fare un sol boccone di una Grecia mai così poco “Magna”. I tedeschi possono contare anche su una tradizione favorevole dal dischetto. Mentre Karagounis ha fallito l'unico penalty assegnato finora all'Europeo

di Vanni Spinella

Poi ci si chiede come mai ai greci non piaccia il rigore. O perché, per i tedeschi, sia tanto importante. Dalla Merkel in giù ne hanno fatto tutti uno stile di vita, e adesso pretendono che facciano lo stesso anche nella terra di Samaras. Ma sia Antonis, il conservatore, che Georgios, l’attaccante, non ne possono più di sentir parlare di rigore. Specialmente dopo quello sbagliato da Karagounis.

Il (poco) rigore dei greci
I greci fanno il loro esordio in una competizione internazionale all’Europeo del 1980.
Prima di allora, mai una qualificazione. Giocano la prima partita contro l’Olanda, perdono 1-0. Gol di Kist, su rigore. Iniziamo bene, pensano i pronipoti di Achille e compagnia bella.
Che, in effetti, con i rigori non avranno un ottimo rapporto anche nelle successive edizioni di Mondiali ed Europei. Nel 1994, ad esempio, la Grecia è alla sua prima partecipazione Mondiale e torna dagli Usa con le ossa a pezzi. Zero gol fatti e una carrettata di reti subite: addirittura 10, di cui ben 3 su rigore (un record: di cui c’è poco da vantarsi, ma sempre record è). Tragedia. Ma a tutto c’è rimedio.

La generazione che 10 anni dopo prende parte a un torneo internazionale è quella dei “kalòs kai agathòs”: belli, buoni, ma soprattutto molto, molto fortunati. Tanto da trionfare inaspettatamente ad Euro 2004, l’Europeo più incredibile della storia. La Grecia gioca la partita d’esordio contro i padroni di casa del Portogallo (poi ritrovati, e ribattuti, in finale) e vince 2-1 con un rigore realizzato da Basinas. Scena che si è ripetuta in questo Europeo: esordio greco contro i padroni di casa (stavolta la Polonia), ancora un rigore a favore, decisivo (curiosamente, l’unico assegnato fino ad ora in tutto l’Europeo).
Cambia solo il finale della storia: 8 anni dopo, il piè poco veloce di Karagounis sbaglia, e ai greci il rigore non va proprio giù. Non solo quello che si calcia da 11 metri.

Perché ai tedeschi piace il rigore
Finale Mondiale 1974: l’Olanda di Cruijff batte il calcio d’inizio e inizia a far girare il pallone per un minuto buono, con una rete di passaggi che oggi chiameremmo tiki-taka. All’improvviso, un lampo: Cruijff accelera, entra in area e viene steso, è rigore. Morale: al 2’ i tedeschi sono già in svantaggio (dal dischetto segna Neeskens) e non hanno ancora toccato il pallone. La loro storia, però – tu guarda le “sliding doors” del calcio – viene scritta in maniera diversa rispetto alla leggenda greca, nonostante le premesse (un rigore olandese) siano le stesse. Prima Breitner (su rigore: chi di rigore ferisce…) e poi Muller ribaltano fato e risultato e si portano a casa la Coppa.

Due anni dopo (Euro 1976) una piccola defaillance in finale, con il cucchiaio di Panenka che va di traverso alla Germania e il titolo alla Cecoslovacchia, ma poi si riprende subito con la tradizione favorevole. Una sfilza di rigori “a favore” impressionante, con i tedeschi che si confermano popolo freddo e razionale, quando serve.

La Francia di Platini, nel 1982, eliminata in semifinale ai rigori (sbaglia Bossis) dopo una vera e propria battaglia; Cabrini che calcia a lato in finale; il Messico fatto fuori ai quarti nel 1986, sempre dal dischetto; la finale Mondiale 1990 contro l’Argentina di Maradona e del “tapapenales” (il pararigori) Goycochea decisa dal destro di Brehme, dagli 11 metri. E ancora: all’Europeo del 1996 Kopke che ipnotizza Zola e fa fuori l’Italia di Sacchi nel girone, poi l’Inghilterra padrona di casa eliminata a un passo dalla finale “per colpa” di Southgate e del suo destro sciagurato. I sei rigoristi tedeschi, per la cronaca, fecero tutti il loro dovere, infallibili.

Ultima vittima del rigore tedesco, l’Argentina del 2006, eliminata ai quarti dalle parate di Lehmann, che si era nascosto nei calzettoni i bigliettini con le indicazioni per parare i tiri di Ayala e Cambiasso, dopo una notte davanti al videoregistratore per studiarne le abitudini dal dischetto.

Fredda, cinica, implacabile: l’Ale-magna che si appresta ad asfaltare una Grecia mai così poco “Magna” arriva ai quarti dopo 3 vittorie convincenti costruite su una base ancor più solida. Per arrivare all’Europeo, infatti, la squadra di Löw ha vinto 10 gare su 10 nel suo girone di qualificazione. Gol a raffica (ben 34, media di oltre 3 a partita!), Klose a quota 9, Gomez a 6. Bene: su 34 gol, solo uno segnato su rigore. Da Schweinsteiger. Sì, proprio quello che si è sciolto in finale di Champions, appena un mese fa. Sarà un segno? Lasciamo che sia l’oracolo greco, a dirlo.

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