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02 luglio 2012

Italia, grazie lo stesso. Ma almeno non ricominciamo da zero

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Mario Monti sorridente stringe la mano a un delusissimo Mario Balotelli

Alla nazionale dobbiamo delle scuse: per averla sottovalutata, per non aver creduto che Prandelli stesse allestendo una squadra. In tribuna c’era l’italiano che sta vincendo la partita del rigore, in campo quelli che hanno mostrato di saper vincere

Troppo facile adesso dire solo: grazie lo stesso. A questa nazionale innanzitutto dobbiamo tutti delle scuse: per averla sottovalutata, per non aver creduto che Prandelli davvero stesse allestendo una squadra e non una selezione.

A Balotelli dobbiamo riconoscere tutto il talento che sapevamo possedesse, ma anche la capacità di sfruttarlo finalmente senza eccessi in una manifestazione così intensa. A Pirlo dobbiamo il piacere di aver mostrato il petto e di aver spazzato via parole come catenaccio e contropiede, internazionalmente sinonimi di poco spettacolo. E a Buffon dobbiamo riconoscere un equilibrio che avevano provato a sconvolgere.

Da loro abbiamo imparato che si può tornare a divertirsi, che si può tornare a costruire senza subire. Sono stati i simboli di quest’Italia e un po’ anche i simboli d’Italia, che nell’ultimo mese ha vissuto come sistema Paese il periodo più nero da quando siamo entrati nell’età dell’Euro.

In tribuna c’era l’italiano che sta vincendo la partita del rigore, in campo gli italiani che hanno mostrato di saper vincere e basta. Un po’ di gratitudine, al di là della retorica, Monti la deve a Prandelli, anche se non è riuscito a restituirgliela come porta fortuna. Peccato per  l’ultimo atto, per la storia che non si chiude con il lieto fine, per quel risultato – 4-0 – che tra trent’anni racconterà di una finale mai giocata. Comunque, grazie lo stesso Italia. E tante scuse: per una volta non ricominceremo da zero.

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