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10 ottobre 2012

Un Fabbro in Algeria, al Jsk per costruire vittorie

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VITA DA EMIGRANTE. Un passato nelle giovanili di Lazio e Ascoli, già trionfatore in Algeria sulla panchina del Mouloudia, Enrico Fabbro è tornato in Nordafrica per continuare a vincere con la Jeunesse Sportive de Kabylie, club più titolato del Paese

di Augusto De Bartolo

Da Roma a Tizi Ouzou ci si può arrivare anche in macchina. Trenta ore passando per la Sicilia e Tunisi, dopo essersi imbarcati da Trapani. L'Algeria dista circa duemila chilometri, quelli percorsi da Enrico Fabbro, professione mister, un passato nelle giovanili di Lodigiani, Cisco Roma, Lazio e Ascoli. Da grande, il 53enne allenatore ha deciso di ripetere la già fortunata parentesi targata Mouloudia (2006-08) condita dalla vittoria nella coppa d'Algeria e nella Supercoppa. Troppo complicato trovare una panchina in Italia, dunque la nuova discesa al sud, o meglio in Nordafrica dove la Jeunesse Sportive de Kabylie ha deciso di puntare sulla sua esperienza per continuare a vincere.

Mister Fabbro ci spiega perché dopo anni trascorsi nei settori giovanili di un certo spessore (Lazio e Ascoli)  e dopo aver vinto all'estero non allena un club italiano?
"Perché non sono mai entrato nel circuito giusto. In Italia ci sono un po' di remore ad affidare certe panchine a chi non è stato un calciatore di grido in passato. Le offerte che ho ricevuto, in Lega Pro, non garantivano certezze, e non dal punto di vista economica, ma tecnico".

Seconda esperienza in Algeria, prima la Coppa e la Supercoppa con il Mouloudia di Algeri, ora sulla panchina della Jeunesse Sportive de Kabylie, perché il ritorno?
"Perché alleno una delle squadre più titolate del Paese e poi perché le squadre importanti, anche se in campionati meno conosciuti, sono molto più organizzate di quello che si pensa. C'è stata questa possibilità e sono tornato di corsa"

Come sta andando?
"Il nostro obiettivo è quello di vincere il campionato ma l'inizio non è stato brillantissimo, un pareggio e una sconfitta hanno pesato molto".

Dunque le pressioni esistono anche lì. Proprio per l'avvio stentato alcuni giornali hanno ipotizzato un suo esonero e invece…
"E invece sono ancora qui, ho vinto fuori casa ed è tornata la fiducia. In Algeria sei costretto sempre a vincere quando giochi nel tuo stadio, loro la pensano così, se pareggi sei sempre in bilico. Le pressioni ci sono, il calcio è seguitissimo, la partita è l'evento della settimana".

Lei è uno degli allenatori più multimediali, un sito ben curato, una pagina Facebook sempre aggiornata. E’ una cosa che aiuta?
"Ai giorni nostri la comunicazione è diventata fondamentale. Ma io non ho creato un mio sito per manie di grandezza, anzi proprio perché non sono conosciuto è un modo per dire al mondo che io esisto. E mi scrivono anche in tanti che vogliono capire e informarsi sul calcio di questo Paese. Poi Facebook è per i miei amici, è lì che li incontro tutti i giorni. Mi contattano anche tanti algerini che sono all'estero e che tifano per la mia squadra".

In questa settimana l'Italia sarà impegnata in gare di qualificazione per i Mondiali. Da tifoso e da allenatore come giudica la nazionale di Prandelli?
"E' una squadra sperimentale. Prandelli è stato costretto a fare determinate scelte e ad affidarsi ai giovani, è un percorso coraggioso ma giusto perché non ci sono molte alternative. Si può andare incontro a qualche partita deludente, ma si cresce anche così".

C’è un giovane del campionato italiano a cui darebbe particolare fiducia in nazionale?
"Destro, senza dubbio. L'ho incontrato quando allenavo i giovani della Lazio e credo che lui abbia un talento immenso. Gioca in una città difficile, e lo dico con cognizione di causa, come Roma. Lì prima ti coccolano e poi ti stritolano, lui deve pensare solo al campo e diventerà un campione".

Essendo esperto di tattica, Juve e Napoli a parte, delle squadre che hanno cambiato tecnico quale l’ha impressionata di più?
"La Lazio. Nessuno conosceva Vlado Petkovic, Lotito ha pescato bene. Ha dato grande equilibrio alla squadra. La Lazio concede poco ed è cinica, al momento mi sembra quella che abbia un certo tipo di continuità e di identità di gioco".

Ci consigli un giocatore della sua squadra o del campionato algerino che meriterebbe una chance nella nostra serie A.
"Said Belkacem, un difensore centrale, classe '89. E' uno dei pochi nazionali che milita in una squadra del campionato algerino".

E' vero che quando vince parla bene in francese mentre quando perde fa fatica a comprenderlo?
"(Ride ndr), si è vero. Nelle interviste dopo una vittoria sembro un madrelingua, in quelle dopo una sconfitta vado in grossa difficoltà. E' che non mi vengono proprio le parole".

Quando tornerà ad allenare in Italia?
"Quando un presidente sarà disposto a darmi una panchina".

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