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19 luglio 2012

Psg, alla corte di Re Carlo adesso si parla italiano

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Carlo Ancelotti (foto getty)

Negli ultimi dodici mesi la coppia Leonardo-Ancelotti ha fatto la spesa in Serie A. Il risultato? Un dream team internazionale in grado di comunicare nella stessa lingua: nove degli undici titolari hanno giocato in Italia per più di un anno

di Valerio Spinella

Leonardo è un genio, lo conosciamo e la cosa non ci stupisce. Lui può permettersi di rispondere alle domande dei giornalisti di tutto il mondo alternando un perfetto francese a un italiano impeccabile, passando poi dall'inglese (scontato) alla sua lingua madre, il portoghese. Ma che cosa succederebbe se anche i giocatori in campo, in piena trance agonistica, dovessero rivolgersi l'uno verso l'altro tenendo conto della rispettiva nazionalità? Al Psg sarebbe un disastro. La soluzione? No, lasciamo perdere l'esperanto. Il "dream team" costruito con i fondi Qatar Investment parlerà la lingua del suo allenatore, Carlo Ancelotti.

L'importanza di capirsi al volo, in partita e in allenamento, è un fattore decisivo. Eppure al giorno d'oggi è sempre piu difficile trovare rose "pure", senza scomodare le formazioni basche. Lo stesso Psg, infatti, è di per sé una Torre di Babele: tolti i "nostri" Sirigu e Verratti, l'undici titolare che terrorizza l'Europa è composto da quattro brasiliani (di cui uno, Thiago Motta, naturalizzato italiano), due argentini, un francese, uno svedese e un maliano. I francesi diventano due nel caso in cui Menez dovesse togliere il posto a Verratti, ma a noi piace pensare che Carletto resterà fedele al suo rombo con l'ex regista di Zeman rilanciato "alla Pirlo".

Ma se le nazionalità in campo sono sei, perché proprio l'italiano come lingua ufficiale? Non si tratta di un'imposizione di "Re Carlo", ma del semplice fatto che nove giocatori su undici (che diventano 10 su 12, ripescando la variabile Menez) hanno accumulato una certa esperienza in Serie A. Le due eccezioni sono rappresentate dal terzino destro, il francese Jallet, e dal centrale brasiliano Alex. Quest'ultimo, in una difesa completata dai connazionali Thiago Silva e Maxwell, trova due compagni con cui comunicare in portoghese. Dalla difesa in su, però, la lingua ufficiale diventa a tutti gli effetti l'italiano, quindi dovrà adeguarsi anche lui: troviamo infatti il pescarese Verratti, l'ex bianconero Sissoko (tre anni e mezzo in Serie A), Thiago Motta (reduce dall'europeo con la maglia azzurra), e Javier Pastore (due stagioni a Palermo). Stesso discorso per il pacchetto offensivo: Ibra e Lavezzi - così come Menez - condividono una conoscenza più che sufficiente dell'idioma di Dante. Poi è chiaro, se ci aspettiamo endecasillabi sciolti da Zlatan e dal Pocho siamo degli illusi, ma una cosa è certa: con loro in campo regnerà la poesia.

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